Evviva il chinotto

Medaglione raffigurante Angelo Mariani

Che il nostro Belpaese si fosse rivelato spesso all’avanguardia in svariati settori si sapeva. Arte, cultura, scienza, letteratura, ecc. sono i punti forti della nostra tradizione, gli stessi che hanno permesso all’Italia di avere la possibilità di distinguersi dagli altri paesi. Ma quante volte non abbiamo messo a frutto questo enorme potenziale? Quante volte ci hanno rubato idee o abbiamo dovuto chiedere aiuto ad altri per portare a compimento i nostri progetti? La risposta, purtroppo, la conosciamo tutti. E se vi dicessi che persino The Coca-Cola Company è diventata un impero grazie a nostre “invenzioni”? Indaghiamo un po’…

La notissima Fanta è comparsa per la prima volta in Germania nel 1940 in quanto inventata dal maggior imbottigliatore della Coca-Cola Company in terra tedesca, per poi prendere piede definitivamente solo negli anni ‘60. Essendo un intruglio derivato dalla produzione di formaggi e marmellata, il caratteristico sapore di arancia andava un po’ immaginato. Del resto, la Germania avrà tanto da insegnarci, ma almeno le arance lasciatele a noi. In effetti, l’ aranciata nasce proprio qui, grazie al signor Ezio Granelli, che, nel 1932, inventò la famosa bevanda che si impose subito come un orgoglio del Made in Italy in tutto il mondo. Ovviamente, dopo il 1945, il mercato statunitense si impose un po’ ovunque all’interno del blocco occidentale e anche la Fanta fu rilanciata dalla Coca-Cola. Morale? Miliardi di incasso grazie allo spirito imprenditoriale di un italiano, alla faccia nostra.

Passiamo ora a un’altra punta di diamante dello squadrone Coca-Cola: la Sprite. Questa bevanda non è altro che una gassosa aromatizzata al limone, introdotta negli USA nel 1961. Indovinate un po’ da dove proviene la gassosa? Bravi, è ancora una volta roba nostra: una delle prime ditte produttrici infatti è di Mesocco, e l’inizio della fabbricazione è datata 1898 (poi si trasferì a Grono nel ’21), quando una parte della Svizzera era ancora sotto giurisdizione italiana. Morale? Analogamente alla Fanta, miliardi di incassi e commercio del marchio in 190 paesi, alla faccia nostra.

Infine, la bevanda più conosciuta e amata al mondo, la Coca-Cola. Essa nasce negli Stati Uniti grazie a un farmacista, che non ebbe altro merito di variare leggermente una miscela già esistente inventata da un suo collega europeo, Angelo Mariani, alla faccia nostra. Ma, cosa ancora più curiosa, l’Italia possiede una valida alternativa a questo trionfo di caffeina e zucchero: il chinotto. Questa è infatti una bevanda di tradizione completamente italiana: si ritiene che sia stata prodotta per la prima volta nel 1932 dalla San Pellegrino, che ne è anche la prima produttrice. Nella nostra Penisola sono presenti ingenti varietà di chinotto, dalla produzione artigianale a quella industriale, dal più amaro al più dolce e simile alla bevanda d’ oltreoceano, tanto che la Coca-Cola tentò di lanciare anche il suo sul mercato italiano, fallendo miseramente. Per questo motivo, pare che la compagnia statunitense abbia adottato metodi illeciti per impedire ai suoi concorrenti l’accesso ai canali distribuitivi all’ingrosso, tra cui la Spumador, italianissima produttrice di bevande gassate –e non solo- dal 1888 che, infatti stava per fallire. Tutto ciò è testimoniato dalla multa di ben 30 miliardi di Lire risalente al 2000 ad opera del TAR del Lazio. Oltre al danno anche la beffa quindi, alla facciaccia nostra!

Detto ciò, quanto fattura The Coca-Cola Company? “Solo” 46,542 miliardi di dollari (2011). Ma se la prossima volta, al bar, ci facessimo fare un bel chinotto?

Luca Carbone

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2 Commenti su Evviva il chinotto

  1. Articolo interessante. Peccato che la S. Pellegrino sia di proprietà di un colosso ancora più potente ma forse meno “rumoroso” dell’americana Coca Cola; NESTLÈ.

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