MARINE VA OLTRE TRUMP E SEGNA LA STRADA DEL SOVRANISMO EUROPEO

Uragano Marine: Le Pen va oltre destra e sinistra (e stavolta rischia davvero di farcela)

Si dovranno fatalmente rivedere le definizioni, e rassegnarsi al fatto che il binomio destra/sinistra non descrive più la politica del mondo libero. Lo si dovrà fare per molte ragioni, e l’ultima e più consistente è il discorso di Lione con cui Marine Le Pen ha aperto la sua campagna elettorale. Un comizio in cui la parola “destra” non è mai stata pronunciata, anzi. Su tutto il materiale pubblicitario distribuito in sala la Le Pen è solo “Marine”: il cognome che la collega al celebre padre è sparito, così come il simbolo del partito, cancellato persino dal podio da cui parla la protagonista. I simpatizzanti sotto il palco scandiscono: “Ni gauche n’ droite”. Marine non indica come nemico la sinistra ma la globalizzazione nei suoi due aspetti più evidenti: quella economica e quella dell’immigrazione senza controllo. E anche il quadro delle amicizie politiche internazionali si fa tenue. Donald Trump è citato con benevolenza, e molto applaudito dalla sala, però uno dei punti forti del programma è l’uscita dal comando integrato Nato «perché non vogliamo più combattere guerre degli altri», e l’ovvio riferimento sono le guerre degli americani.

La storia è strana, e si prende le sue rivincite in modo bizzarro. Il successo di Marine, indicata da tutti i sondaggi come presenza certa al ballottaggio finale per le presidenziali, non raccoglie solo l’ovvio filone “securitario” legato alla crisi delle banlieue o al terrorismo ma punta a far suo anche un portato meno scontato: quel movimento No-Global che debuttò a Seattle nel ’99, arrivò in Europa, all’inizio dei Duemila portò in piazza centinaia di migliaia di francesi, fu irriso da destra e sinistra («Un barnum della contestazione», scrisse Le Figarò; «Una Woodstock senza prospettiva politica», sentenziò Liberation), e poi dato per morto da entrambi gli schieramenti. Salvo adesso riemergere nella forma di un voto liquido, senza padroni ideologici, conquistabile da chi sa toccare le corde giuste, “persino” dalla Le Pen. Forse “soprattutto” dalla Le Pen.

Quando Marine tuona contro «un sistema globale capitalista al capolinea», dove «si creano nuovi schiavi per fabbricare prodotti da vendere a disoccupati», parla a quel mondo. Gente che aveva vent’anni quando andava a ballare ai raduni di Josè Bovè contro l’Omc e la mondializzazione del mercato agricolo, e ora va per i quaranta, si guarda indietro e dice: “Avevo ragione io”. Se Marine riuscirà ad aggiungere questo blocco frettolosamente catalogato “di sinistra” al suo tradizionale elettorato patriottico e anti-immigrati, il ballottaggio diventerà un calvario per chiunque sia il suo sfidante: il mondo nuovo oltre destra e sinistra rende imprevedibili i risultati, poco sicura ogni strategia elettorale, sdrucciolevole ogni parola che sarà pronunciata nei confronti televisivi.

Il fenomeno Le Pen, in questo senso, va molto oltre il caso Donald Trump: il presidente Usa, in fondo, si è collocato in uno dei due schieramenti “tradizionali”, pur interpretando il ruolo di repubblicano in modo tutto suo, molto spesso in contrasto con le storiche linee del partito. Così come risultano legati al tradizionale schema destra/sinistra anche altri successi catalogati sotto l’etichetta “populista”, da Nigel Farage in Gran Bretagna a Alexis Tsipras in Grecia, da Pablo Iglesias in Spagna a Matteo Salvini in Italia. Marine Le Pen, dopo il discorso di ieri, non può più essere infilata in questa dicotomia: se prima i suoi legami con la parola “destra” erano labili, adesso sembrano scomparsi del tutto in nome di un patriottismo a 360 gradi. 

E gli sviluppi della campagna elettorale francese saranno interessanti anche per questo, soprattutto se dopo gli scandali che hanno travolto Francois Fillon lo sfidante dovesse essere il giovane outsider Emmanuel Macron, l’ex banchiere dei Rotschild – un altro che afferma di essere oltre destra e sinistra – incarnazione stessa del “nemico principale” che Madame Le Pen indica all’elettorato. Una sfida politica diretta tra global e no-global, un nuovo asse lungo il quale distribuire simpatie e antipatie politiche, un nuovo schema di conflitto nello spazio pubblico: impensabile fino a un paio di anni fa, eppure potrebbe succedere, sta già succedendo.

(di Flavia Perina, tratto da Linkiesta)

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1 Commento su MARINE VA OLTRE TRUMP E SEGNA LA STRADA DEL SOVRANISMO EUROPEO

  1. Tsipras “populista” ?
    Che strafalcione….

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