Gino Strada silura la figlia: in ballo i soldi da governi e grandi gruppi industriali

Gino Strada estromette da Emergency la figlia, che voleva che l'organizzazione fosse indipendente da governi e grandi aziende private

Cambio ai vertici di EmergencyCecilia Strada, che ne era presidente dal 2009, è stata sfiduciata dal direttivo della Ong e sostituita da Rossella Miccio, assistente di Gino Strada e fino a ieri occupata nell’ufficio umanitario.

Il cambio al vertice della più famosa organizzazione umanitaria italiana ha rapidamente suscitato interrogativi e polemiche sui social network e non solo, anche perché non è stato spiegato dal brevissimo comunicato che l’Associazione ha mandato ai soci e ai volontari.

La decisione trova le sue ragioni principalmente in due aspetti, il principale dei quali è il grande bivio della linea politica che l’associazione deve tenere: cioè se ritornare all’impostazione originaria più “idealista” (cultura di pace, denuncia degli orrori delle guerre, distanza da qualsiasi governo e istituzione) oppure “normalizzarsi” e fare come la gran parte delle altre Ong, accettando i soldi dei governi e delle grandi imprese, come Eni e Impregilo, che sembrano interessate a utilizzare il logo di Emergency per migliorare la propria reputazione.

Su questo, negli ultimi mesi, la discussione è stata accesa. Con Cecilia Strada e quasi tutti i volontari schierati contro collaborazione con governi e corporation private; e il direttivo – costruito con i nuovi innesti a misura del fondatore e padre di Cecilia, dopo svariate epurazioni – schierato per metà dalla parte della “normalizzazione”.

Le prime avvisaglie pubbliche dello scontro al vertice della Ong si ebbero quando venne annunciata la discesa in campo, alla partita del cuore di Firenze 2014 organizzata da Emergency, del Presidente del Consiglio di allora, Matteo Renzi. Partecipazione poi ritirata proprio a seguito delle polemiche interne. Ma evidentemente il gran rifiuto di Cecilia, che non voleva che fosse data visibilità al capo di un governo che pure la guerra la stava facendo (e proprio in Afghanistan, dove Emergency gestisce tre ospedali), non è stata digerita da diversi dirigenti e forse neppure dal padre-fondatore.

Il secondo aspetto del conflitto interno è su chi erediterà l’associazione quando il suo fondatore Gino Strada, 69 anni, deciderà di lasciare le leve dei comandi.

Attualmente la gestione della associazione è affidata ad un organo esecutivo di otto persone, tra cui gli stessi Gino e Cecilia Strada, che come il consiglio direttivo è stato costruito tra i fedelissimi del fondatore. Secondo alcuni rumors interni, alcuni dirigenti temevano che con il consolidamento di Cecilia alla guida dell’associazione i loro ruoli venissero messi in discussione. Di qui il siluramento della Strada.

Una decisione, in ogni caso, che ha stupito i moltissimi, anche tra gli stessi volontari, che non si erano accorti dello scontro al vertice. Il problema è che tanto Emergency è trasparente nella gestione dei progetti e del bilancio, quanto invece è poco chiara nella gestione della governance. E anche quest’ultima, la governance, è stata oggetto di discussione e di scontro. Con una parte del direttivo e Cecilia Strada da una parte e dall’altra l’esecutivo (che, governando, non voleva essere messo in discussione).

Adesso, probabilmente la palla passerà alla prossima assemblea dei soci. Vedremo se anche lì prevarranno quelli che Teresa Sarti, moglie di Gino e madre di Cecilia, chiamava con amara ironia «i cagnolini da lunotto di Gino».

(da L’Espresso)

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