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Il giovane come protagonista della vita politica

Attualmente è palese quanto i giovani si stiano disinteressando della politica. Tra i pensieri del Talebano emerge anche quello di vedere nella famiglia e in particolare nei giovani la cellula della politica stessa, e tale situazione ha ovviamente stimolato la stesura di questo articolo. Le cause vengono individuate nei più svariati motivi: in primis la “cosa civile” è erroneamente ritenuta una delle occupazioni più noiose che si possano avere; erroneamente perché essa è ciò che ci rende –o può rendere- protagonisti della nostra esistenza, permettendoci di decidere.

E’ qui però che si inserisce un aspetto particolarmente rilevante: venendo meno i doveri della politica si ha automaticamente la resa del cittadino, che ricade inevitabilmente sulle nuove generazioni. Da qui la frase : ‘’I giovani non si interessano perché con una classe dirigente del genere…”. Vero. Ma troppo semplice.
Eh si, troppo banale arrendersi perché i nostri politici fanno schifo. Ciò che in realtà ha dato via a tale degrado è la mentalità occidentale, il subire passivamente ciò che accade intorno a noi, il pensare esclusivamente a sé stessi, il vivere alla giornata, l’avere interessi effimeri e privi di un vero valore. E, guarda caso, essa coincide con la mentalità del giovane italiano medio.

Un barlume di speranza la si è vista con le primarie del PD, si è letto sui giornali. Mah, ne siamo sicuri? E’ arrivato un vento di rinnovamento grazie a Renzi, il prodigio di Firenze. Onestamente pareva piuttosto un Pisapia ll, è simpaticissimo e porta vento del cambiamento, finchè non governa. Aveva soltanto dalla sua il fatto che, non essendo mai stato in Parlamento, non avesse messo (ancora) le mani nella marmellata e che quindi potesse permettersi di sentenziare sull’operato –in ogni caso criticabile- di Bersani.

Assurda poi la frase secondo la quale chi è vecchio non deve governare: se un politico opera per il bene comune e svolge i suoi incarichi alla perfezione può anche avere novant’anni. Se mai bisognerebbe affermare che svariati politici del nostro Paese non hanno compiuto il loro dovere e perciò dovrebbero lasciare spazio a chi, vecchio o giovane che sia, potrebbe effettivamente rappresentare un punto di svolta. Ma ciò non sembra convincere l’opinione comune, chi è vecchio deve a prescindere lasciare il posto ai giovani.

Tra le nuove generazioni si creano quindi varie opinioni, alle quali appartiene la conseguente reazione: chi subisce senza nemmeno accorgersi di ciò che accade e viene guidato dal sentimento comune, chi si disinteressa totalmente, chi crede ancora alle favole di Renzi, chi all’illusione di una vita senza preoccupazione (massì, tanto sono giovane!). Ma tra tutti il peggiore è forse colui che si lamenta di ciò che succede e immediatamente dopo si adatta: è inutile incolpare a vuoto e fare demagogia, senza applicarsi per risolvere la situazione attaccandosi alla speranza di poter cambiare pur rimanendo realista. Dov’è finito lo spirito ribelle dell’adolescente? Dove la sua voglia di essere partecipe e padrone del proprio destino? E’ ora che i giovani si riprendano quella loro caratteristica voglia di essere protagonisti -anche in politica- che va sempre più scemando. In che modo? Informandosi, interessandosi, pensando a modelli alternativi e, anche se sembrerà di parte, leggendo Il Talebano!

Luca Carbone

ribelli

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