TALVOLTA, PICCOLO È BELLO

E talvolta Oneto ci manca un sacco

Ci lasciava nemmeno due settimane fa Gilberto Oneto, uno dei nomi più noti dell’autonomismo settentrionale. Classe 1946, iniziò la sua attività politica nel decennio settanta ne La voce della fogna, una delle principali manifestazioni italiane delle idee della nouvelle droite transalpina. Si deve invece al periodo degli anni ottanta una decisa sterzata verso il pensiero indipendentista, culminato e sistematizzato solamente molto dopo in L’invenzione della Padania – La rinascita della comunità più antica d’Europa del 1997. Alcuni elementi del suo pensiero continueranno probabilmente per anni ad essere centrali nel nostro dibattito politico.

Tra questi ad esempio la differenziazione tra l’idea di patria e quella di stato/nazione, con il primo concetto ad essere basato sull’idea di appartenenza ed il secondo appoggiato invece sulla burocratizzazione della vita insieme. Di qui la strada è breve per cogliere l’errore del modello dello stato nazionale di matrice ottocentesca, basato sull’idea illuminista dell’abolizione di qualsivoglia differenza tra ogni essere umano e l’altro. Da sostituire, piuttosto, con nuovi modelli federati di piccole comunità, in accordo con quanto pensato da Cattaneo nell’affermare che fosse “meglio vivere amici in dieci case, che vivere discordi in una sola”. Collante di ciascuno di questi microcosmi indipendenti dovrebbe essere l’omogeneità degli appartenenti, dai punti di vista etnico, linguistico, culturale.

Altro grande contributo alla moderna dottrina politica di Oneto fu la riscoperta dei piccoli stati europei, estinti (principalmente quelli pre-unitari della penisola italiana) che ancora in vita (San Marino, Andorra, Principato di Monaco, Lussemburgo). Tale riscoperta presenta due profili fondamentali. Il primo riguarda la rilevanza storica di queste realtà: nonostante le loro limitate dimensioni, furono culla di alcuni dei momenti più brillanti delle arti e della scienza (si pensi, inter alia, al caso di Milano). Il secondo aspetto riguarda la qualità della vita di coloro che vivevano e vivono tali realtà: maggiore responsabilizzazione dei rappresentanti politici, che sono più vicini ai rappresentati; più ampia capacità di risoluzione dei problemi concreti della popolazione; mino numero di centri di spesa; tendenza all’affermazione di strumenti di democrazia diretta. Non ultimo, realtà territorialmente e numericamente limitate (e perciò più coese) impediscono la proliferazione della criminalità su larga scala, essendo il controllo di tali fenomeni più facilmente percepito come un proprio dovere particolare da ogni membro di queste comunità. Questo e collegati tipi di analisi sono portate avanti in Piccolo è bello, datato 2005.

Da ultimo, come non citare l’esperienza dei Quaderni Padani, periodico padanista edito dal 1995 al 2011. Tale rivista, di cui Oneto fu fondatore e principale animatore, ospitava gli interventi di quanti si fossero cimentati nello studio dell’identità padana, spaziando dai profili storici della regione, a quelli culturali, giuridici, ed alla politica. Un contributo per tutti, lo studio a firma del fondatore stesso sul simbolo del Sole delle Alpi, ancora oggi presente nella bandiera della Lega Nord (partito di cui peraltro Oneto non fu mai intellettuale organico, anzi criticandone in alcune occasioni le scelte politiche e da ultimo le svolte salviniane).

AC

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