CONTRO LA MODERNITÀ: LA STORIA COME ORGANISMO VIVENTE

Riceviamo e volentieri ripubblichiamo la recensione apparsa sul sito del Giornale

Approcciarsi ad un’opera di elevato livello come quella di Emanuele Franz richiede un gesto di coraggio e umiltà. Il coraggio di trascendere i limiti del sapere convenzionale e l’umiltà che si prova di fronte ad un pensatore di eccezionale spessore.

L’ultimo libro del filosofo intitolato La Storia come organismo vivente, edito da Audax Editrice, è una raccolta di saggi avvincente, enigmatica e sublime. Franz, esperto di cultura e filosofia greca, ci pone in questo suo capolavoro di fronte all’Archè, alle origini dei saperi convenzionali, per svelarne la temporalità e dunque l’opinabilità, la storicità e la caducità, e, con vena provocatoria e audace, ci indica delle vie di uscita culturali e socio-politiche in grado di dipanare la matassa dei paradossi della contemporaneità.

La Storia, il suo mistero e la sua suprema intelligenza sono infatti al centro dell’indagine dell’autore. La Storia e il Soggetto moderno, l’ego del cogito, che, sotto la penna di Franz si vede svuotato della sua originale libertà di scelta. “Cogito ergo sum”, esisto in quanto penso, ci insegna Cartesio; ma se questo Io pensante fosse a sua volta pensato da una entità metafisica sovra-individuale in grado di determinarne le scelte e la volontà? È appunto a una simile entità metafisica, viva, pulsante e pensante che Franz dà il nome di “Storia”. Una Storia che agisce e vive come un organismo, una Storia dotata di organi, che si esprime attraverso gli esseri viventi, in modo diverso a seconda delle Epoche che essa attraversa ciclicamente. La Storia come succedersi a spirale di sette Epoche, in un eterno ritorno mancato che pone in questione il soggetto umano epocale che, dalla carne viva della Storia trae la linfa del suo pensiero.

Da ciò vediamo, scorrendo le pagine di questo meraviglioso libro, che l’autore passa ad una decostruzione di valori e principi a cui il cittadino medio è abituato a conferire eternità e a-storicità. Il senso del Principio Maschile e di quello Femminile, la relazione con il cibo e l’ambiente, il valore dell’arte, la percezione spaziale, il ruolo del sacro, vengono così indagati e catturati nella loro storicità, nella loro epocalità, come frutti di un pensiero sovrano, quello della Storia come organismo vivente, che muta continuamente e si esprime in base ai valori e ai principi propri di ogni singola Epoca.

Qui il filosofo attacca molti dei cardini della cultura dominante oggi come il veganesimo, la parità di genere, i diritti degli omosessuali, la teoria gender, la famiglia, la sessualità, il femminismo et cetera.

Le tesi mosse in questo studio si muovono quindi in netto contrasto con la cultura dominante ed anzi il suo pensiero volge all’indietro, e si china alla Tradizione, che tristemente oggi si sta sgretolando. Quella in cui ci troviamo oggi è quella che Franz chiama “l’età del sogno” e rappresenta il declino e l’estinzione dell’uomo, della sua individualità, e del suo centro volitivo.

L’individuo stesso e la sua interiorità stanno procedendo alla disintegrazione.

L’attentato all’identità dell’uomo tipica di questa epoca, come il crollo della famiglia, la multietnicità, il crollo dell’identità sessuale e degli istinti corporei, vanno letti su una più alta prospettiva, come un momento in cui questa storia vivente è addormentata, sopita, stordita, forse anche incosciente. Ma quello che il filosofo qui sostiene a gran voce è che il risveglio deve essere inevitabile e che occorrono azioni politiche perché l’uomo si riappropri della sua individualità, per sfociare, finalmente, nella ultima età della storia, che chiama età della Sapienza.

Vista l’originalità della teoria non sono mancati fin da subito interessamenti da parte di studiosi italiani ed esteri a partire dall’emerito professore del MIT di Boston Noam Chomsky che la definisce “Una teoria molto ambiziosa”; lo storico Alessandro Barbero si complimenta per la profondità delle riflessioni, Marcello Veneziani si dice compiaciuto di questo lavoro e persino Massimo Cacciari ha fatto avere una missiva per complimentarsi del coraggio dell’impresa.

Si sono inoltre interessati con entusiasmo al libro anche Sossio Giametta e il filosofo Emanuele Severino.

Da ilgiornaleoff

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