Caro Philippe Daverio, Halloween non è così europea come vuoi farci credere

Perchè il legame con le nostre radici culturali, è stato spazzato via dallo spatter Made in Usa

Le festività tradizionali nascono da necessità profonde: interrompendo le attività produttive per dedicarsi a riti senza finalità pratiche ma con una forte carica simbolica, l’uomo rinsalda il rapporto con la dimensione trascendente. Le ritualità collettive trasformano gli impulsi irrazionali armonizzandoli con i ritmi della natura, sanando tensioni e patologie del singolo nella società d’appartenza. La quantità e qualità del tempo dedicato alle festività è quindi indice del rapporto che una civiltà intrattiene con la dimensione trascendente. Nella Roma Imperiale, per esempio, i giorni festivi occupavano circa la metà dell’anno, una quantità incredibile per noi che viviamo in un’epoca dominata dal mito del lavoro, legato all’accellerazione della produzione e al rapporto conflittuale con il tempo.

L’opinione recentemente espressa da Philippe Daverio riguardo al crescente successo che la festa di Halloween ha in Italia apre a diverse riflessioni, e mi vede in parte d’accordo e in parte contrario. Alla festa, solitamente considerata parte del patrimonio culturale anglosassone, l’ironico e sagace divulgatore culturale associa giustamente un archetipo presente in generale nella cultura europea ed espresso più volte nell’arte italiana: quello delle danze macabre, parte del vasto immaginario legato al superamento della paura della morte e della rinascita in una visione ciclica del tempo.

Esistono ritualità con matrici simili in ogni cultura, perchè in ognuna di esse è viva la necessità di rapportarsi con i ritmi della natura e la dimensione del sacro, ma le forme con le quali tali matrici originarie si esprimono variano a seconda dei luoghi, andando a formare le diverse identità culturali. I festeggiamenti di Halloween, pur traendo origine da un’antica festa celtica, e quindi europea, nelle forme adottate negli USA divengono parte integrante della cultura Statunitense, una cultura che al senso della misura della tradizione europea ha sostituito la dismisura e il mito dell’illimitatezza.

Daverio afferma che il successo di Halloween nel nostro Paese è la riappropriazione di una parte delle nostre radici culturali, ma mi è difficile pensare che le modalità splatter e plastificate Made in Usa, da noi adottate copiando dai films, possano innescare il senso di appartenenza ad una comunità che non sia quella dell’inesorabile e punitiva economia globale e della contestuale imposizione della lingua e della cultura inglese.

Gli americani più che dolcetti, continuano a farci scherzetti. Poi, ovviamente, ogni occasione è buona per festeggiare.

Andrea Lacarpia

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1 Commento su Caro Philippe Daverio, Halloween non è così europea come vuoi farci credere

  1. bipolare30551 // 2 novembre 2014 alle 10:30 // Rispondi

    Nel “crescere”, mi sono ritrovata in una posizione estremamente scomoda, fino a qualche anno fa mi limitavo, ad odiare i cordoni ombelicali non tagliati per troppo tempo. Oggi, sono semplicemente contro QUALSIASI cosa importata, soprattutto se questo avviene da mondi con troppe contraddizioni…..sono dell’opinione che di queste ne abbiamo a sufficienza già per nostra indole. Mai creduto nella globalizzazione, quella imposta quindi mai desiderata…..

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