La ducessa Meloni abbaia alla destra incancrenita

I Fratelli d'Italia, disperati, provano ad imitare la Lega

Si è concluso il congresso di Fiuggi in cui è rinata la “Nuova Alleanza Nazionale” e, noi tutti, dovremmo esserne felici vista la scelta di aderire al progetto di uscire dall’EURO… In realtà, però, questa adesione alla “battaglia all’EURO” è solo elettorale, in quanto i sondaggi riferiscono che quasi il 60% degli italiani è contro la moneta unica che ha messo l’Italia in ginocchio economicamente. Vediamo un po’ cosa ha detto la neo presidentessa del resuscitato partito reazionar-nazionalista:

«Non accettiamo di essere classificati come un paese maiale, perché in realtà noi siamo galline dalle uova d’oro. In queste condizioni all’Italia non conviene stare ancora nell’euro». «Se vogliono che restiamo – ha aggiunto la parlamentare – devono cercare di convincerci, la Germania in primo luogo perchè hanno bisogno più loro di noi che noi di loro. Se ritengono che siamo indispensabili, come dicono, facciano qualcosa. Se ci accusano di populismo, meglio così: meglio populisti che servi».

(Giorgia Meloni)

Come si può notare la neo leader non ha compreso nulla della moneta unica: la sua battaglia, oltre che di tipo elettorale, è di interesse egoistico della “nazione” Italia nei confronti dell’Europa. Ovviamente la colpa di non avere compreso realmente cosa sia l’EURO non è solo della Meloni ma è di tutta una classe dirigente che, oltre ad avere contribuito ad affossare le idee dell’area che vorrebbero rappresentare, non ha assolutamente nulla da dire. L’EURO e’ uno strumento per controllare e gestire le economie dell’EUROPA, si comprende bene quanto ciò che ha dichiarato la Meloni sia banale ed inutile per gli interessi dell’Italia. Le polemiche sul simbolo sono irrilevanti, è certo che qualche stolto voterà in relazione al simbolo, da sempre è così (anche per questo il sistema democratico è fallimentare), ma resta il fatto che non sarà certo la scritta “ALLEANZA NAZIONALE” con i vecchi colori etc. a fare raggiungere il fatidico 4% alle elezioni Europee. Il partito, oggi, è stabile al 2,5 – 2,7 e non si comprende la motivazione politica per cui potrebbe salire di oltre l’1,3%, cioè la metà della sua percentuale odierna. È il progetto a mancare, leggendo gli scritti di alcuni dei maggiori referenti culturali è facilmente verificabile il ripresentare sempre la stessa aria fritta copiata e ripetuta da decenni:

“Un tempo sognavamo un partito nazionale e popolare, sociale e futurista. Capace di sintesi. Popolo e Nazione. Modernità e tradizione. Comunità e Tecnica. Destra popolare e sinistra nazionale. Berto Ricci ed Enrico Mattei. Beppe Niccolai e Niccolò Macchiavelli. L’Olivetti (quella vera) e il Colosseo. Un magnifico passato e un futuro da tutto costruire. Nuovi linguaggi e nuove culture, l’indipendenza nazionale, il primato italiano.”

Sembra un ritorno a Pino Rauti e alla retorica della Coca Cola, mai nuove idee e o nuovi contenuti ma sempre e solo sogni infranti e nostalgie di ciò che poteva essere ma non è stato. Sempre nello stesso articolo di preparazione al congresso si legge:

“Oppure perché Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto sono riusciti a fissare, a differenza di Storace e dell’ex sindachessa di Lecce, un punto di coagulo nella liquidità della destra dispersa e tengono punto in Parlamento e sul territorio. Bene. O, ancora, perché Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto sono riusciti a salvare il simbolo di A.N — con gran rabbia del povero Gasparri e del callido Matteoli — per rilanciarlo (ammesso e non concesso che valga ancora qualcosa) alle prossime elezioni. Benino. Ma non basta. Non può bastare”

In questo passaggio possiamo leggere una piccola ammissione “non può bastare”; ma cosa non può bastare? La rabbia di Gasparri? Quella di Matteoli? Il Simbolo di AN? Certo che tutto questo non può bastare e, inoltre, fa ridere il passo in cui si scrive che Ignazio la Russa e Guido Crosetto hanno trovato  “un punto di coagulo nella liquidità della destra dispersa…”, credo realmente che sia inutile commentare la retorica di questo passaggio.

La realtà è solo una: se dopo il voto delle Europee F.d.I. non riuscirà ad arrivare al traguardo del 4% vi saranno altri disoccupati, vi saranno disperati che nella vita non hanno fatto nulla se non il bussare alla porta di Ignazio, ma ora lui, purtroppo per loro, non avrà più il potere per imporre nomi e amici in qualche ufficio… Questa è stata per anni la politica della destra italiana, e noi speriamo che non torni più.

Fabrizio Fratus

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