I TALEBANI (QUELLI VERI) SCRIVONO A TRUMP E GLI PROPONGONO LA PACE

La lettera dei talebani a Trump

Talebani. Ormai nessuno si ricorda più chi siano. L’Afghanistan sembra infatti ormai cronaca di terza o quarta mano. Eppure nel Paese di transito tra Medio Oriente e Asia si combatte una guerra sanguinosissima da quindici anni. Si tratta altresì dell’intervento militare americano più lungo dopo la guerra del Vietnam. In quel caso gli anni di combattimaneto furono venti. Nello scenario afghano considerato a torto di secondo piano non vi sono vincitori né vinti. La schiacciante supremazia tecnologica e militare della coalizione occidentale a supporto del Governo di Kabul non ha ancora il controllo del territorio.

Secondo la mappa del conflitto pubblicata da Al Jazeera il Governo di Kabul guidato da Ashraf Ghani controlla solo due terzi del Paese. Le importanti regioni di Lashkar Gah e Kunduz sono ancora contese dalle forze talebane. Nonostante l’annunciato ritiro delle truppe Nato e americane nel 2014, parte delle stesse sono rimaste in supporto all’esercito di Kabul. Una scelta che conferma la difficoltà del Governo di contrastare la guerriglia posta in atto dai talebani. Il conflitto sembra dunque essere arrivato a un momento di impasse.

Il contenuto della lettera

I talebani hanno così deciso di sfruttare il cambio di vertice alla Casa Bianca per tentare la via diplomatica. È pervenuta infatti all’indirizzo presidenziale una lettera aperta del movimento talebano. Il destinatario del messaggio è il nuovo Presidente americano Donald J. Trump. In essa i talebani afghani sottolineano come il conflitto ormai duri da quindici anni. Senza aver portato a nessun risultato tangibile. Anzi l’unica conseguenza sarebbe stata la distruzione materiale del Paese e della popolazione. Nel messaggio il movimento islamico afghano fa specifico riferimento al “quagmire”, ovvero il “pantano” dell’Afghanistan. L’obiettivo è dunque quello di riportare alla memoria americana la dispendiosa e infruttuosa campagna in Vietnam. Secondo i talebani “la responsabilità di porre fine al conflitto sta tutte nelle sue spalle (quelle di Trump)…gli afghani, in una nazione devastata da 38 anni di guerra, vogliono sinceramente portare questo conflitto al termine”.

Il “pantano” afghano

In effetti, cronologia alla mano, il Paese è in guerra da ben più di quindici anni. Nel 1979 infatti le truppe sovietiche varcarono i confini dell’Afghanistan dando inizio alla guerra russo-afghana, durata dieci anni. L’uscita dei carri armati sovietici segnò poi l’inizio di un altro conflitto, questa volta civile, tra i vari signori della guerra (mujaheddin), locali. Dalla guerra civile afghana emerse proprio il movimento dei talebani che, nel 1996, conquistò la capitale Kabul. Paradossalmente il periodo tra il 1996 e il 2001, con i talebani al potere, è stato segnato da una drastica riduzione dei conflitti interni. Ad oggi sembra dunque che i talebani spingano sull’isolazionismo di Trump così da ottenere un ritiro delle truppe occidentali. Nella lettera si legge infatti che finché ci saranno forze straniere nel territorio i talebani non si siederanno al tavolo di pace con il Governo.

I talebani in funzione anti Isis?

Andando a ritroso gli Stati Uniti si trovano in Afghanistan esclusivamente per porre fine all’esistenza di Al Qaeda e del suo capo Osama Bin Laden. Ora che Bin Laden è deceduto e Al Qaeda opera su altri territori, le ragioni di guerra dovrebbero cessare. Anzi. Come riportato da Massimo Fini, il movimento talebano potrebbe essere usato in funzione anti Isis. Pur essendo entrambi sunniti infatti, i talebani non tollerano la volontà di egemonia del Califfato. Giusto lo scorso ottobre 2016 gli uomini dell’Isis erano iniziati a penetrare nel territorio afghano compiendo una strage di 36 civili. Un’azione condannata dai talebani. Poco prima della sua morte, inoltre, il Mullah Omar, ex capo spirituale dei talebani, inviò una lettera al Califfo Al Baghdadi intimandolo di non cercare di entrare in Afghanistan. Il leader di Daesh veniva accusato dal Mullah di “dividere pericolosamente il mondo musulmano”.

A questo si aggiunga che il movimento talebano non hai mai compiuto o rivendicato attacchi terroristici al di fuori dei propri confini. Anche nello stesso commando che guidò gli attentati dell’11 settembre non c’erano persone di nazionalità afghana. Sarà dunque nelle mani di Trump la scelta se proseguire una guerra finora costata almeno 100 miliardi di dollari. Oppure lasciare che talebani e Governo di Kabul si spartiscano il territorio e concentrino le loro forze contro la minaccia dell’Isis.

(tratto da www.occhidellaguerra.it)

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