BAGNI “GENDER NEUTRAL”. SIAMO OLTRE LA FOLLIA
Sapevamo tutti che sarebbe successo. E infatti, è accaduto: il bagno “genderless” è sbarcato anche qui in Italia, all’università Bocconi di Milano per la precisione; e con esso, è arrivata anche la prima coercizione: tre studenti dell’ateneo sono stati sospesi dopo avere espresso parole di disappunto nei confronti dell’iniziativa.
Andiamo però con ordine. Anzitutto, che cos’è un bagno genderless? Come suggerisce il termine, si tratta di bagni il cui accesso è consentito a persone “di qualunque genere”, quindi uomini e donne e anche chi non si riconosce in nessuno dei primi due. È essenzialmente una delle varie “rivoluzioni” partorite dall’ideologia gender, che concepisce la realtà negando l’effettiva esistenza del sesso biologico rispetto alle sensazioni “innate e soggettive” di ogni persona. Tanto per capirci: è la stessa che dice che ogni genere può avere gravidanze, mestruazioni o aborti.
Ora: molti di quelli che discutono del nuovo caso ignorano quanto esso, anche qui in Italia, non sia che l’ultima delle controversie legate alla nuova ideologia: nel 2022 i bagni genderless – già diffusi nel resto del mondo occidentale, soprattutto negli USA – sono stati inaugurati all’università di Pisa, accompagnati da slogan come “Il bagno di casa tua è diviso in generi?” (peccato che nel bagno di casa propria non possa entrare qualunque sconosciuto, ma forse questo dettaglio è sfuggito ai paladini Woke di turno). Recentemente c’è stato anche il caso di Marco, l’uomo transessuale che, una volta completata la transizione, si è scoperto incinta. Anche in questo caso varie retoriche non sono mancate: il giornale FanPage ha scritto, in un articolo relativo alla vicenda, “Perché la storia di Marco, uomo trans in gravidanza, dimostra che l’Italia non sa gestire le diversità”. A luglio del 2023 c’è stato il primo caso di SELF ID in Italia: il riconoscimento legale dell’autodeterminazione di genere basato sulla sola autodichiarazione (il SELF ID è già legge in molti paesi del sud America, in Francia, in Svizzera, in Portogallo, in Grecia, in Slovenia e in Islanda). C’è infine la discutibilissima questione diretto risultato del SELF ID: gli uomini trans negli spazi femminili. Persone di sesso maschile le quali, solo per aver dichiarato di “sentirsi donne”, hanno da quel momento libero accesso alle categorie femminili delle attività sportive, agli spogliatoi e perfino alle carceri. Evidentemente la maggior parte dei governi presenti in Occidente pensa che un uomo possa essere una donna solo perché lo ha detto ad alta voce, e pensano anche che ragazzine e donne giovani e adulte vogliano ritrovarsi nei loro spogliatoi corpi aventi pene e testicoli. Pensano che non ci sia assolutamente niente di male se una ragazzina, che deve spogliarsi o cambiarsi l’assorbente, si ritrova nel bagno o nello spogliatoio suoi coetanei o uomini più grandi. Questo è quello che evidentemente pensano anche i ragazzi e i docenti delle università di Milano e Pisa. Evidentemente sono impazziti tutti.
Tra sesso e genere
I termini “sesso” e genere” per molto, molto tempo hanno voluto dire indicare praticamente la stessa cosa: il maschio, con tutto quello che a egli è collegato, e la femmina con tutto ciò che è collegato a lei. A partire dagli anni 2000, la situazione è però cambiata, con le due parole hanno iniziato a indicare concetti diversi; oggi, se il sesso di una persona si riferisce alle sue caratteristiche biologiche, il genere è indicato come un “costrutto sociale”, ossia quell’insieme di caratteristiche ritenute maschili o femminili (tratti della personalità, tipi di abbigliamento ecc.) dalla società che le “assegna” a una persona, in base al suo sesso.
Per quanto sia vero che non esistono personalità, hobby o stili di vestiario esclusivamente maschili o femminili (siamo 8 miliardi sulla Terra, è ovvio che non possiamo essere proprio tutti stereotipi ambulanti della mascolinità o femminilità), la teoria gender si è impossessata delle parole e del loro significato: ora, per i genderesti, non è più solo il genere a essere un costrutto sociale, ma anche il sesso biologico è diventato una realtà soggettiva, priva di caratteristiche universali. I medici, alla nascita di un bambino, non registrato il suo sesso tramite i dati scientifici, ma glielo assegnano secondo caratteristiche stereotipate, giusto? Sbagliato.
George Orwell, autore del famoso romanzo 1984, una volta scrisse: “In tempo di menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario.” Non dovremmo essere ridotti così, ma ci permettiamo di fare i rivoluzionari: il sesso biologico non è un costrutto creato a tavolino dalla società. Non è una categoria inventata. Maschio e femmina esistono in natura da miliardi di anni, e possiedono caratteristiche fisiche inequivocabili, che non cambiamo a seconda dei discorsi vuoti di nessuno. Poi esistono gli stereotipi di genere, ma quelli non sono per forza presenti in tutto gli uomini o tutte le donne, no? E ci sono anche persone che non si identificano con il sesso nel quale sono nate; ma queste persone hanno comunque uno dei due sessi. Queste persone soffrono di una condizione chiamata disforia di genere, che possono risolvere compiendo un percorso medico che permetterà loro di assomigliare il più possibile al sesso in cui si ritrovano. In ogni caso, dal binarismo sessuale non si scappa, semplicemente perché non c’è nulla da cui scappare. Quindi, i vari “eroi” del SELF ID, dei bagni genderless e di tutta la teoria gender sono promotori di un paradigma falso. Qui non si tratta neanche di avere “un’opinione diversa”, perché “maschio” e “femmina” non sono opinioni. Non sono idee. Sono una verità. E la verità non la ferma nessuno, neanche le folli azioni di un Occidente degenerato.
Francesca Braga

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