Dal 2011 via dall’Afghanistan. Ecco il bilancio della “missione di pace”…

Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha detto che nella primavera del prossimo anno inizierà il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan. L’operazione, a detta sua e della Nato, dovrebbe concludersi in coincidenza con la fine del mandato del presidente Karzai, cioè nel 2014.

Era ora, anche se da qui a quattro anni questa esperienza causerà altre decine di migliaia di vittime. Cadute sotto i colpi dell’Occidente ancor più che sotto quelli dei talebani. Persino un rapporto del 2009 dell’Onu afferma che la maggioranza delle vittime civili è stata causata dai bombardamenti della Nato. Insomma, quella che Stati Uniti e Unione Europea si ostinano a definire missione di pace, nei fatti si è rivelato un massacro.

Detto ciò, che cosa lasciamo e che ne sarà dell’Afghanistan al momento del ritiro delle truppe occidentali?

Lasciamo un numero di vittime civili (uomini, donne, bambini, anziani) che si attesta intorno alle 70 mila unità. Lasciamo un paese al collasso, che non ha ancora capito che ne sarà del suo futuro e che – “liberato” dalla dittatura – non vede nessuno spiraglio di cambiamento. Lasciamo una società devastata dalle morti e dallo stato di guerra perenne.

La Nato assicura che, anche dopo il 2014, verranno lasciati lì gli addestratori. Peccato che si tratti di addestratori di un esercito inesistente, composto di poveracci che sono lì giusto per guadagnare la pagnotta. Un esercito di afghani pronti a passare con i talebani appena gli occidentali se ne saranno andati. E, questo è il bello, lo sa pure la Nato.

Lasciamo un presidente fantoccio – Karzai – che nel giro di due secondi verrà cacciato dai talebani. Per il semplice motivo che si tratta di un presidente NON voluto dagli stessi afghani.

Insomma, lasciamo il risultato di una guerra voluta dagli USA per interessi che si misurano non in pacifismo o democrazia, bensì in petrolio. Una guerra nella quale l’Europa, ancora una volta, ha svolto il ruolo della pecora. Senza mai dimostrare un briciolo di indipendenza e autorità politica. Senza mai dimostrare di essere una Nazione.

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