(Non capire una) Fava, sulla legalizzazione delle droghe

A legger le parole dell’assessore lombardo all’agricoltura, Gianni Fava, ci si sente vecchi, vecchi bigotti. Innanzitutto perchè il signor Fava “twitta”, alla Lady Gaga; e poi perchè il buon Gianni è da oggi uno sponsor antiproibizionista, uno di quelli che è vicino ai giovani (anzi, i ggiovani), che si fanno le canne e non solo. Gianni come Pannella, radicale dentro. Anzi, di più: Gianni come J-Ax, ohi Maria, ti amo! Oh yeah.

Caspita come sono vecchio. Chi scrive né twitta né appartiene al popolo del “legalize!”, nonostante i 20 anni in meno dell’assessore Fava. Ma se fatto anagrafico non è, cosa può essere? I postumi di un viaggio natalizio in Sud America? Il fatto che non sopportare la moglie che ti sgrida, ti costringe allo shopping e alle faccende domestiche, che o ti fai una canna o non le sopravvivi? Oppure, una questione morale.

Avete presente la morale?! Quella cosa che ti fa pensare se una cosa è giusta o sbagliata e che ti dovrebbe far percorrere la prima strada?! Per quel che riguarda le questioni morali, spesso basta pensare, riflettere, e la strada giusta la si trova. Quel che forse Fava non ha fatto a fondo prima di twittare: “Credo valga la pena cominciare a parlarne seriamente. Il proibizionismo ha fallito”.

Senza entrare in discorsi del tipo: “ma in Olanda…” “si bloccherebbe la criminalità…” “si pagherebbero le tasse…” “ha effetti curativi per alcune malattie…” ecc., facciamone innanzitutto una questione morale.

Morale 1: La realtà. Le droghe alterano la percezione che si ha della realtà. A differenza degli alcolici che modificano il modo in cui noi ci relazioniamo, rendendoci più disinibiti, le droghe alterano il modo in cui vediamo la realtà, modificando la cognizione dello spazio, del tempo, facendoci vedere cose che non esistono o conferendo energia innaturale. Questo è sbagliato. Punto. La realtà è una ed una sola, ogni strada per rifuggire da questa alterandola è sbagliata. Se non ti piace quello che ti circonda, rimboccati le maniche e cambialo, non ti drogare.

Morale 2: Il limite. La legalizzazione delle cosiddette “droghe leggere” innalzerebbe il limite del consentito rispetto al non consentito. Se oggi legalizzassimo la cannabis ed i suoi derivati, perché fra dieci anni non potremmo legalizzare anche la cocaina? In fondo l’una fa male e l’altra pure. Ci attaccheremo al concetto di “una fa male, ma poco, l’altra tanto….” Con le conseguenti infinite discussioni dei concetti del Poco e del Tanto. Il limite non va innalzato, il limite si definisce tale perché non bisogna andare oltre, non bisogna passare la fortiera, perché una volta che si invade un territorio poi si vorranno invaderne altri. Per provare nuove emozioni e sensazioni, per essere sempre dei ribelli che vìolano ciò che è vietato.

La droga fa male, vero. Ma è innanzitutto un problema sociale. Rincretinisce, anestetizza e toglie vitalità all’individuo, che da essere attivo diviene passivo, barcollante, inerme. Proprio ciò che il sistema vuole per prendersi gioco di te. Il ricorso alla droga è sintomo di disagio e debolezza davanti al reale, per cui uno Stato che si pone a tutela del cittadino deve operare perchè rimuova questo senso di disagio, non per fornirgli la via di fuga autodistruttiva. E se ben conosciamo gli effetti dell’abuso dell’alcool (che è inverosimile proibire perchè storicamente radicato nella nostra tradizione), lungi da noi agevolare un’altra arma di distruzione. Per fortuna ci ha pensato il neosegretario della Lega Nord, Matteo Salvini, a prendere le distanze del movimento da questa infelice esternazione, isolandola a marachella personale.

Se non si sopporta la moglie, si cambia moglie. E se proprio ce la si deve tenere (c’è la questione degli alimenti, lo capiamo), che vi facciate una canna per sopportate ve lo possiamo concedere. Ma non si chieda di mandare allo sfascio una società, perchè se debolezze o trasgressioni possono far parte dell’individuo, di certo non possono appartenere ad uno Stato.

Dunque, solidarietà a Fava e a tutti quelli che non sanno più come fare a sopportare le donne. Ma un consiglio: evitate di farvi twitter.

Claudio Boccassini

PS. Ah, a proposito della questione criminalità: ascoltatevi che cosa ne pensava Borsellino…

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4 Commenti su (Non capire una) Fava, sulla legalizzazione delle droghe

  1. Alessio de Nicolo Volpe // 7 gennaio 2014 alle 16:37 // Rispondi

    questo articolo denota tantissima ignoranza. evito di portare come esempio cose che potrebbero sembrare pro-legalizzazione. sottolineo solo un gigantesco errore medico-scientifico.

    l’alcool in quanto SOSTANZA PSICOTROPA modifica la realtà tanto quanto le droghe. PERCHè L’ALCOOL è UNA DORGA.
    altera le percezioni (e quindi il nostro modo di vedere la realtà), altera i riflessi e (tra l’altro) ha subito lo stesso proibizionismo che ora sta subendo la marijuana. (quindi il tuo discorso alcool-erba-cocaina già crolla di suo.)

    quindi ringraziamo per questo fantastico esempio d’ignoranza scientifica e storica.

    e suggerirei che chi non ha mai provato una cosa dovrebbe stare zitto, perchè credere che un cocktail una bottiglia di vino o una grappa ci rendano fighi e spigliati, mentre una canna faccia vedere i draghi blu,
    oltre che essere una pessima informazione e un’erratissimo consiglio [mai sentito parlare di dipendenza da alcool e cirrosi epatiche???],
    è una notizia infondata.
    quindi prima di scrivere informarsi…altrimenti si perde di credibilità.
    e una notizia senza credibilità è solo spazzatura.

    e infine. se uno deve bere qualcosa per poter essere più spigliato con la società, forse è più SFIGATO (per usare un termine giovane che sicuramente non capirai) di chi si fuma una canna per vedere draghi blu, elefanti volanti e brucaliffi.

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    • caro alessio, probabilmente dovresti leggere più attentamente il post, poichè nulla di ciò che hai detto vi è riportato. l’alcool è tanto distruttivo quanto la droga, per il semplice motivo che – creando dipendenza – è una droga. ma mentre l’alcool è un prodotto presente da tempo immemore nei nostri usi e che dunque è realisticamente impossibile eliminare, questi tipi di droghe sono sì presenti ma non radicati. motivo per cui è essenziale operare perchè ciò non avvenga. il fatto che già ci sia un prodotto dannoso, non è giustificazione per agevolarne un altro… anzi, è pro-memoria per fare l’opposto.

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  2. HORACIO PARENTI // 7 gennaio 2014 alle 19:35 // Rispondi

    Decir que la marihuana produce los mismos efectos que la cocaina es no saber de lo que se habla. Ademas la marihuana no produce dependencia. Lo digo por experiencia. A mi la marihuana no produjo ninguna sensaciomn distinta al cigarrillo. Y mas aburrida. Creo que lo que la sienten es por efecto placebo.

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  3. Vorrei rispondere anche io ad Alessio, che ha “notato grandissima ignoranza” in cio’ che e’ stato scritto, “sottolineato un gigantesco errore medico-scientifico” e infine “ringraziato per questo fantastico esempio di ignoranza scientifica e storica”.
    La coltura della vite e’ un’arte antichissima e ben affinata da una tradizione di vignaioli e bottai i quali si sono dedicati allo studio ed alla scelta delle uve e dei territori (nel primo caso), alla selezione dei legni per torchi e botti (nel secondo).
    Gente che ci mette passione, insomma.
    In diverse culture e da tempi remoti, a partire dall’Ellade degli dei sull’Olimpo che bevevano Ambrosia (si dice fosse dolce come il miele, e il miele fermentato non e’ altro che l’idromele), attraverso gli antichi Romani fino a noi, e’ usanza celebrare il primo raccolto, se generoso, con feste e sagre.
    La capacita’ di reggere l’alcool, e’ un vanto che varia da paese a paese, da persona a persona, se vanto lo si puo’ considerare.
    E se mandiamo in circolo nel sangue una dose di eroina siamo immediatamente sotto l’effetto di droga che, come scritto sopra “toglie vitalita’”, se beviamo un bicchiere di vino non ci troviamo nella stessa situazione. L’eccesso si sa, fa male e l’articolo parla chiaro: “E se ben conosciamo gli effetti dell’abuso dell’alcool, lungi da noi agevolare un’altra arma di distruzione”.
    La misura fa parte del piacere, la smodatezza, Alessio, lasciamola agli ignoranti.

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