Il Pdl è morto. Al via la terza repubblica

di Vincenzo Sofo e Fabrizio Fratus

Il meeting di Futuro e Libertà che si è tenuto questo week-end a Perugia ha sancito la morte politica di Berlusconi e l’ufficializzazione di un nuovo equilibrio di poteri. Equilibrio che oltre alla presenza fissa della Lega, vede l’uscita del Pdl e l’ingresso tra la gente che conta di Fini.

Pochi giorni addietro il Premier aveva teso nuovamente la mano all’ex alleato, proponendo un patto di fine legislatura. La risposta dell’ex delfino di Almirante non è però stata certo in tono conciliatorio. Anzi, Fini ha addirittura lanciato l’ultimato a Berlusconi.

L’asso nella manica di Fini.

La verità è che Fini si è reso conto di avere il coltello dalla parte del manico. Al contrario Berlusconi, forse per la prima volta dalla sua discesa in campo nel 1994, non ha più le redini del potere… situazione nuova per il Presidente del Consiglio, che infatti fatica a gestire. In tutto ciò ha un ruolo fondamentale la Lega Nord, cliente scomodo per tutti in quanto dotata di forza propria.

A sostegno del capo di Fli ci sono i sondaggi “segreti” che circolano per le segreterie dei partiti, ben diversi da quelli pubblici. Se infatti giornali e televisioni danno il Pdl al 29% e Pd al 23%, in realtà sembrerebbe che la distanza tra i due partiti sia limitata ad un punto percentuale (26% contro 25%). Prova della veridicità di queste cifre sono le stesse dichiarazioni di Berlusconi (che rivendica il diritto di terminare a tutti i costi la legislatura) e di Bersani (che ha dichiarato che presto il Pd potrebbe diventare il primo partito d’Italia).

Gli scenari possibili

Gli scenari che si aprono a questo punto sono tre:

  1. Berlusconi presenta le sue dimissioni e si forma un nuovo governo di centro-destra, con l’ingresso – oltre a Pdl, Lega e Fli – dell’Udc ed un nuovo presidente del consiglio. Due sono i nomi per quanto riguarda l’eventuale nuovo premier: il ministro Tremonti o, nel caso (improbabile) in cui la Lega si rifiutasse di far parte del nuovo govarno, Giuseppe Pisanu;
  2. Berlusconi decide di non dimettersi. In tal caso Futuro e Libertà uscirebbe dalla maggioranza facendo cadere il governo. La palla passerebbe nelle mani di Napolitano che, come previsto dalla Costituzione, dovrà verificare se è possibile un’altra maggioranza: questa ovviamente ci sarà, in quanto il Fli inviterà a partecipare tutte le forze che vorranno. In questo caso spuntano scenari interessanti: se infatti la Lega accogliesse l’invito, avrebbe da Fini la garanzia che la nuova legge elettorale che si andrà a fare prevederà la costruzione del Senato delle Regioni, obiettivo fondamentale per il successo del federalismo. In ogni caso, Lega o no, resta in piedi il patto tra Fini e D’Alema: in questo caso rischierebbe di restare fuori Di Pietro, che infatti – una volta capito lo scenario che si sta delineando – ha fatto dietro front sulla richiesta di elezioni anticipate e ha promesso un appoggio esterno ad un’eventuale governo tecnico.
  3. Elezioni anticipate: si tratta dell’opzione attualmente più improbabile, perchè non conviene a nessuno. Come detto prima, il divario in termini di consensi tra Pdl e Pd è sottile, rischioso. Non va meglio alla Lega – che in caso di elezioni anticipate vedrebbe interrompersi brucamente il processo federalista – e a Futuro e Libertà, non ancora sufficientemente organizzato per affrontare con successo la competizione elettorale. In ogni caso, le elezioni non avverrebbero prima del 2012, perchè il Pd attende il sorpasso nei confronti  del Pdl, Fini sta ancora organizzando la struttura del suo partito e Berlusconi è immerso nelle sue vicende giudiziarie e di gossip.

La posizione di Bossi

Insomma, Berlusconi è ormai in balìa degli eventi – messo all’angolo proprio da colui che aveva cercato di eliminare e che invece ha stranamente (a giudicare dal suo passato politico) dimostrato ottime capacità di stratega. Inoltre Silvio non può neppure contare sull’appoggio incondizionato della Lega Nord. Infatti Bossi, che nel panorama nazionale è certamente quello dotato di maggior intelligenza e capacità politica, è giustamente concentrato portare avanti le idee e le battaglie del suo movimento. Le alleanze stipulate dal senatur sono dunque strumentali all’affermazione in primis del federalismo, e come ovvio è intenzionato ha creare il clima più favorevole per il successo. Ecco perchè, avendo compreso che il Pdl è un partito senza futuro, non esclude la sua disponibilità ad eventuali nuovi equilibri… tanto che, come dicono in questi giorni i mass media, desta curiosità proprio il fatto che Bossi – invece di difendere a spada tratta Berlusconi – per il momento abbia deciso di stare alla finestra

Insomma, la situazione è quanto mai confusa ed interessante. Ma chi è l’artefice di tutto ciò? Indiscutibilmente Berlusconi è vittima di se stesso: avendo creato un partito fortemente centrato sulla sua persona e avendo affidato ruoli dirigenziali a persone di dubbia affidabilità e competenza, ora si trova schiacciato dal sistema da lui messo in piedi. E, quando lascerà la politica, non ci sarà nessuno in grado di subentrare… ecco perchè gli aennini stanno tremando…

1 Commento su Il Pdl è morto. Al via la terza repubblica

  1. può essere tutto, ma è veergognoso tutto questo per il potere quando il popolo, di cui loro si dicono eletti,
    non arriva a fine mese.
    Le aziende chiudono.
    Mi piacerebbe vederli lavorare con le mani nel fango dove vi sono le alluvioni, per la loro gente, invece di pensare a festini.
    A meno che le persone, che loro dicono tutte italiane, non sono la loro gente perchè i politici sono un’altra elite.

    "Mi piace"

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