Chi manovra il nuovo assetto mondiale?

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C’è un fil rouge che unisce gli scandali, le rivolte, le guerre e gli attentati che stanno sconvolgendo il mondo e cambiandone irrimediabilmente la geopolitica. È difficile riuscire a mettere insieme i pezzi di un puzzle internazionale che a prima vista appare caotico e difficilmente spiegabile. Eppure c’è un motivo se lo scandalo “Datagate” sollevato dalla talpa della National Security Agency (Nsa), Edward Snowden, l’irreale silenzio in Turchia dopo le rivolte contro il premier Recep Tayyip Erdoğan, i rinnovati tumulti in Egitto contro il presidente Mohamed Morsi, lo scontro tra gli Stati Uniti e la Russia sull’opportunità di armare i ribelli siriani e l’immobilismo (politico ed economico) dell’Unione europea divisa dagli egoismi nazionali e dalla recessione che brucia ricchezza e posti di lavoro sono detonati l’uno in fila all’altro senza un’apparente consequenzialità storica. Per mettere insieme tutti i pezzi ci siamo rivolti a Vittorio Dan Segre, firma storica del Giornale e blogger del Giornale.it.

“Quella che stiamo vivendo – spiega – è una crisi mondiale che investe livelli differenti, dal piano internazionale a quello regionale fino ad arrivare a quello personale”.

Da dove dobbiamo iniziare a guardare per capire cosa sta succedendo?
“Dobbiamo convincerci del fatto che questa non è più una crisi a livello locale o una crisi di valori spirituali. Il concetto di Stato sovrano territoriale, su cui si è basata la politica da oltre cinquecento anni, non solo scricchiola, ma non è addirittura più valido perché sono venuti a mancare la sovranità, l’economia nazionale e i valori morali condivisi. Proprio per questo, le crisi a cui assistiamo sono conati per la nascita di un nuovo tipo di Stato che ancora non è nato. La dimostrazione più chiara di questo smottamento è l’impotenza delle Nazioni Unite che, fondandosi sul concetto dello Stato sovrano, non sono più in grado di intervenire.”

Cosa c’entra lo scandalo “Datagate” con questa rivoluzione?
“Venendo a mancare la struttura dello Stato sovrano, viene anche a cadere la possibilità di mantenere il segreto che era il fondamento della politica dello stato sovrano.”

Chi c’è dietro a queste rivelazioni?
“Proviamo a pensare a un improvviso attacco di febbre: può oscillare da una semplice varicella alla paura di un’infezione ebola. Ecco oggi siamo di fronte a un virus nato dal potere politicamente incontrollato dell’informazione. In questo momento, sta colpendo gli Stati Uniti, ovvero il Paese tecnologicamente più avanzato nel campo dell’informazione e nel controllo dell’informazione. Ma è solo questione di tempo: presto anche la Cina e la Russia si troveranno a dover far fronte a fenomeni simili. Nei giorni scorsi, sul New York Times è apparsa una caricatura piuttosto divertente. Veniva rappresentato un signore che, in metropolitana, parlava al cellulare con un tono piuttosto sostenuto. E urlava: ‘È uno scandalo, il governo ci ascolta’. Peccato che, tutt’intorno, gli altri passeggeri potessero ascoltare indistintamente la sua conversazione.”

Dallo scandalo che ha travolto la Nsa, il presidente Obama ne esce indebolito?
“Al tempo stesso si indebolisce sia l’idea dell’America come potenza internazionale sia l’idea di presidente degli Stati Uniti come guardiano di certi principi universali. Principio che non sono più così universali…”

Un Obama sconfitto, dunque…
“Assolutamente no. Perché, non dovendo preoccuparsi di essere rieletto ed essendo di fatto un dittatore democratico, Obama è sicuramente l’uomo più adatto a condizionare questa grande crisi dello Stato sovrano. Non per nulla in America, ma anche nella nostra Italia, uno degli elementi più forti della politica è la Corte Suprema la quale cerca di adattare all’evoluzione della società il contratto politico che, come strutture, viene costantemente messo alla prova dei cambiamenti tecnologici e morali.”

Ad esempio la decisione della Corte Suprema americana sul matrimonio gay?
“Sono cambiamenti creati dalla realtà. Una realtà che si avvicina ai 10 miliardi di abitanti. Una realtà che trova, appunto, nelle corti supreme gli strumenti di adattamento dei principi dello Stato. D’altra parte i parlamenti, nella struttura attuale, non sono più capaci di farlo…”

Come si inserisce questo cambiamento nel mondo arabo?
“Per quello che concerne il Medioriente assistiamo alla fine degli Stati creati durante la Prima guerra mondiale. Sta finendo adesso il colonialismo e, nel caso dei Paesi arabi, sta crescendo il tribalismo.”

Anche in Egitto?
“Nel caso dell’Egitto, invece, assistiamo a un efferato confronto tra il potere – non importa se potere religioso, militare o pseudo liberale – e la realtà delle necessità piubbliche. In Egitto è in atto una rivolta della fame, non è ideologica.”

Tutt’altro discorso per la Siria?
“In Siria è la fine dello Stato imposto dall’Europa alla fine della Prima guerra mondiale con la rinascita, appunto, del tribalismo che, per oltre quattrocento anni, era stato messo a tacere dall’Impero ottomano. In Egitto, invece, il tribalismo non c’è mai stato: l’Egitto è il figlio del Nilo e il Nilo non cambia. Tuttavia, il fiume non basta più per dare da mangiare a tutti: si è passati da 33 milioni di abitanti a 90 milioni. E, oltre ad essere cresciuti di numero, hanno anche aumentato le richieste di libertà individuale che vengono, esponenzialmente diffuse dai social network.”

Quali sono le sfere di ingerenza nei Paesi in subbuglio?
“Si stanno distribuendo attraverso gli interessi e le ambizioni. I partiti non funzionano più, le religioni non funzionano, le banche non funzionano più. Addirittura, l’esercito non è più in grado di difendere il proprio Paese né vincere una guerra. Questo perché non ci sono più eserciti nazionali, ma solo contractors. E ancora: sono venuti a mancare i canali nazionali in cui solitamente veniva distribuito il potere sulla base di Costituzioni che non sono più valide perché basate su un concetto sbagliato, o comunque non più valido dello Stato.”

È il caos…
“Direi proprio di sì.”

E noi ci siamo in mezzo…
“Basta guardare come i media reagiscono a questo caos.”

Ovvero?
“Pochi studiosi si occupano dello sviluppo di questo nuovo contesto nuovo politico internazionale. D’altra parte, i tempi dell’individuo non sono quelli della democrazia e i tempi della democrazia non sono quelli della riflessione profonda. C’è un strabismo di temporalità.”

Cosa significa?
“C’è una scissione tra il tempo dell’individuo, che si basa sul ‘tutto subito’, e il tempo della Storia che ingoia tutti questi desideri. Questi due ‘tempi’ hanno, tuttavia, in comune il fatto che quando sono soddisfatti a livello personale muoiono. È la stessa soddisfazione dei bisogni a ucciderli.”

Può fare un esempio?
“Se hai fame e vuoi mangiare, continui ad avere desiderio finché non ottieni il cibo e ti sazi. Prendiamo l’Europa: il Vecchio Continente è formato da Paesi stra colmi di beni. L’immobilismo europeo è causato proprio dalla mancanza di desideri. Mancanza che fa venire a mancare le sovrastrutture ideali. Eppure il desiderio che è innato nel nostro dna continua a svilupparsi…”

E quindi?
“Come dimostrano le proteste in Egitto, esiste una fame antica che né la scienza né la religione possono più soddisfare. L’uomo cerca attraverso le istituzioni di soddisfare questa ‘fame’ nuova, ma quando le istituzioni non rispondono allora il popolo si ribella.”

Quale speranza per il futuro?
“Il passaggio difficile dallo Stato attuale che si considera al di sopra del bene e del male ad uno Stato più responsabile dei suoi doveri.”

(tratto da www.ilgiornale.it)

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