Nichi, lotta insieme a noi!

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  • Sa, glielo chiedo perché non più di una settimana fa abbiamo trovato un ragazzo della sua età positivo all’HIV…
  • Ma figuratevi, dottoressa: sono cose di cui non faccio mistero.
  • E pensi che, ultimamente, i casi sono in aumento.
  • Anche dopo la propaganda degli ultimi vent’anni su profilattici e “sesso sicuro”
  • Sì, perché, nel frattempo, anche la ricerca è andata avanti: ormai un paziente malato di AIDS riesce a campare abbastanza a lungo da morire di qualcos’altro. Capirà che, a questo punto, la gente se ne frega.
  • Caspita, mi sembra ieri, quando nelle comunità rurali l’AIDS era considerata un flagello di Dio per i froci…
  • Prego?
  • Dicevo che un mio zio che vive in campagna ha avuto i maiali falcidiati dall’AIDS suina.
  • Probabile: so che esistono molte immunodeficienze specifiche di alcuni animali. Comunque veniamo alle nostre analisi.

Il dialogo di interpunzione maccarthiana mi ha lasciato basito: la gente è tornata a scopare senza preservativo. E, purtroppo, non è per un ritorno alle solide basi dell’Occidente: niente prospettive di vicus, domus o familia e nemmeno un ritorno di fiamma di quel cristianesimo tradizionalista e accomunante, che tanto ci piace e che da solo aveva reso possibili le vittorie di Vienna e Lepanto.

Le persone sono tornate a copulare come delle bestie perché la sifilide dà meno problemi della scarlattina e lo spauracchio dell’AIDS è stato sfatato dalle premure rassicuranti di mamma Scienza. Hanno iniziato ad andare in vacanza in Kenya perché tanto, se ti prendi la malaria, un po’ di chinina e sei forte come un toro. Però hanno smesso col tabacco, perché sempre mamma Scienza ci dice che chi fuma o mastica tabacco ha più probabilità di ammalarsi di carcinoma orofaringeo (e per quello una cura ancora non c’è). Però in centro non ci posso andare col mio millequattro turbodiesel, perché sennò ci sono più probabilità di ammalarsi di cancro ai polmoni (e per quello una cura ancora non c’è).

Insomma, al di là di qualsiasi sistema politico, senso morale o fede religiosa, l’Onesto Cittadino (quello che va a votare e si lamenta dell’astensionismo col presidente di seggio) ha una fottuta paura di crepare. Non per quell’istinto di conservazione che impedisce al Jack Russel di ringhiare al molosso: questa è proprio paura! Un terrore razionale e annichilente, come quello del passeggero del Titanic che, per la prima volta, si trova di fronte a un evento che sfugge alla sua possibilità di controllo. Quindi, il terrore, lo esorcizza: c’è chi strappa un assegno per l’AIRC, c’è chi va in piazza a protestare contro i tagli alla ricerca e c’è chi strumentalizza i mongoloidi per implorare il placet al metodo stamina. Ognuno fa la sua parte.

Fondamentalmente, l’Onesto Cittadino chiede a mamma Scienza e a papà Stato una cosa molto semplice: abolire la morte. È, infatti, un affronto ai diritti inalienabili dell’uomo il fatto che si debba morire, a maggior ragione dato che la morte avviene per cause “sociali” (alcool, tabacco, diete squilibrate, mancanza di attività fisica, imprenditori bastardi che creano inquinamento e condizioni di lavoro mortifere, ecc). Per questo, Il Fatto Quotidiano grida allo scandalo quando Vendola, paladino delle lotte contro i malvagi industriali che producono morte, si beffa della morte alla faccia di Barbara D’Urso, le Iene, Striscia la Notizia e gli altri arbitri elegantiarum della cosiddetta società civile. Insomma, quando si dice la superstizione…

Una volta i miserabili erano convinti che si morisse per streghe, untori, fatture e incantesimi vari. Oggi abbiamo gli industriali assassini. Le magnifiche sorti e progressive.

Walter Quadrini

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