Il Saccomannum

Si è detto al popolo bue: al capitale sociale della Banca d’Italia (BdI), nel 1936, fu dato un valore di 300 milioni di Lire; questo valore è ridicolo, in realtà la BdI vale molto di più, vale (come certifica una commissione di tre esperti) 7,5 miliardi di Euro – quasi 500 volte di più. Quindi facciamo un bel decreto legge che, rispecchiando questa realtà, autorizzi l’assemblea della BdI a rivalutare il capitale sociale nel detto importo. Ciò ci darà molti benefici: lo Stato percepirà il 12% in tasse sulla rivalutazione, le banche partecipanti moltiplicheranno il valore della loro quota e così si patrimonializzeranno di più, saranno più solide, potranno prestare più denaro. Ma, intanto che ci siamo, stabiliamo che nessun partecipante possa detenere più del 5%; a chi ora ha quote superiori al 5%, la differenza in eccesso la comprerà BdI e la terrà provvisoriamente nel proprio patrimonio.

Poi, la consociativa partitocrazia italiana ha strumentalizzato l’emergenza della seconda rata dell’Imu – al grido “o si trovano i soldi per coprirla in sette giorni, o bisogna farla pagare alle famiglie” per portare a termine, senza tante discussioni e dibattiti scomodi, il gran porcellum: “con la rivalutazione del capitale sociale di Bankitalia si creano i fondi per l’Imu”. Tutti applaudono, contenti e sollevati. Il governo Letta-Alfano prepara il decreto legge n. 133/2013 il quale, all’art. 4 c. 2, autorizza l’aumento di capitale a favore dei partecipanti e a spese della BdI, come si dirà. Premurosi, i soci di Bankitalia si radunano per deliberare la rivalutazione ancor prima che il decreto sia convertito.

Su tutti i punti suddetti, la realtà è assai diversa da come raccontata alla gente. Vediamola e critichiamola.

Innanzitutto, non si tratta di una rivalutazione del patrimonio sociale, cioè non si tratta semplicemente di prendere atto che esso, e quindi le quote di cui si compone, è aumentato di valore, di quasi 500 volte. Ciò non è affatto avvenuto, il capitale sociale è sempre quello: 156.000 Euro – come anche da bilanci (v. appendice). Si tratta, ben diversamente, di un vero e proprio aumento del capitale sociale, nel senso che esso viene portato da 156.000 Euro a 7.500.000.000 Euro mediante un’aggiunta di soldi, di miliardi, al capitale sociale, fatta sotto forma di spostamento a capitale sociale di 7.449.844.000 Euro di riserve (ossia quella quota del patrimonio che viene tenuta come sicurezza e garanzia per eventuali emergenze), ammontanti oggi a ca. 22.000.000.000. Ossia quasi 7,45 miliardi di Euro vengono tolti dalle riserve, dal patrimonio, della BdI – ente pubblico – e vengono date, accreditate, ai partecipanti, che sono al 95% privati, senza nulla in cambio! Ricordiamo che il capitale sociale è un credito dei soci verso la società, è qualcosa che la società deve loro. Quindi questo aumento di capitale è un aumento del debito dell’ente pubblico BdI verso finanzieri privati. E questo è proprio un bel porcellum!

In secondo luogo, da dove deriva questa stima del valore delle quote in € 7.500.000.000, che il prof. Brunetta, forzista, ha dichiarato opportuno ma riduttivo, perché giusto sarebbe stato 25.000.000.000? Deriva dal rapporto di una commissione nominata dalla stessa BdI, su incarico del Ministro Saccomanni (!) (v. Il Sole 24 ore del 30.09.13) e formata da tre saggi: Franco Gallo (ex presidente della Corte Costituzionale), Lukas Papademos e Andrea Sironi. Ignoro quale sia il compenso per i tre saggi, e se sia proporzionale al valore che essi hanno accertato. Lukas Papademos da dirigente di Goldman Sachs, partecipò agli aggiustamenti dei conti pubblici greci per far entrare trionfalmente la Grecia nell’Euro, indi fu fatto dirigente della BCE, e poi, quando la Grecia crollò, per effetto del suo ingresso nell’Euro e dei suoi conti taroccati, egli fu mandato a sostituire come premier Papandreou, reo di euroscetticismo per aver prospettato, contro il volere e gli interessi di Berlino e del FMI, un referendum popolare democratico con cui i greci scegliessero se restare o non nell’Eurosistema. Una persona, questo Papademos, degna insomma della massima fede e della massima stima democratica. Un Garante con la G maiuscola. Chi meglio di lui poteva garantire l’imparzialità rispetto agli interessi della lobby finanziaria? Bene, questa sublime commissione ha stimato il valore del capitale in un importo tra i 5 e i 7,5 miliardi in base al metodo della capitalizzazione ad oggi della somma degli utili che saranno distribuiti ai titolari delle quote del capitale sociale nei prossimi 20 anni almeno.

E ora veniamo alle obiezioni specifiche.

Prima obiezione: siccome questi utili, come già detto e spiegato, rivengono da attività in cui il capitale sociale – 156.000 Euro – dei partecipanti non ha alcun ruolo, si tratta di utili che è irragionevole e illegittimo, se non criminoso, dare ai partecipanti.

Seconda obiezione, mossa anche dalla Deutsche Bank e dalla BCE (vedi MF del 31.12.13, titolo di apertura, in tedesco “Aufmacher”): non è scientificamente possibile fare previsioni tanto avanti nel tempo, quindi la stima è arbitraria.

Terza obiezione: il Codice Civile e i principi del diritto non consentono di valutare il capitale sociale in questo modo, con riferimento alla sua redditività attesa; il capitale sociale ha l’importo stabilito in statuto e atti successivi e non aumenta per effetto di incrementi del valore dell’impresa o dei redditi attesi.

Quarta obiezione: il trasferimento di 7.49 miliardi a capitale sociale è un regale per i finanzieri, ma è solo il primo; il secondo consiste nel fatto che la BdI dovrà comperare, pagandole in contanti, le quote eccedenti il massimo di partecipazione consentita a ciascun partecipante. Doppio regalo, doppia porcata, doppio illecito.

Marco Della Luna

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