Sergio Ramelli non diventi il nuovo Dax

Ricordare un ragazzo ammazzato per le sue idee sia occasione di riflessione e non di odio

Oggi, 29 aprile, ricorre l’anniversario della morte di un ragazzo. Un ragazzo di nome Sergio Ramelli, morto non in un modo qualunque. Morto con il cranio fracassato a colpi di chiave inglese. Una di quelle morti che non si augurano a nessuno. Una storia che già altre volte abbiamo avuto modo di ricordare e raccontare. Oggi non vogliamo ripetervela: se volete conoscerla, potete leggere il nostro vecchio pezzo “Chiavi inglesi per la democrazia: la storia di Sergio Ramelli“. Oggi vogliamo lasciarvi una riflessione.

Qualche anno fa, prima ancora che nascesse Il Talebano, nel numero 19 dell’allora rivista “Sintesi” creavamo e pubblicavamo in ricordo a Sergio Ramelli l’immagine di cui sopra. Depurando l’immagine-stencil che girava dappertutto di simboli, loghi, colori, marchi. Un sobrio e minimalista “Ciao Sergio”, senza neppure il cognome, ed una citazione, senza neppure autore, accompagnate dal bianco. Puro.

Perchè l’assassinio di Sergio Ramelli è di quelli che colpiscono il cuore di ogni persona che ha deciso di dedicare la propria vita non esclusivamente a lavoro denaro e divertentismi, ma soprattutto alla lotta quotidiana – ognuno con i suoi mezzi e le sue possibilità – per l’affermazione e la diffusione dei suoi ideali. Che tradotto significa, decidere di passare la vita non solo a pensare ai fatti propri ma a preoccuparsi per la comunità e la società in cui vive, cercando di battersi per ciò in cui crede che altro non è che la modalità per lui migliore per raggiungere il bene di tutti. Voi compresi. Questo è l’attivismo politico, incompreso ormai ai più ma motore indispensabile per la sopravvivenza e l’avanzamento di una civiltà. In fondo, la cosa meno importante è di che ‘partito’ sei, perchè se sei sul campo a lottare per qualcosa, beh, questo già ti rende onore. Perchè i primi nemici sono l’apatìa, il disinteresse, l’indifferenza, la chiusura dentro il proprio orticello di egoismo ed effimerezza.

Il ricordo di Sergio Ramelli è dunque innanzitutto l’omaggio all’impegno e al sacrificio, di un giovane che a 17 anni poteva fare come la stragrande maggioranza di persone che conoscevate a quell’età (e che conoscete anche adesso): calcetto, canne, discoteca, alcool. Un ricordo che dunque dovrebbe coinvolgere ed unire tutti. Il ricordo di Sergio Ramelli è anche, però, il ricordo di una stagione in cui il sistema riuscì a disinnescare il moto rivoluzionario di una generazione contro l’establishment, dividendola e fomentandone una guerra civile interna. Giovani di destra e di sinistra, entrambi sollevatisi contro lo status quo, invece che provare a trovare una sintesi comune finirono per cedere alle campagne d’odio e ad ammazzarsi tra di loro, da una parte e dall’altra. Con tanta manna per il Potere, che grazie a questa geniale operazione riuscì a salvare le penne… tanto che alcuni di quelli che comandavano allora ancora li si ritrova al comando oggi (e chi non c’è più, è solo per sopravvenuti limiti di età). Il ricordo di Sergio Ramelli, dunque, dovrebbe coinvolgere ed unire tutti. Per ricordarci di non cedere alle campagne di divisione e di odio che ancora oggi vengono infiltrate all’interno della società in cui viviamo, specialmente tra i giovani.

Ciò non è però accaduto quest’anno. Anzi. L’ANPI e le associazioni cosiddette antifasciste hanno deciso di avviare una campagna di odio e di tensione, facendo pressione nei Consigli di Zona e al Comune di Milano affinchè la maggioranza approvasse mozioni di condanna a questo momento di ricordo, di censura a questa orribile storia. Pressioni alle quali ha ceduto il sindaco Pisapia, che ha vietato (prima volta in 40 anni) la veglia di commemorazione. Pressioni alle quali hanno abboccato i centri sociali, che hanno aderito alla campagna di ANPI & Co. organizzando provocatoriamente una manifestazione anti-Ramelli, lo stesso giorno alla stessa ora, alimentando il fuoco dell’odio e della divisione.

Ma Sergio Ramelli non deve diventare un nuovo Dax. Dove per Dax ci riferiamo al corteo della sinistra in memoria di Davide Cesare, un ragazzo ucciso qualche anno fa sempre a Milano, la cui morte è stata appositamente strumentalizzata politicamente per diventare occasione di lancio di messaggi di guerra e – ancora – di odio. Proprio come sta accadendo quest’anno, con le inziative di cui sopra puntualmente e costantemente pompate ed alimentate da un paio di settimane a questa parte dai giornali. L’obbiettivo è provocare incidenti. Provocare incidenti per screditare il ricordo di Sergio Ramelli. Screditarlo urlando “ecco, avete visto, è solo una riunione di violenti che vogliono seminare terrore”. E così, cancellare un altro pezzo di storia della città e del paese.

Ma Sergio Ramelli non deve diventare un nuovo Dax. Ed è dunque necessario uno sforzo ed una maturità da parte di tutti i partecipanti al corteo affinchè quanto auspicato dai provocatori non diventi realtà. E affinchè Ramelli non diventi rima di odio. La maggior parte di chi stasera si presenterà alla manifestazione ANTI-Ramelli, è in fondo una vittima. Una vittima dell’azione di un sistema che ragiona sulla logica del Divide et Impera. Chi staserà si presenterà al corteo IN MEMORIA di Ramelli, dovrà invece dar dimostrazione di saper resistere e sconfiggere questa logica, superando barriere e divisioni e riunendo tutti gli uomini di buona volontà sotto il canto de Il Domani appartiene a Noi.

Vincenzo Sofo

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