Essere Tradizionalisti… in sintesi
Rivendichiamo l’appartenenza alle idee della Tradizione. Affermazione certamente non in linea con il pensiero dominante, molto in voga – invece – nei cosiddetti ambienti non conformi. Perdendone a volte i contenuti, riducendo il tutto a slogan.
Essere Tradizionalisti significa riconoscere il carattere sovversivo di tutti i movimenti che si sono sviluppati dalla rivoluzione francese in ogni loro forma: liberalismo, democrazia o socialismo.
Essere Tradizionalisti significa opporsi con forza al mito del razionalismo, alla visione progressista e materialista della società che sviluppano idee di una civiltà “plebea” in cui la quantità sopraffà la qualità.
Essere Tradizionalisti significa pensare lo Stato come entità organica in cui i valori politici dominano le strutture economiche. Significa essere contro la logica dell’egualitarismo, per una diseguaglianza qualitativa.
Essere tradizionalisti significa accettare la spiritualità aristocratica religiosa e guerriera che ha dominato la civiltà europea e dunque lottare contro la decadenza europea.
IL TALEBANO – DIVERSAMENTE PADANI
Se convenzionalmente si pone la rivoluzione francese come spartiacque fra “vecchio regime” e modernità non bisogna scordare che libertè egalitè e fraternitè variamente declinate che hanno espresso i movimenti che conosciamo hanno un retroterra che non si può trascurare se si vuole comprendere come l’idea di Tradizione sia andata declinando, e che purtroppo ha fatto breccia anche in coloro che si richiamano a quella e che si possono così schematizzare.
– l’uso dei sensi e non più dell’intelletto per acquisire ed esprimere conoscenza
– la truffa del razionalismo che non è una forma del conoscere ma solo una elaborazione dell’empirismo
– la decadenza dello spirito e il conseguente trionfo della materia come unico concetto importante e degno di nota
– il ribaltamento della corretta gerarchia dei sillogismi aristotelici con la sostituzione del metodo deduttivo con quello induttivo e la conseguente impossibilità a raggiungere qualsiasi verità certa.
– una visione meccanicistica del mondo in sostituzione di quella organica e corretta.
– il rinnovato antropocentrismo riscoperto dall’età classica con il trionfo dell’umanesimo.
– la sostituzione della qualità con la quantità per cui quest’ultima viene identificata come ricchezza in qualsiasi forma si esprima.
– la felicità intesa come appagamento di ogni bisogno e desiderio, a cominciare da quelli materiali, sull’onda dell’industrialismo e del mercantilismo.
– l’abbandono di una visione ciclica tel tempo sostituita da quella lineare.
– la nascita del mito del progresso e l’esaltazione della velocità.
– la massificazione delle comunità con la negazione del sacro e l’eclissi del concetto di ordine e di gerarchia.
– la frammentazione della conoscenza in indefinite analisi con l’incapacità di raggiungere qualunque tipo di sintesi.
– l’introduzione del concetto di libertà intesa come “libera scelta individuale”
– la sostituzione del concetto di giustizia con quello di egualitarismo.
E come sintesi di quanto sopra la negazione dei principi universali e metafisici, sostituiti da assiomi e da postulati indimostrabili ma niente affatto autoevidenti poiché non hanno alcun riscontro nella realtà, ai quali si è dato il nome di “valori politici” e dai quali si è fatto discendere ad esempio quell’obbrobrio culturale e normativo che è la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”.