PROGRESSISMO, PROGRESSISMO, PRIMAVERA DI BELLEZZA

Il problema non è che è morto Dio, il problema è che crediamo sia morto il Diavolo

Uccidere Dio, ecco la scommessa su cui si gioca da oltre un secolo e mezzo e certamente il comunismo fu strumento utile a questo scopo. Infatti il comunismo fu il primo esperimento di tipo sociale su milioni di persone per “ucciderne” le coscienze.

Nella società postmoderna noi tutti ci poniamo ancora le “domande” maledette di Dostoevskij sulle questioni esistenziali della nostra vita, anche se le influenze dello Zeitgeist sembrerebbero distoglierci da esse. Oggi, nella nostra cultura, vi è una forma devastante di nichilismo che conserva l’aspetto peggiore del progetto ateo, quello di fare a meno di Dio.

L’azione perpetrata da coloro che si rifanno a questo modello è semplice: ridurre l’esperienza religiosa da comunitaria a intimistica, impalpabile confinandola in soggettivismo. Oggi manca il conflitto interiore, tra Bene e Male, tra giusto e sbagliato. Tutto è indifferenziato e soggettivo, l’assenza della coscienza, di un senso di verità e di condivisione di valori come di una giustizia sociale basata su un ordine che trascende la vita della materia, trascende la ragione del proprio io, una verità certa che conduca tutti gli uomini verso un’unica direzione: il senso del divino.

Ci siamo congedati dalle domande che hanno fatto “crescere” l’uomo, finendo in una vischiosa melassa indifferenziata dove anche la nostra specifica identità è andata perduta. Ogni persona seria, ancora oggi, sente lo scandalo, l’incredibile difficoltà nel convivere con quanto viene imposto a livello sociale con quello che nel cuore sente ogni qual volta nasce la contraddizione. Abbiamo negato quanto di più naturale vi sia nella nostra esistenza, dalla vita alla famiglia, nessun “ordine” ma solo caos. Soffochiamo ogni giorno quel soffio forte che comunque nel nostro animo resta ancora acceso, siamo talmente superbi da non ascoltare più nulla convinti di essere sempre e solo nel giusto; un giusto che nasce dal nostro individualismo dove nemmeno più l’essere una brava persona è virtù a cui si aspira.

Charles Peguy, con la sua metafora della grande quercia e della gemma, ci ha spiegato la grande forza della Fede; anche se il materialismo ateo, con i suoi strumenti come il comunismo, ha lavorato con forza per tagliare il tronco della grande quercia, ma senza riuscirci: in noi vi è sempre una gemma che rinasce ogni volta in bambino. Il laicismo disperato della civiltà postindustriale cerca in ogni modo di scristianizzare progressivamente la vita quotidiana di ogni uomo, oggi si arriva a togliere i crocefissi e a negare la bellezza del Santo Natale ai bambini.

Ma tutto sarà inutile, in noi tutti la gemma è presente e potranno uccidere, distruggere, negare fatti evidenti, continuare a mentire sulla verità, si potrà proibire di fare il presepe come condannare chi prega… potranno fare tutto questo e lo stanno facendo, ma l’ateismo non potrà mai vincere, la gemma risplende e ogni qual volta un bambino pone la domanda “da dove veniamo?” ecco in lui accendersi la ricerca della verità.

In ogni modo confondono le nostre conoscenze, la verità, oggi anche negando la differenza di genere tra maschio e femmina ma la verità è scritta nei nostri cromosomi, quei cromosomi XY e XX ci spiegano tutte le differenze…

Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto.

Fabrizio Fratus

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