LA FLAT TAX SPIEGATA A BERLUSCONI

Sembra esserci intesa in generale, ora si definiscano i dettagli

 

Il contribuente è uno che lavora per lo Stato senza essere un impiegato statale [Ronald Reagan]

La flax tax è ormai protagonista del dibattito politico a quaranta giorni dal voto. Questa teoria economica/tributaria è condivisa dai tre leader del centrodestra, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, tanto da inserirla nel programma sottoscritto dai leader della coalizione tra i punti da attuare nei primi mesi di governo. Ancora da decidere, invece, il quantum d’applicazione. Salvini e Meloni optano per l’aliquota secca al 15% accompagnata da misure di detrazione e deduzione delle imposte; Berlusconi, invece, vorrebbe un’aliquota al 23% con l’introduzione di una vasta zona di non tassazione per i redditi complessivi lordi fino a 12 mila euro.

Ma cos’è la flat tax?

Si può tradurre come tassa piatta o tassa forfettaria. Si tratta di un sistema fiscale proporzionale basato su un’aliquota fissa. La proposta del centrodestra si riferisce alle imposte sia sul reddito familiare sia sui profitti delle imprese. La prima esperienza d’applicazione della flat tax risale al 1947 ad Hong Kong con l’aliquota al 16%. Il sistema è ancora in essere, a dimostrazione della bontà dello stesso e dei benefici diffusi estesi a tutta la popolazione. Ad oggi applicano la flat molti Paesi dell’ex blocco sovietico (Estonia, Lituania, Lettonia, Russia, Serbia, Ucraina, Slovacchia, Georgia e Romania) con un significativa attrazione d’ investimenti esteri, grazie alla bassa imposizione e alla facile comprensione e applicazione del sistema fiscale.

Differenze tra la proposta di Berlusconi e quella di Salvini

Il progetto di Salvini prevede la flat tax al 15%. Per capire bene il disegno del segretario federale della Lega, è possibile leggere il libro Flat Tax: la rivoluzione fiscale in Italia è possibile, di Armando Siri, consulente del leader leghista. “Questo nuovo sistema fiscale – scrive Siri – non si compone semplicemente dell’aliquota, ma anche di tutto un sistema di deduzioni e di applicazioni tali da rendere la flat tax costituzionale, equa e conveniente per tutti i contribuenti, a partire dai ceti meno abbienti. Perché – si interroga Siri – un’aliquota maggiore del 15% non sarebbe in grado di generare quello shock fiscale capace di far ripartire i consumi interni, la produzione e il lavoro? Per capirlo dobbiamo partire innanzitutto da alcuni dati dei contribuenti italiani (dati MEF, dichiarazioni 2016 anno di imposta 2015). L’imposta media sulle persone fisiche in Italia, considerando tutti gli scaglioni di reddito, si attesta al 19,64%. In questa percentuale ci sono 18.5 milioni di contribuenti che pagano il 5,70% di tasse, 14 milioni che pagano il 15,15%, 6 milioni che pagano il 22.94% e infine meno di 2 milioni che pagano tra il 30% e il 36%. Queste percentuali sono al netto delle deduzioni e detrazioni previste dall’attuale sistema”. Pertanto solo con un’aliquota bassa ci potrà essere un ritorno di liquidità nelle mani di cittadini ed imprese, che daranno vita ad un circolo economico virtuoso con un’impennata del Pil.

La flat tax al 23% proposta da Berlusconi potrebbe sembrare in prima analisi più conveniente per le tasche dell’italiano medio. Ci sono, però, problemi di progressività, ponendo dei rischi di legittimità costituzionale in relazione all’art. 53 della Carta. La proposta al 23%, infatti, non prevede scaglioni, ma l’innalzamento della no tax area fino a 12 mila euro lordi annui. Questa impostazione, però, “distruggerebbe” la progressività dell’imposta perché forma un solo unico grande scalino a partire dai redditi medi. Non solo, una no tax area per tutti i 40 milioni di contribuenti – senza distinzione di reddito e di carichi famigliari – ridurrebbe la base imponibile fiscale netta di 388 miliardi, portandola da 832 a 444, che tassati al 23% fornirebbero entrate tributarie per 102 miliardi (adesso sono 155) con un detrimento del gettito di 53 miliardi.

Le stesse entrate sono previste anche dal sistema al 15% previsto da Salvini, che prevede però due scaglioni di reddito sui quali applicare una deduzione fissa di 3 mila euro per garantire la progressività dell’imposta con il variare del reddito e dei membri del nucleo familiare:

  • da 0 a 35 mila euro hanno diritto alla deduzione tutti i componenti del nucleo famigliare;
  • da 35 mila a 50 mila euro solo i carichi famigliari;
  • da 50 mila euro di reddito l’aliquota rimane invariata al 15%.

Dal reddito familiare si tolgono quindi le deduzioni di riferimento e si applica l’aliquota del 15% per il calcolo dell’imposta.

“L’altra grande rivoluzione della proposta della Lega – scrive sul suo libro Siri – è la tassazione del reddito famigliare e non del singolo contribuente. Al centro della nostra proposta c’è la famiglia quale nucleo portante della società e le tasse sostenibili da ogni famiglia non possono essere calcolate solo in base al reddito prodotto, ma anche in considerazione della situazione familiare, figli e altri carichi. Sarebbe ingiusto per noi che un single con 40.000 euro di reddito paghi le stesse tasse di un padre di famiglia che percepisce lo stesso reddito, avendo però moglie e 2 figli a carico. Va bene abbassare le tasse, ma con un occhio di riguardo a chi investe sul futuro del nostro Paese”.

 

Categoria Imposta netta (anno 2018) Stipendio netto annuale Mensilità netta (per 13 volte)
Uomo reddito annuo

40 mila lordi (coniuge e due figli a carico sopra i 3 anni)

Euro 8.072,38 Euro 28.251,62  Euro 2.173,20
  Imposta netta (con flat tax 15%)* Stipendio netto annuale Mensilità netta (per 13 volte)
Uomo reddito annuo

40 mila lordi (coniuge e due figli a carico sopra i 3 anni)

Euro 5.806,00 Euro 34.194,00 Euro 2.630,30

 *deduzione calcolata con i coefficienti per calcolo della detrazione di coniuge e figli (maggiore di anni 3) previste per anno 2017.

Andrea Asson

 

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