VENEZUELA: L’AMOR DI PATRIA E IL DIO DENARO

Solita assemblea condominiale USA per rivendicare il cortile di casa

Quanto sta avvenendo in Venezuela dal primo aprile non è per nulla diverso dall’attacco che gli stati laici e socialisti del mondo arabo hanno dovuto subire nel corso degli ultimi anni: false manifestazioni spontanee ricevono etichette rassicuranti in nome di una richiesta di maggiori diritti e libertà, gruppi di manifestanti armati di tutto punto vengono definiti civili disarmati e indifesi.

Le conquiste della rivoluzione bolivariana iniziate con la prima elezione di Hugo Chavez sul finire del XX secolo sono seriamente messe a rischio. Solo alcune settimane fa parlavamo di una guerra per procura e dell’interesse statunitense per le ingenti riserve petrolifere venezuelane, oggi quella maschera è caduta e mentre Trump affida a Tillerson l’offensiva del gigante nordamericano, l’Unione Europea e l’Italia si attivano anch’esse per sconfiggere il morbo del socialismo profondo che ha attecchito recentemente anche in Occidente grazie ai nuovi, purtroppo non per questioni anagrafiche, leaders della sinistra francese, Jean-Luc Mélenchon, e britannica, Jeremy Corbyn.

Inoltre non bisogna dimenticare come lo stesso Chavez avesse rilanciato il movimento dei Paesi non allineati saldando il panarabismo laico e socialista dei partiti Baath al socialismo del XXI secolo latino-americano. Dopo aver annunciato a metà maggio un’operazione congiunta con Perù, Colombia e Brasile nella foresta Amazzonica per la seconda settimana di novembre le truppe Usa hanno dato il via all’esercitazione militare Tradewinds 2017 che si svolgerà in due fasi: la prima nelle acque territoriali delle Barbados dal 6 al 12 giugno e la seconda nelle acque territoriali di Trinidad e Tobago ad appena 600 km dalla costa venezuelana dal 13 al 17 giugno. È ovvio che si tratta al tempo stesso di provocazioni al governo di Nicolás Maduro ma anche di una preparazione al non più remoto intervento militare volto a favorire un regime change che gioverebbe non poco alla nazione a stelle e strisce.

Di pari passo con le operazioni militari l’amministrazione di Donald Trump, in cui spicca il segretario di Stato Rex Tillerson ex amministratore delegato della multinazionale ExxonMobil, perdente in sede di arbitrato internazionale con la nazione bolivariana, starebbe anche pensando di introdurre un embargo alle importazioni di greggio venezuelano. Il Venezuela, nonostante i pessimi rapporti con gli Usa, provvede a fornire l’8% del greggio importato dagli Stati Uniti posizionandosi, in questa classifica, dietro solamente a Canada e Arabia Saudita.

Al di là delle questione economiche e di stretta inerenza con la geopolitica fa riflettere il ruolo giocato dai media in questa vicenda. Tranne rare eccezioni le vittime, salite quasi a settanta, vengono sempre descritte come oppositori all’attuale presidente cercando di insabbiare i casi più eclatanti in cui è stato dimostrato come la maggior parte degli assassinati appartenesse, invece, al fronte chavista. Il 5 giugno è deceduto, dopo due settimane di agonia, il giovane Orlando Figueroa, riconosciuto come simpatizzante del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) ad una manifestazione dell’opposizione e per questo accoltellato e dato alle fiamme.

La descrizione di una nazione in rivolta è gonfiata e alimentata dagli appoggi internazionali di cui gode la coalizione neoliberista della Mesa de la Unidad Democrática (MUD). Nessuno degli storici quartieri popolari si è ribellato al chavismo e le cosiddette guarimbas, le barricate innalzate dai manifestanti, sono circoscritte ai quartieri ricchi di Caracas e di alcune regioni al confine con la Colombia. Il ritornello ripetuto allo sfinimento è quello che il governo di Maduro abbia dato vita ad un regime, cosa difficile da credere dal momento che dalla prima elezione di Chavez ad oggi in Venezuela si è votato venti volte in diciotto anni e proprio mentre l’opposizione continua a mietere vittime con bombe e omicidi mirati il popolo si prepara alla nuova Assemblea Costituente indetta per il 30 luglio, mentre a dicembre si terranno le elezioni per i municipi e i governatori regionali.

Luca Lezzi

 

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