IL MARTIRIO DELL’ AFGHANISTAN

Two boys pass members of a Taliban Red Unit, an elite force, in the Alingar District of Laghman Province in Afghanistan, March 13, 2020. The Taliban stand on the brink of realizing their most fervent desire: U.S. troops leaving Afghanistan. They have given up little of their extremist ideology to do it. (Jim Huylebroek/The New York Times)

Farhad Bitani, autore del libro “L’ultimo lenzuolo bianco”, ha presentato il suo testo e raccontato aneddoti della sua vita ad Arianne Ghersi nel corso del programma da lei condotto (“Atterraggio al buio”, sponsorizzato dalla rivista «Il Caffè») in onda su Twitch ogni lunedì alle 19,30.

Farhad è un ex ufficiale dell’esercito afghano, nato e cresciuto in una famiglia il cui padre era una figura di spicco nel mondo militare. La nascita del protagonista coincide temporalmente con l’inizio della guerra civile in Afghanistan. All’epoca Kabul, la capitale, era suddivisa in ventiquattro zone sotto il dominio di diverse fazioni di mujaheddin.

Fin dalle prime battute emerge in maniera dirompente l’immagine di un paese che a lungo è stato, ed è tutt’ora, il “campo di calcio” dove i potenti del mondo cercano di esercitare la propria influenza. I mujaheddin vengono descritti come il prodotto di una precisa strategia ideata dagli Usa al fine di contrastare il dominio russo nella zona. Nel 1996, però, gli Stati Uniti, con la perdita del controllo della loro stessa creatura, favoriscono la nascita dei talebani, con la complicità di Arabia Saudita e Pakistan.

Dal 1996 al 2001 il mondo rimane indifferente e silenzioso di fronte alle brutalità che avvengono in Afghanistan; si stima che dal 1979 al 2001 siano morti circa tre milioni di afghani. Si possono facilmente identificare in questo scacchiere due diverse fazioni: i talebani (sostenuti da Arabia Saudita, Qatar e Pakistan) e i mujaheddin (appoggiati da Russia e Iran). Nel corso di questa complicata battaglia per il potere, i talebani si alleano con Al Qaeda.

Solo dopo il 2001, anno in cui l’attentato alle Torri Gemelle sconvolge il mondo intero, gli Usa decidono di rivalutare il ruolo dei mujaheddin che, nel frattempo, in larga misura avevano trovato riparo in Iran. Gli Stati Uniti intraprendono quindi un nuovo tipo di guerra, spacciata principalmente come ideologica, in cui Farhad testimonia che è stato imposta la sostituzione della parola jihad con il termine più affine al mondo occidentale: democrazia.

In un paese in cui la vendita di oppio porta proventi per un ammontare di circa settanta miliardi di dollari l’anno, in un territorio dove la violenza dilaga ed è parte integrante della vita di ogni cittadino, sostiene Farhad, non si può pensare di “esportare” la democrazia perché il popolo non ne conosce il significato e una seria opera dovrebbe partire dalla lotta alla corruzione, il rispetto delle leggi, la creazione di un nuovo apparato scolastico.

In Afghanistan troppi interessi di natura economica e strategici giocano un fattore fondamentale; non bisogna dimenticare che il paese è teatro di numerose “guerre fredde” che vedono scontrarsi l’Arabia Saudita con l’Iran, il Pakistan con l’India, gli Usa con la Russia. Farhad porta l’esempio di come sembrino non interessare a nessuno le violenze perpetrare in Nigeria da Boko Haram e ciò lo spiega in modo crudo e realistico: l’occidente non attacca un paese per il suo “bene”, ma all’unico scopo di perseguire i propri interessi economici.

Nel 2020 si registra la morte di circa sessantacinque mila soldati afghani a fronte di un solo militare statunitense.

L’autore, trattando la visione geopolitica nel suo insieme, vuole ricordare che i talebani sono stati creati e vengono tutt’ora comandati dal Pakistan. In ragione di ciò, gli Usa, che nella realtà dei fatti hanno perso la guerra in Afghanistan, non avrebbero mai dovuto stringere accordi con una fazione di terroristi, legittimandoli, ma avrebbero dovuto intraprendere un percorso con il governo centrale afghano che, alla luce dei fatti risulta quasi delegittimato, e con il Pakistan affinché regolasse le indebite intrusioni dei propri servizi segreti nel paese confinante.

In conclusione, Farhad vuole ricordare che circa duecento civili al giorno perdono la vita per mano di attacchi terroristici compiuti dai talebani e vuole diffondere un messaggio di speranza che ha elaborato lui stesso: “Attraverso il diverso ho scoperto la mia identità. Nel cuore di ogni uomo esiste un puntino bianco.”; si riferisce alla capacità dell’essere umano di compiere gesti di profonda umanità, le uniche manifestazioni capaci di scalfire anche i cuori delle persone più provate dall’odio, dalla violenza e da decenni di guerra.

Arianne Ghersi

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