LA PRIMAVERA ARABA E I MEDIA ITALIANI

Il libro si impegna ad ordinare un materiale di notizie e opinioni che si riversava insistente, ed in modo confuso, nella nostra quotidianità.

I costumi, la vita, la cultura del mondo islamico hanno sempre suscitato attrattiva ed interesse nell’autrice che ha avvertito in quella realtà richiami familiari nella diversità di forme, atteggiamenti, espressioni. Gli incontri personali, i soggiorni  nei paesi della sponda sud del Mediterraneo più significativamente investiti dagli eventi dirompenti del 2011, l’hanno convinta ad intraprendere l’analisi di questo argomento.

La fonte principale che è stata scelta è la rassegna degli articoli che il quotidiano La Repubblica ha pubblicato fra il dicembre 2010 e il luglio 2014. Questi scritti hanno saputo donare alla lucida analisi dell’autrice un filo conduttore indispensabile nel labirinto dei fatti non facilmente decifrabili nel loro svolgersi incalzante e spettacolare.

Ogni singolo aspetto è stato posto ad oggetto di studio, servendosi dei principali criteri antropologici. Repubblica, il quotidiano che in Italia forse concede maggior spazio alle notizie provenienti dal Nord Africa ed il Medioriente, ha saputo riportare interviste e commenti di opinionisti qualificati. Il difetto maggiore, come sottolinea l’autrice, è stato quello, a volte, di spettacolarizzare ed ironizzare in maniera eccessiva sui tratti personali e familiari dei protagonisti delle vicende. Emerge l’impressione che fosse in atto il tentativo di rendere interessante la lettura delle vicende anche a chi, fondamentalmente, non lo era. Ad esempio ci si può riferire alle minuziose descrizioni delle vicende familiari, le congetture sullo stato di salute di Mubarak, quasi a voler scrivere una sceneggiatura parallela.

Altre fonti giornalistiche italiane, indubbiamente meno serie di quella presa come “caso studio”, nei giorni del processo all’ex Rais egiziano, invece che rendere comprensibili al pubblico i capi di accusa e le possibili conseguenze se dichiarato colpevole, si soffermarono eccessivamente sull’analisi estetica del personaggio: non mancarono commenti sul trasporto in tribunale con l’ausilio di una barella, l’indossare occhiali da sole che rendevano l’imputato ancora più imperscrutabile nelle espressioni e, addirittura, ci furono testate “giornalistiche” che profusero commenti sul fatto che Mubarak si fosse tinto i capelli perché consapevole di apparire davanti alle telecamere del mondo intero.

Il libro è unico nel suo genere perché ogni commento dell’autrice è suffragato da un articolo pubblicato. Si percepisce con chiarezza come siano stati vagliati minuziosamente quattro anni di articoli di giornale ed il risultato è apprezzabile perché, anche i lettori più attenti di quotidiani, solitamente “dimenticano” quanto detto in precedenza. Questa volta, invece, l’analisi è cruda perché non si segue unicamente un approccio “temporale” (seppur necessario); ogni singola pubblicazione è stata smembrata, divisa per argomenti e così facendo sono state rese evidenti le contraddizioni della stampa quando si trova ad affrontare tematiche complesse che, nel corso dello svolgersi dei fatti, rendono inaccessibile una trattazione scientifica.

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