A proposito di Mare Nostrum

Perchè, comunque la si prenda, la colpa è nostra. Davvero.

Il 18 Ottobre si terrà all’ombra della Madonnina la manifestazione dal titolo “stop invasione”, promossa dalla lega di Matteo Salvini per contestare l’operato del governo in materia di immigrazione, in aperta critica verso quel provvedimento deleterio che prende il nome di “Operazione Mare Nostrum”.

Se già ad aprile una testata come Il sole 24 ore ne denunciava il fallimento, oggi possiamo parlare di vero e proprio disastro, da qualsiasi punto di vista lo si guardi. Al netto di una spesa che supera il miliardo di euro, Mare Nostrum ha fallito in entrambi i suoi principali propositi: salvaguardare vite umane e scoraggiare l’azione dei mercanti di uomini. Da un lato infatti abbiamo 3000 migranti morti dall’inizio dell’operazione (più del doppio rispetto al 2011, che deteneva il triste primato), dall’altro, invece di contrastarlo, si è favorito il traffico degli scafisti, causa diretta di questo incremento.

Posto che il fenomeno dell’immigrazione, al di là di ogni buonismo nostrano così come di ogni xenofobia, è un dramma che coinvolge sia il popolo che emigra, sia la nazione (o il continente) che accoglie, è fuori dubbio che sia nostro dovere salvare la vita delle persone che arrivano sulle nostre coste ogni volta che sia possibile. Quando si parla di Europa e di recupero dei valori, non possiamo dimenticare l’aiuto verso i più deboli è sempre stato al centro della nostra tradizione cavalleresca. Ma un conto è raccogliere un profugo, un conto è dargli un passaggio dalla Libia a bordo di navi della marina militare. Se combiniamo questo all’abolizione del reato di clandestinità ottieniamo la situazione attuale: emergenza sanitaria, centri per rifugiati che scoppiano, numeri che l’Unione Europea non può e non vuole gestire, disagio nelle città come Milano dove da mesi zone come Palestro e Centrale sono invase da sbandati. Un gran bel risultato umanitario, non c’è che dire.

A questi problemi di non poca rilevanza si sta aggiungendo un ulteriore pericolo: da mesi infatti Assad, legittimo presidente della Siria, sta avendo la meglio nella guerra civile che l’Occidente ha scatenato nel suo paese; migliaia di profughi siriani stanno fuggendo dalla guerra e fra questi molti sono molti coloro che hanno lottato contro il governo e che ora, vista la mala parata, scappano temendo la giustizia del regime. Chiunque abbia minimamente seguito le vicende siriane negli ultimi anni, dovrebbe ben sapere che è proprio dalle fila dei cosiddetti ribelli siriani, che il fenomeno ISIS ha preso nuova linfa e finanziamenti (specie da quelle stesse monarchie arabe che ora stanno bombardando il paese).

Alle dichiarazioni dei vertici dell’ISIS si è sommato l’allarme del Ministero della Difesa: il timore è proprio quello che nelle masse riversatesi e accolte senza criterio nel nostro paese, siano infiltrati numerosi elementi potenzialmente pericolosi. Non è questione di allarmismo, è questione di prevenzione, a meno che non si voglia credere alle favole di Boldrini e soci.

Il rischio è che al “volemose bene” italiota, possa seguire in caso di attentati una radicalizzazione di odio e paura che minerebbe alla base la possibilità di un qualsiasi dialogo verso i paesi islamici, i quali, al contrario, dovrebbero essere i partner naturali di un paese come il nostro che, storicamente, vive di cultura mediterranea e di rapporti col mondo arabo (senza andare troppo in là, Craxi docet).

Fermare Mare Nostrum non deve trasformarsi in un rigurgito di odio verso il singolo immigrato, quasi sempre vittima di processi più grandi di lui, ma piuttosto deve porsi come il primo passo di un cammino che ci porti a riconsiderare la gestione del fenomeno immigratorio dall’Africa, guardando a futuri legami con un continente dalla cui stabilizzazione dipende il futuro di tutto il globo.

Daniele Frisio

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