REMARE CONTROCORRENTE, LOTTARE PER L’UOMO

Una raccolta di “saggi contro la deriva antropologica” del presente

Come descrivere un’iniziativa di così ampi orizzonti quale la pubblicazione di “Controcorrente. Saggi contro la deriva antropologica” (voll. I, II, III , ed. Croce- via, https://pellegrininellaverita.com)? Come dare conto dei suoi contenuti filosofici, etici, scientifici, tutti finalizzati ad affrontare, con un linguaggio accessibile, questioni assolutamente rilevanti per i nostri tempi, come quella della natura umana, della sua sessuazione, della sua inviolabilità e preservazione, dei rischi della sua mercificazione e degradazione?

Io anzitutto sgombrerei il campo da un equivoco: che tutto si giochi sul piano della sociologia (pur da non tralasciare). Infatti, a parere non solo mio, ogni decadenza sociale parte da un atto spirituale che nega primariamente nell’interiorità umana quell’ordine e quei valori che poi vorrà eliminare dal consesso civile. Ogni sovvertimento quindi parte dalla dimensione spirituale e, possiamo dire, alla dimensione spirituale ritorna dopo aver percorso il proprio cammino sociale.  Se dunque l’animo dell’uomo si converte dal buono all’utile, dal giusto al vantaggioso, dall’interiore all’esteriore; se l’orizzonte del singolo perde la grande prospettiva dell’eternità riducendosi a una vita estetica spesa alla ricerca del piacere e della soddisfazione del bisogno effimero e contingente; se accade tutto questo, la società diventerà quell’enorme apparato di amministrazione dell’attività produttiva, dove trionferà la forma merce in tutti i campi della vita e della quotidianità perché il problema sarà ovunque il medesimo: fornire servizi, suscitare e poi placare desideri, riempire l’esistenza di cose e di diritti alle cose, promuovere l’universale godimento e, di conseguenza, irreggimentare gli stili alternativi come devianti e/o dannosi.

Ma ciò avrà certamente un’ulteriore ricaduta antropologica. La società dei consumi vuole, infatti, l’ultimo uomo, vuole che l’uomo stesso divenga un prodotto, vuole l’uniforme potenziamento dell’umano in vista dell’indefinita espansione delle logiche di mercato. C’è il forte bisogno di uomini a una dimensione nella società del mercato universale e dell’universale disponibilità di merci. La deriva antropologica dei nostri tempi è proprio determinata da questo processo e si manifesta in tutti i settori dell’esistenza e in tutti i suoi tempi: all’inizio, nel corso del suo svolgimento, alla fine. Ecco che allora si spiegano i fenomeni della manipolazione genetica ed embrionale, oppure quelli della produzione dell’uomo come oggetto di desiderio con le varie maternità surrogate e gli uteri in affitto. Ecco che si comprende la pianificazione familiare che uccide con le pratiche abortive, non importa se precoci o tardive, il bambino nel grembo materno, seguendo sempre la medesima mentalità per la quale l’essere umano è funzione di una supposta qualità della vita di un altro essere umano, laddove la qualità della vita si riduce al crasso eudemonismo della comodità e dell’interesse individuale. L’inizio della vita appare ormai pienamente inquadrato in una dinamica industriale e quanti vi si oppongono sono via via criminalizzati dall’apparato legislativo, come accade in Francia, paese in cui chi cerca di convincere una donna  a non abortire finisce in galera.

La vita adulta, dopo aver introiettato i comportamenti conformi alle esigenze della megamacchina sociale attraverso una pedagogia della competenza acritica e del problem solving universale, è pure irretita nell’orizzonte panestetico della sessualità senza regole e del comfort a tutti i costi, anche nelle forme spiritualizzate del benessere, della serenità e della salute psicofisica. A questi criteri vengono anche sottomesse le tradizionali istanze sociali di senso ossia le varie concezioni filosofiche, psicologiche, politiche e religiose. Ciò avviene trasformando le istituzioni che le veicolano in altrettante aziende al servizio dell’incremento del PIL o dei vari indici di felicità sociale e decretando la loro funzione ancillare rispetto a questi ultimi.

Infine anche la conclusione della vita viene sottoposta all’apparato dell’efficienza e dell’utile. Quando la vita non è più godibile, vivere è inutile perché si esce dalla circolarità del bisogno e dell’appagamento, dunque continuare non ha più senso. Pertanto appare del tutto legittimo determinare e decidere la fine della vicenda terrena di ognuno nelle diverse forme dei servizi eutanasici forniti dalla società stessa.  Tali servizi sono estesi anche a minori e a disabili, che rappresentano quasi esclusivamente un peso per i loro congiunti e per la società intera e che dunque vanno soppressi.

Uno sguardo alla cronaca e al dibattito pubblico su questi temi consente di verificare quanto tali fenomeni siano diffusi e quanto la mentalità che li anima cerchi di radicarsi nelle coscienze.  Da ciò emerge la sensazione che sia in atto quell’attacco all’uomo che alcuni intellettuali avevano visto come esito necessario di un progressivo allontanamento della cultura europea dai principi religiosi, metafisici e spirituali che ne avevano da sempre caratterizzato la storia e lo sviluppo. È un attacco che vuole andare a fondo fino a coinvolgere biopoliticamente la sua stessa natura, a partire dalla differenza sessuale, per disancorare le relazioni da tutti i dati, che, in quanto immodificabili, non hanno alcun senso in vista della produzione, della manipolazione e del consumo.

A una simile deriva va opposto un movimento contrario, che anzitutto si deve collocare sul piano ideale dei principi, delle idee e delle convinzioni. È necessario ricostruire in primis un corretto orientamento spirituale per reindirizzare gli sviluppi della società. È necessario in ciò uno sforzo che oggi ha ancor più dell’eccezionale perché si tratta, in modo del tutto inedito, di dimostrare l’evidenza. Se, infatti, il cinismo sofistico dell’ideologia dominante colpisce con il suo dubbio erosivo ciò su cui non si è mai data discussione, perché evidente e fondativo – come per esempio il fatto che siamo maschi e femmine -, proprio in questi ambiti manca un adeguato modello epistemico dell’ordine e della giustizia, e una cintura protettiva di argomenti, perché qui i principi del senso comune e le architetture ideali che ne scaturiscono sono sempre stati dati per scontati. Dei principi non c’è scienza, diceva Aristotele, ma quando i principi su cui si regge la stessa interpretazione della natura umana vengono decostruiti e privati della loro forza ordinativa e centripeta, occorre chiamare l’intelligenza ad un compito tanto nuovo quanto urgente: ritornare alle fonti e rivederle per indagarne e riproporne l’intrinseca e irrinunciabile razionalità.

Tale consapevolezza ha mosso Alessandro Benigni – filosofo veronese, instancabile promotore di cultura e  di dibattito – a raccogliere alcuni amici, esperti in diversi campi del sapere, perché portassero il loro contributo filosofico, psicologico, scientifico, pedagogico, medico, psichiatrico, letterario alla definizione di una prospettiva antropologica alternativa ai processi in atto. Sullo sfondo si collocano le diverse sensibilità di ciascun autore, non piegate a nessun criterio di uniformità posticcia, ma tutte attraversate dalla percezione di una distonia, di un disagio di questa civiltà, le cui luci al neon, traboccanti del freddo chiarore dei lumi della modernità, rendono vieppiù prigionieri di una crudele immanenza che vorrebbe addomesticare, riprodurre e rimodellare l’umanità secondo la logica dell’allevamento intensivo.

Non è certo stata l’efficacia di tale iniziativa “controcorrente” a suscitarne l’appassionata realizzazione, perché altrimenti si sarebbe riprodotto uno dei criteri – fare per ottenere, dare per avere –  che si vogliono contestare. D’altro canto si sa che il suo spettro d’azione è giocoforza limitato. Tuttavia essa rappresenta il correlativo di un dovere sentito da tutti i partecipanti a misurarsi con la propria contemporaneità e a criticarla senza subirla. La fedeltà al compito che ognuno è a se stesso è dunque una componente fondamentale del progetto. Il suo immediato successo, tale da attirare l’attenzione di numerose personalità della cultura e da moltiplicare il numero dei volumi – il terzo è appena uscito ed è in preparazione un quarto, cui forse seguirà un quinto – dimostra che vi sono molte cose da dire e da pensare e che è in gioco qui un bontà che è diffusiva di per sé.

Si tratta quindi di un progetto affascinante e assolutamente da sostenere anche perché va avanti per grazia e non per legge, cioè seguendo il criterio di quella buona creatività che opera nel profondo e lavora nella verità, senza bisogno di strategie e di retoriche della pianificazione, non chiedendo al futuro nessun tipo di esito trionfale, ma accogliendo come un dono e una sfida tutto ciò che ne verrà.

Massimo Maraviglia

Link per acquisto (il ricavato della vendita online del testo  verrà interamente devoluto al Centro per la  vita di Imperia):

vol. 1: https://www.amazon.it/Contro-Corrente-contro-deriva-antropologica/dp/1520953135

vol. 2: https://www.amazon.it/Contro-Corrente-contro-deriva-antropologica/dp/1521104999/ref=pd_sim_14_1?_encoding=UTF8&psc=1&refRID=63VN5CQ5R7SG4DGATGZ5

vol . 3: https://www.amazon.it/Contro-Corrente-contro-deriva-antropologica/dp/1521404860/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1496844952&sr=8-2

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