L’ITALIA È UN’ORGIA

Quelle di Berlusconi, dunque, non erano altro che rievocazioni storiche

Il territorio italico è stato nel corso dei secoli teatro di un complesso intreccio di popoli, tradizioni e religioni sin da quando alle popolazioni indigene di epoca preistorica si sono via via sovrapposte quelle migranti indo-europee.

Alcuni elementi religiosi, politici e linguisitici sono stati assimilati all’interno della cultura romana e sono talvolta riscontrabili nei resti archeologici e nella toponomastica locale, altri sono andati perduti, dimenticati dallo Zeitgeist o distrutti dalle guerre. Era consuetudine presso i Romani, ad esempio, “invitare” le divinità dei popoli vinti a Roma, dove spesso veniva loro eretto un tempio: questo tipo di mentalità, volta a tutelare la conservazione degli usi e dei costumi dei popoli, che era considerato un diritto (ma anche un dovere), ha dato origine a una sincretica stratificazione religiosa e culturale e ad una stratificazione delle nostre radici stesse, che possono essere celtiche, romane, latine, germaniche, sicule, etrusche, liguri, in una mappatura che proprio in virtù di questo sincretismo, a volte supera il limite geografico-territoriale.

Un elenco incompleto dei popoli italici sia nativi che giunti attraverso i flussi migratori che, anche dopo l’avvento dell’impero romano e del cristianesimo, si sono sovrapposti convivendo sullo stesso territorio italico comprendere popoli come i Liguri, i Latini, gli Irpini, i Sicani, i Sanniti, i Volsci, i Peligni, i Frentani, i Lucani, i Bruzi, i Liburni, i Messapi, i Veneti, i Calabri, i Dauni, gli Etruschi, i Vestini, i Sabini, i Marsi, gli Equi, gli Ernici, i Piceni, gli Umbri, i Siculi, gli Elimi…

Uno dei luoghi dove è possibile recuperare il filo dell’intricato intreccio etnico è sicuramente la religione. Sono innumerevoli gli esempi di influenze locali sulla genesi della religione romana, a partire dalle influenze etrusche, la lingua etrusca stessa, di origine indoeuropea e di alfabeto greco, rimase la lingua dei riti divinatori fino all’età augustea, così come la gerarchia e i nomi degli dei etruschi sono stati poi elaborati nell’Olimpo romano: ai Sanniti i Romani devono le farse atellane, primi esempi di quella commedia volgare che poi diverrà una delle prime forme letterarie latine, il culto del lupo, fondante nella storia leggendaria di Roma, era diffuso tra gli Irpini e i Lucani, il nome di questi ultimi ne è un chiaro indizio. La divinità femminile dei Sicani, rappresentata con una spiga e degli animali, il cui santuario sorgeva sul monte Erice, venne importata a Roma, dove però in parte era aliena al comune senso del pudore.

Le tracce più o meno evidenti che questi popoli hanno lasciato sul territorio, nella cultura popolare, nella geografia urbana locale, nel lessico, sono innumerevoli e sarebbe interessante seguirne la storia per ognuna delle mille patrie della penisola italiana.

Valentina Pucci

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1 Commento su L’ITALIA È UN’ORGIA

  1. Cara Pucci, spero in un refuso, la lingua etrusca non era indoeuropea. Anzi è considerata uno dei misteri della glottologia.

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