Dalla Sicilia alle mutandine di Marilyn: Joe Di Maggio

Tanto scemo da innamorarsi della puttana d'America, ma un pezzo di pane

Joe (vero nome Giuseppe Paolo) era il figlio di Giuseppe DiMaggio e di Rosalia Mercurio, due emigranti italiani di Isola delle Femmine (provincia di Palémmo, Sicilia).

Il Talebano vi spiega in venti righe – ma dipende dalla formattazione e dalle impostazioni della vostra scheda video, quindi prendetelo con le pinze, quel “venti” – com’è diventato una leggenda.

Iniziamo dall’inizio: così, per stupirvi. Giuseppe sr. e Rosalia si trasferiscono negli States: in California precisamente, a fare i pescatori. I genitori hanno scarsa disponibilità economica, ma si vogliono molto bene: vivono in una casa di quattro stanze, ma hanno nove figli. Allora, come oggi, il lavoro dei padri risulta sempre indigesto ai figli, e così a 17 anni Joe scende dalla barca e passa le giornate con la mazza in mano. Come molti adolescenti. Ma lui usa anche quella da baseball, e nel 1921 col suo primo contratto lo pagano 250 dollari al mese come battitore. Un breve infortunio non lo ferma: nel 1936 firma con gli Yankees (quelli dei cappellini).

Ora inizia la parte noiosa della sua vita, quella in cui giocava a baseball, che perciò saltiamo. Basti sapere che lui era quello che doveva mandare la palla fuori campo. Lo faceva così spesso che ha portato a New York il titolo nove volte in tredici anni. Si ritira nel 1951, avendo capito che il baseball non è un vero sport. Nel frattempo ha messo su famiglia con Dorothy Arnold, la moretta tutto pepe del film Gambling ship del 1938. Il loro figlio, chiamato come il padre nella migliore tradizione DiMaggio, eredita il dolce sorriso del papà: ma almeno è ricco di famiglia.

Il matrimonio dura quattro anni, fino al 1943. Nei primi anni ’50 Joe vede Marilyn in foto: “Prendo questa”. Spiegatogli che aveva in mano un giornale, e non un tablet aperto su sposeucraine.com, si deve arrangiare alla vecchia maniera: la porta fuori. L’amore scatta subito. Lui è uno sportivo ricco, con fascino sufficiente per nascondere pancetta e faccia da pugile suonato. Oltre al fatto che “la sua più grande mazza non era quella che usava sulla base” (Marilyn dixit). Lei…beh lei è la Monroe. Il rapporto diventa però presto malato: lui è molto geloso, lei ha problemi psicologici e abusa di sostanze. Nel 1957 i due si separano, passato appena un anno di matrimonio: l’attrice morirà cinque anni dopo. Di Maggio, perdonatele pure le innumerevoli scappatelle, le aveva richiesto di sposarlo: la cerimonia era fissata tre giorni dopo la morte di lei.

Due volte alla settimana per gli anni fino alla propria morte Joe fece portare rose sulla tomba della donna.

Giuseppe morì nel ’99. In mezzo, le solite cose: storie con miss America, scazzi con Simon e Garfunkel per il verso del ritornello di Mrs. Robinson, idolatrìa delle folle.

Il nome di DiMaggio è ormai nella storia americana. Incarnava il modello dell’humble hero, pur probabilmente non sapendo bene come si scrivesse.

Una volta l’Italia importava nelle Americhe anche campioni come lui. Oggi, solo sindaci di New York.

Andrea Carbone

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