CHIACCHIERATA CON DAVID PARENZO

Investire sui rom

La questione Rom è sempre all’ordine del giorno, vuoi per problematiche relative alla sicurezza come per il fatto che sono un reale problema sentito dalla popolazione. Dell’argomento ci siamo già occupati con un pezzo basato sulla “teoria delle finestre rotte” e quindi applicando la psicologia sociale. Ma oggi facciamo di più. Oggi presentiamo una “chiacchierata” con un giornalista a cui molti non perdonano nulla. Un provocatore sempre pronto ad attaccare Matteo Salvini e i suoi soldati; chi è lui? David Parenzo!

Lo chiamiamo e risponde subito. “Scusa sono occupato ti chiamo tra un paio di minuti…” Passa il tempo e crediamo che in realtà non ci chiamerà.. Poi, invece, ecco il telefonino squillare, è lui. Gentilissimo.

In realtà David lo conosciamo da anni, da quando a Telelombardia era il presentatore della trasmissione politica serale.

Caro David, hai letto il nostro pezzo sul il Talebano? Che ne pensi?

Buono, ottimo, condivisibile in molte parti.

Ma spiegaci un po’ la tua posizione sui Rom e l’immigrazione.

Benissimo, intanto mi hanno affibbiato un aggettivo che non apprezzo perché non è vero, non mi piace e non mi appartiene. Io non sono un buonista. Non sono come quella sinistra che dice “si accogliamoli e assistiamoli”… No! Ci vuole un progetto che coinvolga i Rom come gli immigrati. Vanno assimilati. È anche stupido dire mandiamoli a casa, non ha senso perché irrealizzabile e quindi è utile solo per una politica dello scontro. Ecco, questo credo sia assolutamente sbagliato.

Fai riferimento a Salvini e alla Lega?

La Lega in alcune cose ha ragione ma manca di progettualità, di visione globale del problema. Come si fa a dire li rimandiamo a casa? Smantelliamo i campi rom e si comprino casa come gli italiani… Che per altro manco gli italiani ormai stanno facendo perché non ci sono soldi! Il ragionamento non funziona.

Nel nostro articolo oltre all’analisi vi è anche una soluzione, tu cosa proponi?

Investimenti per l’integrazione. Si deve essere un attimino seri perché al contrario, chi paga, è sempre la povera gente. Lo stato deve investire un bel po’ di soldi  per spazi ben strutturati dove sia i rom e gli immigrati possano integrarsi e non sentirsi esclusi dalla società; sentendosi esclusi è evidente che vi saranno sempre problemi. Come si fa a non capirlo?

In Veneto vi è un modello integrativo che funziona, tu invece cosa proponi?

Hai presente Massimo Cacciari? Lui fece un ottimo lavoro e garantì sicurezza sociale. Certo ha dovuto investire soldini, un bel po’ di soldi… Ma ha funzionato! A Mestre ha creato un villaggio controllato e con il tempo si stanno vedendo i risultati, l’integrazione è possibile, servono soldi, capacità e lungimiranza.

Di soldi se ne versano tanti, forse troppi. Non credi?

No. I soldi non si versano per risolvere i problemi delle persone, dei rom e dell’immigrazione ma per sostenere cooperative che non fanno il loro dovere perché non controllate. Ecco poi i casi come quello di mafia capitale, Buzzi Carminati. Li la colpa è della sinistra, di un buonismo da “mentecatti” (aggettivo nostro, non appartenente al linguaggio sempre educato di Parenzo), vogliamoci bene” e tolleriamo tutto senza controllare… Dove ci sono i soldi deve esserci controllo, vanno fatte verifiche su come vengono utilizzati, si deve attestare che gli assistenti sociali funzionino. Ripeto, servono soldi e controlli. A Firenze ci sono gruppi di Rom che rubano alla stazione, la mia proposta di creare delle cooperative per dare loro lavoro è anche un po’ provocatoria, ma dettata da una semplice ragione: se non dai l’alternativa non puoi nemmeno accusarli. Sono esclusi e allora integriamoli con il lavoro, dando loro delle regole e facendole rispettare, tutto questo è possibile grazie a un progetto ben strutturato.

Hai qualche idea di come fare, di come intervenire?

Certo. Non parlo di cose senza averle comprese e “studiate”. Analizziamo il problema, strutturiamo un progetto, recuperiamo i soldi e poi si incontrano i capi “tribù”, si individua con loro un percorso di integrazione sia di carattere sociale che culturale grazie a mediatori sociali capaci e che lavorino per l’interesse comune. I risultati si vedranno, d’altra parte anche nell’articolo che ho letto sul Talebano la logica è simile.

Tu parli di soldi, ma dove li prendiamo ora?

Con le tasse!!!

David, le tasse andrebbero abbassate, mica alzate, le persone sono massacrate da questa sinistra che alza solo le tasse.

Vero, ma ora spiego meglio il mio discorso. Il costo economico va pagato dalla società in quanto poi vi sarà un ritorno di sicurezza sociale. Ora va certamente sviluppato un percorso di diminuzione della tassazione ma resta comunque il fatto che i soldi vanno reperiti dal “pubblico” e il beneficio per i comuni che adotteranno questa metodologia saranno verificabili. La sicurezza è una necessità e ha costi. Faccio un esempio: se in campo medico applico la prevenzione poi avrò un risparmio sulle cure, quindi il mio investimento iniziale sarà alla fine minore di quello del costo di un intervento per curare il malato. Lo stesso vale per la sicurezza, se noi investiamo oggi domani avremo un risparmio. E chi dovrebbe investire se non lo stato? Al contrario, mantenendo così le cose nessun risultato sarà ottenibile e si spenderanno sempre più soldi … E forse le cose peggioreranno pure.

Va detto che non ci aspettavamo alcune risposte di David Parenzo, che il suo ruolo fosse di un provocatore era comprensibile come alcune sue risposte spesso un po’ semplici. Molto di quanto ci ha detto lo comprendiamo e in alcuni casi siamo anche d’accordo. Noi crediamo che il principio su cui comunque si debba lavorare è il ritorno alla partecipazione e condivisione del bene comune anche da parte dei cittadini, il continuare a delegare aumenta le tasse e contribuisce al menefreghismo. La nostra visione comunitarista ci porta a credere che il primo problema siamo noi stessi, abituati a escludere senza occuparci del sociale e, quindi, della politica.

Grazie David Parenzo per la tua disponibilità e il confronto che hai avuto con noi. Alla prossima.

Fabrizio Fratus

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2 Commenti su CHIACCHIERATA CON DAVID PARENZO

  1. Vai a capire perchè “l’ipotesi di rimandarli a casa” sarebbe irrealizzabile. Se io vado in Belgio e non trovo lavoro mi rispediscono a casa. Non vedo per quale motivo noi non si possa fare altrettanto. Io penso che uno straniero per vivere in Italia debba essere in regola con i documenti, debba avere una fonte di reddito, un domicilio e la fedina penale intonsa. Per quanto riguarda i rom, noi dobbiamo integrare i rom italiani. I rom rumeni o dell’ex Jugoslavia non sono un problema nostro. Tocca alla Romania e ai paesi dell’ex Jugoslavia il compito di integrarli.
    Non mi pare di avere scritto cose folli o “irrealizzabili”.

    Distinti saluti

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  2. Beppe Garilli Cappellini // 11 aprile 2015 alle 22:27 // Rispondi

    Sì,visto che il signor Parenzo è così disponibile,vorrei che ci spiegasse,ma per bene,perchè l’ipotesi di rimandarli a casa sarebbe irrealizzabile,perchè io non lo capisco.Grazie.

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