Assad, il sassolino nella scarpa di bombaroli e tagliagole

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Il Premio Nobel per la Pace Barack Obama dichiara intenti di guerra (in nome della democrazia, ovviamente) contro la Siria. Assolo che è diventato in men che non si dica un coro multilingue, visto l’accodarsi di Gran Bretagna e Francia. L’accusa mossa ad Assad riguarda il ricorso all’utilizzo di armi chimiche contro la popolazione civile, ma è messa in dubbio da molti, inclusi capi di governo del calibro della Merkel, non essendoci ad oggi alcuna prova. Al contrario, tali armi sono state individuate dalla Russia all’interno delle sedi dei ribelli siriani… ma si sa, volere è potere ed una giustificazione è sempre di facile fabbricazione. Anche se poi si dimostra infondata, come ai tempi di Saddam Hussein.

Quanto al nostro Paese, Letta e la Bonino si sono affrettati negli ultimi due giorni ad abbozzare un servile sostegno ad ogni decisione di Usa e della Nato, facendo intendere che l’Italia diventerebbe nel caso paese ospitante dei bombardieri americani. E mentre Israele prega per l’eliminazione di Assad dalla scena, l’unica ad opporsi apertamente all’ipotesi di un intervento militare resta al momento la Russia di Putin.

La testa di Assad pare esser molto ambita. Dai cosiddetti islamisti innanzitutto (dominanti il fronte dei ribelli siriani), che subito hanno manipolato le iniziali manifestazioni di protesta della popolazione in reazione agli anni di dittatura – conseguenza dell’unione di tante e variegate realtà tribali – per tentare di rovesciare il ‘laico’ governo di Al-Asad in favore di un regime il più possibile ‘sharizzato’. Dall’Occidente che ha prontamente sfruttato l’occasione per provare a mettere a segno un colpo determinante nel gioco geopolitico.

La deposizione dell’attuale governo siriano è considerata dagli Stati Uniti fondamentale per indebolire ed isolare il vero nemico del momento: l’Iran, di cui è primo alleato e che infatti ha già dichiarato di non restare inerme in caso di guerra a Damasco. Il paese di Ahmadinejad è capofila di un asse mediterraneo che si sta sempre più rafforzando con l’adesione di Iraq e Libano, specialmente in reazione alle sciagurate guerre angloamericane. L’affermazione di un siffatto fronte sarebbe un duro colpo per gli Stati Uniti, che perderebbero ogni velleità di predominio su un’area strategica fondamentale, iniziando così a dover temere seriamente la crescita della Russia come controaltare. Ecco allora Usa e Nato sguinzagliare le forze islamiste radicali per destabilizzare una regione secondo l’antico e sempre verde moto del divide et impera.

Dalla Siria passa il futuro dell’egemonia americana, ma anche la speranza di indipendenza dell’Europa: la definitiva conquista del Mediterraneo e del Medio Oriente da parte degli Yankees precluderebbe infatti ogni possibilità di slegarsi dal giogo, annientando la crescita di attori internazionali (vedi Russia) ai quali si possa guardare come alternativa. L’utilizzo dell’islamismo per raggiungere lo scopo, ha inoltre il serio rischio di consegnare quei territori ai salafiti ed in generale alle fazioni più radicali dell’Islam, acuendo lo scontro di civiltà ed impedendo ogni possibilità di dialogo tra i continenti.

Se dunque il diritto all’autodeterminazione dei popoli resta il principio primo, a voler ingerire certo è che non agli Usa ci si debba prostrare.

Vincenzo Sofo

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1 Commento su Assad, il sassolino nella scarpa di bombaroli e tagliagole

  1. Un comentario sereno y objetivo.

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