Lo strano scambio (di denaro) tra Dr. Letta e Mr. Renzi

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Con la cultura non si mangia, si dice. Vallo a spiegare al PD, che dei soldi dello Stato destinati alla cultura ne fa abbuffate, sistemando le crepe di partito. Un partito che si avvicina al congresso di dicembre con un ragazzino in pieno fermento ormonale che punta a conquistare l’Italia e un signorotto di mezz’età che punta a mantenersi in tasca l’Italia.

C’era una volta il Forum Mondiale della Cultura, un evento di carattere internazionale promosso da Unesco, pianificato per essere organizzato a Monza in occasione di Expo 2015, così da ampliare la portata dell’esposizione universale facendo diventare il nostro paese vetrina anche in ambito culturale. Il tutto sarebbe stato fatto a costo zero per lo Stato, in virtù di una concordata combinazione di impegni finanziari ripartiti tra Regione Lombardia e sponsor. Tutto ciò fino al momento in cui un emendamento a firma PD entra nel decreto Bray sulla valorizzazione del patrimonio culturale in discussione al Senato. D’improvviso il Forum della Cultura si sposta da Roma a Firenze; d’improvviso, da gratuito che era, viene a costare 400.000 euro… che lo Stato si impegna a dare all’amministrazione del capoluogo toscano.

Un singolo episodio in un mare di buone intenzioni per il bene della Patria? Il provvedimento citato contiene anche un quarto della fetta prevista per il fondo unico per lo spettacolo, da destinarsi a fondazioni che organizzano festival, in particolare il Maggio Fiorentino di Firenze; ma anche 75 milioni di euro per il risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche, in particolare anche qui il Maggio Fiorentino di Firenze; ma anche 8 milioni di euro per un progetto sugli Uffizi, che si trovano a Firenze; ma anche un piano di sostegno della Biblioteca Nazionale Centrale, di Firenze; ma anche un altro piano di sostegno all’Opificio delle Pietre Dure, di Firenze. Tutto in concomitanza con decisioni governative invece fortemente penalizzanti l’azione di tutela dei patrimoni delle nostre città, come già denunciato da sindaci – non certo di destra – come Pisapia.

Il decreto Bray, dunque, non come azione di rilancio della cultura del nostro Paese, bensì marchetta pensata dal premier Letta per proteggere la poltrona affidatagli dalle lobbies italiche dal ruspante lupin dell’Arno. Quale sia il fine politico di questo ingente flusso di denaro, non è dato saperlo, specialmente perchè difficilmente potrà distogliere Renzi dalla corsa alla premiership, che avrebbe l’occasione di sbaragliere la sbandata concorrenza piddina e della restante sinistra.

La denuncia è arrivata dall’Assessore alle Culture di Regione Lombardia, la leghista Cristina Cappellini, che – dopo aver chiamato alla battaglia i prostràti sindaci centrosinistri di Milano e Monza (direttamente colpiti dai propri vertici, rispettivamente, su teatri stabili e Forum) ha invitato alla disobbedienza tutti i senatori lombardi, di ogni partito, per opporsi alla lottizzazione dei fondi per la cultura. La speranza è che l’atto del singolo sia da esempio ai leader di quelle forze politiche che si fanno referenti per tutti coloro che combattono contro la lottizzazione della cultura, dei suoi finanziamenti, dei suoi spazi e delle sue opportunità, causa dell’affermazione di quel pensiero unico dominante che affligge e cancrenizza l’animo della nostra società.

Con la cultura non si mangia. Si costruiscono i popoli.

Vincenzo Sofo

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