L’Espresso svela la strategia politica di Salvini: è la strada tracciata dal Talebano

Gli incontri talebani di Salvini e l'idea di rivoluzionare il "centrodestra"

Pubblichiamo di seguito un articolo ieri apparso su L’Espresso in merito alla nuova strategia politica della Lega Nord di Salvini, che descrive puntualmente i passaggi più interessanti dello sviluppo della politica del nuovo leader del Carroccio. Tutti passaggi peraltro ampiamente anticipati da Il Talebano, che con Salvini è entrato in contatto diverso tempo addietro avviando un percorso culturale per porre le fondamenta della situazione ora in via di concretizzazione.

Insieme a Massimo Fini, ad esempio, lanciavamo la battaglia anti-sistema in nome dell’autodeterminazione dei popoli (leggi qui) proponendo già a fine 2012 l’avvio di un dialogo con il movimento di Beppe Grillo (come si può leggere qui); sulla scia di questo percorso, nel giugno del 2013 lanciavamo con Pietrangelo Buttafuoco l’idea di un fronte politico identitario trasversale – in Italia e oltre Italia – che dichiarasse guerra a Bruxelles  in nome di un’Europa dei Popoli (leggi qui), individuando insieme ad Alain De Benoist come nemico principale l’Euro ed il sistema economico-monetario europeo (leggi qui). Visto l’ottimo riscontro ottenuto da questo percorso, per dar concretezza al progetto davamo vita all’esperimento dell’Associazione Patriae per far sì che il nuovo progetto politico di Salvini e della Lega potesse essere abbracciato da tutte quelle frange identitarie e sovraniste presenti in Italia fuori dalla Lega (vedi le varie aree della destra politica italiana) e, soprattutto, anche dalla popolazione sana del centrosud (leggi qui), il tutto partendo dal presupposto del superamento della vecchia dicotomia destra-sinistra in nome della ricerca di nuove sintesi trasversali, come evidenziato anche nelle nostre collaborazioni con il filosofo Diego Fusaro (ad esempio, leggi qui). E ricostruendo una rete a partire da quelle forze che, nonostante gli errori, avevano condiviso alcuni temi politici importanti, motivo per cui esortammo – ad esempio – Guido Crosetto e Giorgia Meloni a rompere con la vecchia nomenclatura di Alleanza Nazionale per costruire qualcosa di nuovo (come si può leggere qui).

La strada da seguire, nonostante tutti questi passaggi abbiano avuto compimento, è comunque ancora lunga. Gli ambienti esterni alla Lega devono infatti compiere lo sforzo di riuscire a superare i vecchi schemi; gli ambienti interni alla Lega idem, comprendendo la necessità di essere un movimento dinamico capace di essere attuale nel recepire le odierne istanze dei popoli: autodeterminazione, localismo, famiglia, identità, etc… Salvini ha avuto il coraggio di sfidare tutti, partito e società. Ha vinto e ora deve costruire una nuova dirigenza per realizzare questo progetto. E se il suo sogno è fare il sindaco di MIlano, ha ormai tutte le carte e gli accreditamenti necessari per porsi come referente politico – dopo che per l’Europa dei Popoli – anche per un’Italia dei Popoli, federazione di Patrie autonome e sovrane delle proprie specificità e del proprio futuro.

Vincenzo Sofo

 

Lega, ora Salvini vuole prendersi gli elettori di Forza Italia Matteo Salvini

(http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/06/03/news/lega-ora-salvini-vuole-prendersi-gli-elettori-di-forza-italia-1.167961)

Nessuna riedizione del Patto di Gemonio, fine del «forzaleghismo» al nord e sfondamento a sinistra. Matteo Salvini il 9 giugno presenterà alla segreteria federale della Lega Nord la sua strategia per il futuro. Nessun ritorno al passato come vagheggiato inizialmente da Berlusconi, prima che Salvini lo gelasse con una battuta al vetriolo dandogli dell’ottantenne: il tempo in cui Umberto Bossi e il Cavaliere siglavano accordi e alleanze è finito definitivamente. Forza Italia se vuole sopravvivere deve restare nella scia del Carroccio. E il conto dei voti non serve.

Se il partito di Berlusconi mantiene nelle regioni del Nord una maggioranza relativa nel centrodestra, è Salvini a dare la rotta. Lo dimostra Padova dove il candidato leghista Massimo Bitonci sorprendentemente andrà al ballottaggio con il candidato del centrosinistra Ivo Rossi. E gli elettori di centrodestra apprezzano. Tra la sua lista civica e la Lega, Bitonci raggiunge un 20% dei consensi mentre Forza Italia precipita al 7%. Anche in Trentino Alto Adige gli azzurri sono crollati a tutto vantaggio della Lega Nord.

Piccoli esempi si potrebbe dire, ma che danno la giusta misura di un trend in crescita a tutto vantaggio di Salvini. Il prossimo anno, peraltro, si andrà alle urne per il rinnovo delle assemblee regionali di Veneto e Liguria e la Lega Nord vuole dire la sua con propri candidati presidenti. Mentre quello che è sempre più chiaro è l’obiettivo finale.

“Ci interessano gli elettori del centrodestra, di Forza Italia soprattutto, non il destino politico di una Maria Stella Gelmini e di una Micaela Brambilla” ironizza qualcuno nei corridoi di via Bellerio, sede del Carroccio a Milano, a margine dell’ultima segreteria federale. A Salvini men che meno, lui che non risparmia battute ai colonnelli di Berlusconi: «Mi han detto che non avrebbero appoggiato il referendum sull’abrogazione della legge Merlin perché avrebbe messo a disagio il loro capo, contenti loro!».

La Lega vuole l’elettorato di Forza Italia al Nord e da lì rilanciarsi come unica alternativa a Renzi. Prima che i voti si perdano tra il Presidente del Consiglio e il Nuovo Centrodestra o vadano ad alimentare ancora di più l’esercito degli astensionisti. Su Fratelli d’Italia e su un asse in cui confida Giorgia Meloni è difficile fare previsioni. Salvini stima Guido Crosetto ma è abbastanza refrattario agli ex aennini, giudicandoli inaffidabili e troppo legati alle poltrone. La loro stessa posizione noeuro, tardiva rispetto al Carroccio, è precaria e decisamente concorrenziale tanto da lasciarli al momento alla porta al di là delle frasi di cortesia.

Il secondo obiettivo di Salvini invece è quello di sfondare a sinistra. Le valutazioni circa le «primarie dei progetti» sono proiettate a guadagnare consensi in una fetta dell’elettorato tradizionalmente ostile o indifferente al Carroccio. Le sue comparsate ai cancelli di numerose aziende in crisi hanno dato esiti incoraggianti. Solo i pochi mesi a disposizione prima delle elezioni europee, visto che è diventato segretario federale nel dicembre scorso, lo hanno obbligato a trascurare questo obiettivo a vantaggio di altri considerati più facili e alla sua attuale portata. Ma la spinta sul referendum di abrogazione della legge Fornero e il tema del lavoro restano prioritari.

Salvini pensa, a ragione o a torto, che molti voti a sinistra possano essere rimessi in gioco. In fondo la stessa Le Pen ha riscosso un successo inaspettato, circa il 43% dei consensi, proprio tra gli operai. E se Renzi ha conquistato la fiducia di una discreta fetta di elettori di centrodestra, perché mai non potrebbe ottenere l’effetto contrario? Salvini ama ripetere ai suoi che «destra e sinistra sono categorie morte, ora la scelta è tra chi guadagna dall’austerità e chi non ha che da perdere. Il bipolarismo è figlio del berlusconismo e con la crisi di Forza Italia è definitivamente morto, dobbiamo agire prima che Renzi si assorba tutto lasciandoci ai margini dello scenario politico.»

Ma non è solo la sinistra operaia a interessargli. L’idea che vorrebbe portare all’attenzione del congresso federale, da convocare entro l’estate, è quello di una modifica dello statuto che permetta di ampliare lo spettro di azione a tutto il Paese. Pur inalterato il riferimento alla Padania contenuto nell’art. 1, il segretario della Lega vuole aprirsi a realtà associative e movimenti locali in una sorta di associazione temporanea di partiti che graviti attorno al Carroccio sulle elezioni amministrative ed eventualmente quelle politiche. Un esperimento che potrebbe decollare in vista delle comunali di Milano, dove Matteo Salvini conferma l’intenzione di candidarsi a Sindaco, dopo l’incoraggiante esordio con il movimento Patriae di Alberto Arrighi e Fabrizio Fratus al centrosud e coi tirolesi di Freiheiliche alle europee appena passate.

Invece con Beppe Grillo, incontrato a Bruxelles settimana scorsa, Salvini ha stretto un patto di non belligeranza. Ora che il M5S si è ridimensionato è più facile costruire un’opposizione a Renzi e al Pd. Un percorso comune e di convenienza reciproca. Ben evidente a Modena e Livorno, dove la Lega appoggerà ai ballottaggi i candidati grillini, ancora segreto quello che porterà entrambi a Strasburgo ad assumere convergenze di voto. In gruppi separati ma con un amico in comune, quel Nigel Farage tanto vilipeso dalla base grillina ma che gode della stima di Matteo Salvini.

(di Marzio Brusini, tratto da L’Espresso)

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1 Commento su L’Espresso svela la strategia politica di Salvini: è la strada tracciata dal Talebano

  1. Alessandro Cavallini // 4 giugno 2014 alle 17:01 // Rispondi

    In pochi pronosticavano il successo elettorale della Lega Nord. Onore perciò a Salvini per la sterzata che ha dato al suo movimento e per la capacità di porsi come riferimento per tutti coloro che, oltre la destra e la sinistra, hanno individuato tra i propri nemici i burocrati di Bruxelles. Se il buon giorno si vede dal mattino, non possiamo che coltivare buone speranze per il futuro.
    Come scritto da Vincenzo, è giunta l’ora di abbandonare vecchie e stantie etichette per appoggiare con entusiasmo ed attenzione la politica identitaria portata avanti dal nuovo corso del giovane segretario della Lega Nord.

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