OH, NO, È SUCCESSO DI NUOVO

Il progressista pianga se stesso

La Redazione si scusa per la sfilata di articoli d’opinione che vi dovrete sorbire in questi giorni. Stiamo godendo un po’, siamo sicuri che capirete.

Voi forse non ne avete memoria, ma poco più di un anno e mezzo fa, in Israele hanno si è votato per il rinnovo del parlamento. In quella circostanza – me ne ricordo abbastanza bene – i giornali davano per scontata la vittoria del partito laburista locale, salutando trionfalmente il vento di progresso che finalmente stava investendo anche le democrazie mediorientali e accogliendo con grande sollievo la previsione di una bocciatura di Nethnyahu.

La sorpresa non è stata delle migliori.

Ricordo abbastanza bene la puntata di Caterpillar del giorno dopo, in cui un’italiana residente in Israele, dichiarata sostenitrice del Partito Laburista Israeliano e in preda ad una malinconica – ma lucida – delusione, si era pronunciata pressappoco così: Il guaio di noi di Sinistra è che leggiamo solo giornali di Sinistra e, visto che sappiamo che i giornali di Sinistra sono la maggioranza, ogni volta ci illudiamo che la maggioranza pensi come noi.

A questo si potrebbe ribattere con la prospettiva destrorsa (con buona pace di Costanzo Preve), secondo la quale l’elettore conservatore, in uno scenario mediatico dominato da un pensiero progressista, finisce per adottare un atteggiamento elettorale grigio, anonimo e preparato al peggio, salvo poi vedere le sue aspettative pessimiste completamente o parzialmente disattese.

Perché, alla fine, a votare non ci vanno solo i cinguettatori da cinquemila followers o gli accaniti lettori di Vice, Gli Stati Generali e Il Talebano. A votare ci va anche l’operaio abituato a giudicare le persona dalla stretta di mano, che guarda giusto il telegiornale prima della partita di coppa ed esclama soddisfatto Mi piace come si pone, voto per lui!, fregandosene di email cancellate e accuse di molestie sessuali; ci va anche la nonnina che chiede al nipote di andare sul sito del governo per leggere il testo della riforma costituzionale, perché Da quei volantini che danno non si capisce niente e secondo me si inventano le cose (alla fine, mia nonna voterà No, NdA).

Quindi, una volta per tutte, smettiamola di portare avanti campagne elettorali su Facebook: funzionano solo se volete farvi belli coi vostri amici. Spero che queste elezioni – trionfo della democrazia – sanciscano una volta per tutte che il “social media management” in politica è una sidelata di minchiate.

Walter Quadrini

PS: l’Autore, sicuro che i vertici democratici e repubblicani lo stanno leggendo, desidera esprimere il proprio rammarico per come è stata condotta la campagna elettorale da parte di entrambi gli schieramenti: leitmotiv come Hillary ha cancellato migliaia di email o Trump ha rubato una macchina che sarebbe stata usata per il sequestro di un giovane ce le potevano risparmiare, per parlare un po’ più di programmi. Pazienza.

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