AIUTIAMO QUESTE PERSONE

La nuova sfida è l’alleanza dei popoli contro l’interesse del profitto

Men from Bangladesh, who used to work in Libya and fled the unrest in the country, wait in line for food in a refugee camp at the Tunisia-Libyan border, in Ras Ajdir, Tunisia, Monday, March 7, 2011. The 20,000-capacity transit camp for thousands of migrant workers who have fled the fighting in Libya in the past two weeks is about seven kilometers (four miles) from the Libyan border and is expanding with each day of crisis in Libya. (AP Photo/Lefteris Pitarakis)

Bisogna fermare il commercio d’armi e le guerre e creare sviluppo autodeterminato nei paesi più poveri del mondo e, su questo, credo siamo quasi tutti d’accordo.

Una delle urgenze da risolvere quanto prima è certamente quella dell’immigrazione conseguente alla disperazione di molte persone, che scelgono di sfidare la morte con i “barconi” per raggiungere le nostre coste, una prassi che purtroppo avviene da anni. Su questo tema vi è spesso un’impostazione ideologica di fondo ,che propone solo una dialettica inefficace, mentre molte persone continuano a morire sulle nostre coste per l’incapacità europea di dare risposte concrete alla situazione oramai insostenibile.

È di poco più di un mese la scoperta di un camion frigorifero con oltre 70 morti diretto verso il nord dalla Serbia. Potremmo aggiungere poi i quasi 200 defunti vicino alla costa libica, per tacere dei diversi altri morti quasi tutti i giorni: questo fa comprendere che è un atto una strage giornaliera di disperati. Intanto, qui in Italia, si discute e si litiga: da una parte chi pensa che basta farli arrivare sulla nostra costa e poi, in qualche modo, si farà; dall’altra chi invece utilizza la cosiddetta “invasione”, gettando, di fatto, la popolazione nel panico. In mezzo, il popolo italiano, che si ritrova a fare i conti con una massa di persone in vera difficoltà e spesso senza padronanza linguistica.

Ecco allora che emerge uno dei grossi – e principali – problemi: chi gestisce tutto questo dramma? La malavita organizzata che sulla pelle di queste persone – come sull’incapacità dei governanti europei e nostrani – costruisce fortune in denaro facendosi pagare profumatamente dai disperati in cerca di una vita migliore. Cosa possono fare le organizzazioni umanitarie? Credo che l’azione da sviluppare sia di due tipi, da una parte intervenire nel contingente e quindi attivarsi per dare sostegno a tutti coloro che arrivano, ma, per farlo, vi è la necessità di un’azione corale di tutti gli attori della politica europea, poiché il problema coinvolge tutto il vecchio continente. La seconda azione da prendere in considerazione è mobilitare le energie economiche per dare realmente una possibilità di sviluppo autodeterminato ai popoli dell’Africa: la realtà è molto differente da quello che ci è stata presentata in questi anni. Lo sfruttamento del mondo occidentale dei popoli con materie prime (l’Africa è il continente più ricco al mondo in tal senso) è stato devastante e, assieme allo sfruttamento, spesso, si è contribuito ad armare popolazioni per la difesa di riserve minerarie, cave di diamanti, oro etc.

Bisogna mettere fine alla vendita di armi per sviluppare guerre che interessano solo il mondo occidentale e battersi per far accedere all’istruzione e alla cultura le popolazioni che i governi locali vorrebbero invece ignoranti per gestirle a proprio piacimento. Tra le azioni da sviluppare certamente vi è quella della cultura, della cooperazione, di dare una formazione e un futuro ai bambini/ragazzi . Gli slogan e l’indifferenza non servono né noi europei né a coloro che arrivano qui, così come, dall’altra parte, i ragionamenti complottisti creano solo diffidenza, mentre la realtà è solo una: i popoli soffrono e muoiono in relazione all’interesse del potere finanziario che agisce sulla pelle di tutti noi.

Fabrizio Fratus

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