ASSALTO AL LAICISMO E UNITA’ STRATEGICA DEI CREDENTI. IL TEMPO DELLE MEZZE MISURE È FINITO!
L’Europa sta scivolando in un sonno profondo, ma non è un riposo ristoratore; è il torpore di una civiltà che ha deciso di recidere le proprie radici. Se osserviamo la traiettoria del vecchio continente, appare chiaro che il laicismo intransigente non è stato un punto di arrivo, ma un’anticamera: il corridoio d’ingresso verso un ateismo di massa che sfocia in un liberismo individualistico privo di bussola morale.
Siamo testimoni della profezia di Nietzsche che prende corpo: la “morte di Dio” non ha liberato l’uomo, l’ha reso orfano di senso. In questo vuoto pneumatico, il nichilismo si sposa con un modello economico che vede l’individuo solo come consumatore. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una nazione che non crede in nulla non mette al mondo figli. La crisi demografica europea è, prima di tutto, una crisi spirituale.
Mentre l’Occidente si scristianizza, rinnegando i simboli che hanno costruito le sue cattedrali e le sue leggi, il panorama religioso non resta vuoto. La natura ha orrore del vuoto, e la storia ancora di più.

In questo scenario, la crescita della comunità musulmana non è solo un dato migratorio, ma un fenomeno di vigore identitario. Laddove il laicismo ha relativizzato ogni valore, l’Islam propone una fedeltà assoluta ad Allah che sovrasta le leggi volubili degli uomini.
È il paradosso della “società aperta”: la sua eccessiva tolleranza verso l’assenza di valori finisce per favorire chi, al contrario, possiede una fede granitica e un progetto di civiltà. Tra vent’anni, con le attuali proiezioni demografiche e la spinta di nazioni estere che investono sull’influenza religiosa in Europa, il ribaltamento dei rapporti di forza non sarà un’ipotesi, ma una certezza matematica.
Se applichiamo una logica politica lucida, partendo da una posizione cristiana, la diagnosi è netta: il nemico comune non è l’altro credente, ma il materialismo ateo che dissolve l’umano.
Oggi siamo ancora in tempo. I cristiani rappresentano ancora una maggioranza culturale e numerica, ma devono svegliarsi dal torpore ecumenico fine a se stesso. La soluzione politica è audace ma necessaria:
Fermare l’emorragia del laicismo – Riconoscere che una società senza un fondamento trascendente è destinata all’autodistruzione.
Le Chiese e le comunità cristiane devono trovare un terreno comune con il mondo musulmano. Non si tratta di sincretismo religioso, ma di un fronte politico e civile contro il nichilismo.
Riportare il cristianesimo a essere il “pilastro di civiltà” che garantisce ordine, famiglia e futuro.
Il tempo delle mezze misure è scaduto. Se non agiamo oggi per restaurare il sacro nel cuore della politica europea, domani la scelta non sarà più tra laicità e fede. La scelta sarà tra un ateismo disperato e un Islam trionfante.
Per chi crede che l’Europa abbia ancora una missione cristiana da compiere, l’unica via è tornare a essere una forza che non ha paura di dire “No” al liberismo individualista, stringendo la mano a chiunque riconosca che l’uomo non è il centro dell’universo, ma il custode di un ordine divino.
Fabrizio Fratus

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