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ELEZIONI IN ISRAELE: LA RESURREZIONE DI NETANYAHU

Chi l’avrebbe mai detto? Benjamin Netanyahu sembrava mesi fa “politicamente morto”, travolto da scandali importanti (è tutt’ora in corso un processo a suo carico per corruzione) e con un calo di consensi fortissimo. Il “redivivo” della politica, invece, stupisce gli osservatori.
Le elezioni parlamentari in Israele, tenutesi l’1 novembre, chiamavano la popolazione ed eleggere i 120 membri del Knesset (parlamento monocamerale); si è trattato del quinto appuntamento elettorale negli ultimi quattro anni, lo stallo istituzionale è evidente. Lo scontro vedeva una lotta serrata tra Yair Lapid (primo ministro uscente – sostenuto dal centro sinistra, blocco diviso e frammentato nella sua composizione) e Netanyahu (leader dell’opposizione – esponente della destra, capace di rassicurare sui temi della sicurezza interna e della crescita economica). Entrambi i candidati hanno espresso con veemenza l’invito a recarsi alle urne dato che, nei precedenti appuntamenti elettorali, l’ago della bilancia è stato l’affluenza della minoranza araba.


Netanyahu è stato eletto premier e il suo partito, Likud, è il più votato (ha ottenuto da solo 32 seggi – l’intera coalizione ne ha conquistati 65), riuscendo così a creare una maggioranza solida in Parlamento (l’affluenza è stata del 71,3%). Come abbiamo potuto vedere nelle elezioni nostrane, anche in Israele la sinistra ha puntato tutta la sua campagna sul sentimento “anti-Netanyahu”, il partito di Lapid, Yesh Atid, ha ottenuto 24 seggi.
La vittoria numerica è riscontrabile ma se ci si focalizza sulla reale incisività si rischia di essere in parte delusi: su un totale di 120 seggi quelli conquistati dalla destra sono una maggioranza solida, ma non la si può definire “schiacciante”.
Il primo impegno di Netanyahu sarà quello di fare opposizione al regime iraniano e sembra sarà presto ospite del prossimo Congresso a maggioranza repubblicana per perorare l’abbandono degli accordi Jcpoa (nucleare iraniano).


In questa rivalità elettorale si staglia prepotentemente la figura di Itamar Ben Gvir: leader del blocco (accusato di razzismo e fascismo) composto dal Partito Sionista Religioso (noto fino al 2020 come Tkuma – resurrezione – ribattezzato poi Unione Nazionale Tkuma) e dal Potere Ebraico (Otzma Yehudit) che ha conquistato 15 seggi ed è quindi a pieno titolo la terza forza parlamentare del paese. I tratti che distinguono i due partiti sono le posizioni, fortemente ideologiche, palesemente anti-palestinesi, con incisivi tratti che riconducono all’ortodossia religiosa più “esasperata”. Questo blocco politico potrebbe mettere in difficoltà il processo in corso nella zona per il riconoscimento di Israele (Accordi di Abramo), gli Emirati Arabi Uniti e altri firmatari infatti non hanno ovviamente perso l’occasione di sottolineare tale aspetto. Tale coalizione sembra essere invisa anche dall’amministrazione Usa repubblicana dato che Biden ha fatto trapelare il proprio dissenso, si ipotizza addirittura un rifiuto a collaborare; sembra invece, secondo fonti non ufficiali, che abbia raccolto le simpatie della società americana di ispirazione cristiana evangelica.
Molti altri sono i temi che il nuovo governo guidato da Netanyahu dovrà affrontare e che in un certo senso si possono definire “sospesi” dal momento della sua estromissione: il rapporto con la Repubblica popolare cinese (grande preoccupazione destava l’eventualità che il porto di Haifa potesse essere acquisito da un colosso cinese e la possibilità della costruzione/gestione della rete 5G) e il conflitto in Ucraina che vede di fatto un gemellaggio tra Russia e Iran.


In questo difficile quadro potrebbe essere determinante il ruolo di Benny Gantz (ministro della Difesa uscente), leader del partito centrista Kahol Lavan (nuovo partito nato dalla fusione di Hosen Leyisrael, riconducibile a Gantz e il partito Yesh Atid di Lapid), che nonostante abbia più volte dichiarato di non aver intenzione di prendere parte al governo di Netanyahu, ha in sé una forza moderatrice affine al partito Likud.

Arianne Ghersi

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