100 CITTÀ PER FAMIGLIA

Così i bambini stanno larghi

Il 28 febbraio, a Roma, siamo riusciti a dare il via al progetto confederativo Mille Patrie per l’Italia, a  cui stanno aderendo sempre più gruppi e movimenti politici. Accanto a questo progetto, di cui si è parlato in questo articolo abbiamo anche, mediante una conferenza stampa, dato il via  ad una nuova iniziativa intitolata  100 città per la famiglia.

Come ha affermato Vincenzo Sofo, brandendo il ciuffo al vento, la rete che si vuole estendere in tutta Italia al fine  di promuovere la famiglia naturale non è una crociata in nome di valori morali o religiosi, ma un tentativo di  ricostruire una società oramai frammentata che, avendo perso la sua cellula di base, non può che andare verso al tracollo. Gli eventi organizzati da 100 città per la famiglia saranno pubblicizzati con insistenza, a partire da Siracusa, perché è fondamentale che questo network non trovi barriere di tipo geografico, culturale e politico. Oramai nauseati dalle sovrastrutture – termine tanto caro a Marx – e soffocati dai troppi vessilli che sgretolano la politica, noi uomini abbiamo bisogno di ritornare umani e lasciarci andare alle cose più belle e semplici che la natura  ha da offrirci, come appunto la famiglia naturale e l’umana tendenza alla monogamia.

Con Alleanza Cattolica, a Padova, è stata organizzata un’altra serata proprio su questo tema, e già sono state identificate altre 50 città in cui promuovere questo grandioso progetto. Grazie all’aiuto di Riva Destra, Fronte Nazionale per l’Italia e molti altri, si potrà piantare il seme per un futuro migliore a Bergamo, Brescia, Brindisi, Catania e in tante altre città. Lo scorso sabato, a Roma, l’Intellettuale Dissidente ha organizzato un altro incontro interessante con Alain de Benoist proprio su questo tema e questa è un’ulteriore prova di come, a prescindere dalla geografia e dall’orientamento politico, il bisogno d’un ritorno alla famiglia naturale sia avvertito dappertutto. Generazione Identitaria, Spazio Libero Cervantes e tanti altri gruppi stanno portando avanti la nostra stessa idea di base, e noi vogliamo essere un aiuto reale per metterli tutti in sintonia al fine di potenziare la loro voce. Da qui a fine anno, l’obiettivo è quello di riuscire a portare un sorriso alle mamme ed ai papà in cento 100 città diverse. Noi giovani abbiamo tutto il diritto di sognare di farci una famiglia con l’anima gemella con cui con vivere per sempre felici e contenti – ed è questa la consapevolezza che si vuole portare avanti, alla faccia della Moretti e dei politici che ce lo vogliono negare.

L’intervento  del consigliere regionale lombardo Massimiliano Romeo è stato un’esposizione molto precisa della questione. Come in tutti i conflitti la questione sulla famiglia verte attorno a due soggetti: il carnefice e la vittima. Il nemico sono i partiti che, avvalendosi dei mass-media, promuovono la propaganda gender, e le vittime sono tutti quei ragazzini che, in seguito al lavaggio del cervello già fatto nelle scuole, iniziano a  credere a queste menzogne contro-natura. Le scuole pubbliche attualmente sono diventate della fabbriche di uomini-merce  in cui, mediante la propaganda gender insegnata nei corsi sulla sessualità, ai bambini-oggetto è insegnato che si puì usare il corpo come uno strumento con cui provare piacere temporaneo con qualsiasi tipo di partner. La creazione di una società in cui anche l’amore diventa un prodotto usa-e -getta parte proprio dall’indottrinamento dei bambini. La scuola, coi tempi che corrono, farebbe bene ad insegnare educazione civica, e la sessualità dei bambini è una questione che va lasciata alle famiglie.

Per Cristina Cappellini, assessore alla cultura della Regione Lombardia, questa battaglia non deve essere né di destra né di sinistra, bensì portata avanti in nome della democrazia. Il modello di famiglia costituzionale a cui siamo abituati è stata fino alle orgini il cardine della società, ed  ogni tentativo di abolirlo è un modo per distruggere alle basi la nostra civiltà. Il modello classico e naturale dei valori è già in crisi e quindi è fondamentale cercare di salvarlo,  partendo dai genitori per proteggere i bambini. La sessualizzazione precoce della società attuale è infatti malsana per i nostri figli, ed in futuro anche per noi stessi: non possiamo aspettarci che bambini cresciuti impregnati di dis-educazione gender diventino adulti sani, equilibrati, costanti e responsabili in grado di occuparsi dei loro stessi genitori uno e due. Per avvalorare le sue tesi, la Cappellini ha letto dei documenti di pedagogia scolastica che illustrano come, a detta dello stato italiano, sia giusto insegnare la sessualizzazione precoce già nelle scuola materne. Fin da subito bisogna abituare i bambini alla teoria gender, per poter mettere in atto una trasformazione sociale. Nella scuola dell’infanzia il professore ha il dovere di promuovere la messa in discussione degli stereotipi e di promuovere il cambiamento sociale…in vista di cosa?

Questi manuali, distribuiti agli insegnati ad ai bambini  affermano che le differenze di genere tra maschio e femmina possono anche essere abolita. Ma siamo davvero sicuri che uomo e donna siano la stessa cosa?

Luigi Amicone, direttore de I tempi web ha spiegato che nella martellante – e perversa – propaganda Gender vi sia un tentativo di cambiare i connotati dell’antropologia umana. Ha anche citato Papa Francesco che, in un intervista,  dichiarò che una parte dei soldi dati all’Argentina sono serviti per rifornire le scuole di libri facenti la propaganda gender. A detta sua i  giornalisti hanno  il dovere, a  prescindere dall’opinione, di segnalare che adesso vi è una cultura americana e liberista che cerca di autolegittimarsi scardinando quello che erano le basi della struttura sociale precedente. Inoltre un giornalista deve avere il diritto alla critica e quindi l’accusa di omofobia non dovrebbe nemmeno esser loro imputata, perchè di fatto criticare è un diritto. Chi accetta in modo passivo la cultura gender, senza opporsi, senza contrastarla per paura di esser etichettato come bigotto, è complice dell’instaurarsi del  nuovo regime totalitario che vuole far degenerare l’amore in sessualità libera. E tutto questo perché l’amore gender e degenerato  è un prodotto più facilmente vendibile rispetto ad un sentimento duraturo che richiede dedizione e sacrifici. Adesso, paradossalmente, la libertà è diventata la nuova religione e gli eretici che la criticano sono subito messi al rogo con appellativi come “intolleranti” o “omofobi”, vedansi Dolce e Gabbana.  Amicone ha concluso ribadendo che  esiste un diritto umano che viene prima del desiderio dei singoli individui,  e che questa teoria gender non merita l’accettazione acritica che invece sta ottenendo.

Non lasciamo che una minoranza di libertini ci imponga i suoi schemi!

Liliane Tami

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