ITALIA SI, ITALIA NO

L’avvento di Maroni e il periodo congressuale hanno riacceso all’interno della Lega Nord il dibattito circa le linee guida del movimento. In particolare, è tornato in auge il confronto tra secessionisti e federalisti, tra “radicali” e “moderati” circa appunto il rapporto tra il Nord (la Padania) e l’Italia. Tale discussione è stata alimentata dalle recenti dichiarazioni di Tosi, che ha sostenuto che non essere appropriata la richiesta di secessione, poiché non si tratta di un diritto previsto dalla Costituzione e dunque – chi volesse perseguire tale obiettivo – dovrebbe ricorrere alle armi.

Senza soffermarci sul tema del “diritto alla secessione”, ci preme sottolineare qui la nostra posizione in merito. Per quanto ci riguarda, il dibattito in questione parte da un presupposto errato, o meglio che non coglie pienamente il senso profondo della battaglia. Il secessionismo è a suo modo una forma di nazionalismo, poiché pone una problematica di confini, dunque basata sul concetto di Nazione. Si tratta a nostro avviso di un qualcosa di inconsistente dal punto di vista identitario (basti pensare a quante volte sono cambiati i confini nazionali in Europa negli ultimi secoli): così come attualmente un comasco sarà più affine ad uno di Lugano che ad un calabrese, anche nel caso della formazione della Padania, un emiliano si sentirà probabilmente più simile ad un vicino del centro-Italia piuttosto che ad un valdostano. Non è un caso che anche la Lega Nord, al suo interno, sia composto da differenti leghe che hanno voluto mantenere le loro peculiarità ed autonomie… si potrebbe dunque ripetere questa “secessione” infinite volte, senza raggiungere un risultato soddisfacente… se ci si limita al punto di vista nazionalistico.

Le Nazioni sono formate da semplici guerre/accordi e sono mutevoli; difficilmente rispecchiano le omogeneità culturali e vi sarà sempre qualcuno che è stato inglobato ma che vuol uscire, o qualcuno che è stato escluso ma vuol entrare. E’ un semplice contenitore, necessario più per le funzioni amministrative/politiche che per lo sviluppo culturale della società che ingloba. Un contenitore da riempire di contenuti.

Tale contenuto è la Patria, intesa come insieme di tradizioni, identità e cultura comuni che formano un popolo. Possiamo affermare che in tutte le Nazioni siano presenti diverse Patrie, in special modo in Italia. Se l’intento è preservare queste Patrie, valorizzando le loro specificità, i confini diventano un tema assolutamente secondario e marginale, poiché tutto dipende da come i popoli vengono gestiti all’interno della Nazione che li contiene. Ecco dunque che la secessione diventa un atto estremo ma non necessario, potendo spostare la battaglia sul terreno del federalismo e dell’autonomismo. Il fine ultimo dell’indipendenza non deve essere quello di avere un posto nella cartina o dei confini da recintare; deve essere quello più elevato di garantire che ogni popolo sia preservato e garantito nella propria diversità ed identità, impendendo che venga  spogliato delle proprie caratteristiche per essere standardizzato.

In qualunque caso, l’errore da non commettere è quello di limitarsi ad un discorso economico, tralasciando il fattore culturale/identitario. E’ infatti quest’ultimo ad essere il vero collante: se è vero che un sacco di Nazioni sono state create e distrutte per motivi economici, nessuna Patria è stata creata o distrutta dal solo denaro.

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