RIUNIFICAZIONE TEDESCA, UN FALLIMENTO DIMENTICATO

Amo così tanto la germania che preferivo quando ce n'erano due

 Il 9 novembre 1989 cadeva il muro di Berlino. A questo avvenimento sono stati dedicati servizi televisivi, articoli di giornale e commenti tutti improntati da un tono molto positivo.
La descrizione che va per la maggiore è piú o meno questa: la DDR è sull’orlo del default con atto di generosità la Germania Ovest decide di farsene carico, permettendo ai suoi cittadini di far parte – senza grandi costi – della Repubblica Federale e garantendo ad essi un futuro di prosperità e sviluppo. Narrazione che assomiglia a una favoletta a lieto fine.
È andata davvero cosí? Analizzando in misura meno superficiale, si arriva a conclusioni assai diverse.
  1. La RDT era davvero sull’orlo della bancarotta?
    La sua economia organizzata su modello sovietico aveva certamente un deficit di sviluppo rispetto a quella tedesco occidentale per molte ragioni che tuttavia esulano dall’oggetto del presente articolo. Solo per fare un esempio la produttività di lavoro nella Germania Orientale era inferiore rispetto a quella occidentale di circa il 45-55%. Questo non significava che lo Stato rischiasse di non riuscire a onorare i propri debiti e in particolare quelli contratti in valuta estera. La DDR nonostante le sue difficoltà riusciva a esportare quasi il 50% del proprio PIL, segno di una relativa vitalità. Lo spauracchio di una DDR sull’orlo del default fu un utile strumento di propaganda usato da Kohl e i suoi collaboratori per arrivare velocemente a un’unione monetaria. Infatti, il portavoce del cancelliere il 9 febbraio 1990 disse che la RDT sarebbe stata insolvente in pochi giorni, dichiarazione senza alcuna fondatezza. All’originarsi di questa visione distorta sulla situazione economica contribuirono senza dubbio le stesse sfere dirigenziali della RDT, come quando il capo della cosiddetta “pianificazione economica” Shurer presentò un’analisi della situazione debitoria non tenendo conto delle riserve valutarie segrete che la RDT possedeva.
    È vero che Shurer non era al corrente di tale fatto ma questo non diminuisce la gravità del suo errore. Prima di presentare un’analisi cosí importante e dalle rilevanti conseguenze avrebbe dovuto approfondire meglio la questione.
  2. L’ Unione monetaria fu un successo?
    Essa venne introdotta il 1 luglio 1990. I suoi effetti furono devastanti da subito: la disoccupazione crebbe fortemente dai 142.000 disoccupati del luglio 1990 si passa a 1.343.000 del luglio 1992. Questo a causa della rapidità con cui i beni prodotti nella RDT furono messi fuori mercato con l’adozione del marco occidentale. Il Pil crolló del 39 % tra il 1990 e il 1991. Tra i Paesi aderenti al Patto di Varsavia è sicuramente la performance peggiore, le si avvicina solo la Bulgaria, nonostante la Germania Est partisse da una posizione economica migliore. L’export crolló profondamente in 2 anni del 56% naturalmente sia verso l’Europa occidentale ma anche verso l’Europa Orientale. Così eclatante da far diminuire il valore totale delle esportazioni tedesche verso i paesi dell’ Est. Valore che verrà recuperato in un periodo molto lungo ben 6 anni a tutto vantaggio della parte occidentale della Germania. La produzione industriale diminuí del 67 % in 2 anni. L’emigrazione di cittadini da Est a Ovest, dopo un iniziale calo, riprese vigorosamente. Dati davvero impressionanti. Sicuramente uno dei declini più rapidi e devastanti di un’economia in tempo di pace che perdura ai nostri giorni.

Studiare le modalità e le conseguenze della riunificazione tedesca è altresì istruttivo, per due motivi.

  1. Mostra in maniera inequivocabile gli effetti devastanti nell’ adottare una moneta sopravvalutata, che manda fuori competitività immediatamente i prodotti dell’area piú debole.
  2. È un indizio importante che porta a presumere che i negoziatori tedeschi di Maastricht fossero perfettamente consapevoli delle conseguenze dell’adozione di una valuta unica per tutta Europa. Ce lo conferma indirettamente Wolfang Schaeuble nel suo diario: “A Lothar de Maziere (presidente del consiglio della RDT, NdA) era chiaro così come a Tietmayer (Vicepresidente della Bundesbank NdA) e a me che con l’introduzione del marco dell’ovest le imprese della Germania est non sarebbero state in grado di competere“.

Praticamente identiche anche le modalità di acquisizione delle industrie della RDT e di quelle degli altri paesi europei da parte del capitalismo tedesco, ovverosia attraverso l’imposizione larvata di una privatizzazione massiccia e scriteriata del patrimonio pubblico in entrambi i casi (anche se ovviamente variano le dimensioni del fenomeno perché le industrie della RDT erano tutte sotto controllo dello Stato). La differenza fondamentale invece sta nelle tempistiche: il crollo economico della RDT fu velocissimo, quello delle altre economie dell’Eurozona progressivo e differenziato, perché ogni paese ha una forza economica diversa.

Va a Vladimiro Giacchè nel suo “Anschluss” il merito di avere studiato e approfondito gli aspetti della riunificazione trascurati dalla maggioranza di economisti e commentatori.

Luca Griggi

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1 Commento su RIUNIFICAZIONE TEDESCA, UN FALLIMENTO DIMENTICATO

  1. Da leggere “Terroni ‘ndernationals” di Pino Aprile…
    come il Sud (compresa la Sardegna) così la RDT

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