LE INTERVISTE TALEBANE: EMANUELE FRANZ

La particolarità della riflessione sull’identitarismo che il nostro sodalizio sta facendo da anni è come risaputo ben più profonda di un mero nazionalpopulismo. Chiedersi in cosa consiste la domanda di identità, su chi siamo e soprattutto dove vogliamo andare porta ad una riflessione anche sul senso più profondo della nostra vita. Per fare ciò bisogna oltrepassare il nostro culto individualista e ripensare l’essere umano alla luce dei valori eterni e contemporaneamente alle sfide della postmodernità. Per questo lavoro meta politico oggi abbiamo il piacere di ospitare Emanuele Franz, filosofo ed editore, personalità poliedrica controcorrente autore di interessantissimi saggi.

Grazie caro Emanuele di aver accettato questa intervista. Recentemente è uscito il tuo ultimo libro intitolato “Sottomissione. Storia e simbolo della sottomissione dai miti indiani a Leopold Von Sacher-Masoch”. E’ interessante ed audace l’uso del termine sottomissione soprattutto in un epoca di culto per l’emancipazione soprattutto se associato alla sessualità. Ci puoi parlare dei contenuti del tuo libro?

Grazie a voi per aver stimato il mio lavoro e avergli dedicato questa attenzione. Come hai giustamente richiamato, oggi viviamo in un epoca in cui si rivendica qualsiasi tipo di emancipazione, la domanda è: da che cosa esattamente ci si vuole emancipare? Pensiamo a un polmone che si vuole emancipare da un corpo, che ne avremo? La morte. L’inter-dipendenza non è a tutti i costi un male, anzi, è appunto essere al Servizio di una unità sovrastante, che è la vita, una Idea, un elemento trascendente. Nel mio testo “Sottomissione” mi richiamo a questa visione che, tanto obnubilata dai moderni, era altresì presente presso gli antichi. Essere “sotto” significa sorreggere ciò che sta sopra. Sempre in questo esempio organicista, le gambe stanno sotto la testa, ma non per questo hanno meno valore del capo, piuttosto sostengono l’intero edificio. Cosicché nel mio ultimo lavoro propongo una analisi storica su un tema spinoso, quello della sottomissione, che, se indubbiamente oggi nell’immaginario è legato all’erotismo, nella storia è stato profondamente connaturato alla pratica religiosa. I mistici di diverse civiltà e diverse epoche hanno fatto proprie tecniche di ascesi ed elevazione che comportavano la sottomissione, l’umiliazione e la mortificazione di sé. Comparando diverse tradizioni, confrontando diversi testi sacri, memorie, diari e testi filosofici, giungo alla conclusione che la sottomissione sia l’elemento di un codice universale, un codice racchiuso nei mistici di ogni tempo, perenne e che trascende pertanto i singoli aspetti istituzionali di un determinato culto. Eros ed Estasi religiosa si accompagnano e si intrecciano, in questo studio, che ha come filo conduttore la sottomissione e l’umiliazione verso Dio, verso la Dea e verso la donna intesa come Dea.

In questa ottica lo studio di questo libro si propone in una chiave sicuramente anti-moderna, ma anche in chiaro contrasto con il femminismo contemporaneo. Mentre la modernità ha relegato la donna, che rivendica la sua emancipazione, al mero aspetto del suo corpo, mercificato, ridotto a merce di scambio, a oggetto fungibile, la storia del Miti evidenziata nel mio libro “Sottomissione” fa emergere come la Donna sia sempre stata considerata una Dea, portatrice di un Principio Cosmico e metafisico e come questo abbia sempre dominato il maschile. La donna dunque è divina, non un corpo usa e getta, e la libertà non è mai parità (che sarebbe stasi-morte) ma reciproco gioco di forze emittenti e recessive, dominanti e dominate.

L’anno scorso sei stato protagonista di un interessantissimo convegno sul’ identitarismo da cui è nata l’associazione Identitas e successivamente hai dato alle stampe il saggio “l’inganno della libertà”. Puoi illustrare ai nostri lettori lo spirito e il significato di queste iniziative?

Io mi occupo di filosofia, per tanto sono più incline a fare Domande, che a fornire risposte, se non quando le stesse, aprono un ventaglio ancora più ampio di domande. Amo porre domande e, se posso, avere risposte diverse, è il metodo della dialettica dei filosofi Greci. Quando ho una sola risposta ne rimango inappagato al punto che se nessuno me ne offre una diversa, nella mia mente genero da solo la tesi opposta per il puro amore del pensiero. In questo piccolo aneddoto sta l’episodio del convegno da me ideato e diretto dal titolo -Identitas, uguali ma diversi-, svoltosi al Castello di Udine il 15 giugno 2019 e che ha avuto fra i relatori: Aleksandr Dugin, Giulietto Chiesa, Daniele Bertello, Diego Fusaro, Massimo Fini, Edoardo Sylos Labini e Paolo Paron. La stampa internazionale ha dedicato decine e decine di articoli critici verso l’evento, giudicato anti illuminista e addirittura anti-democratico per la presenza del filosofo russo Dugin, tanto polemizzato. Eppure il parterre dei relatori era il più variegato possibile, proprio per offrire quella varietà di risposte che tanto agogno, poiché il mio solo scopo era chiedere “chi siamo?”. Non dimentichiamo che l’eroe Parzifal, nel ciclo cavalleresco, non vide il Santo Graal proprio perché non fu in grado di porre “la domanda” ed è questo quello che io ambisco a fare, interrogare gli uomini come faceva Diogene.

Fortunatamente nonostante le critiche, quest’anno ho realizzato la seconda edizione del convegno Identitas, dedicato al tema Fede e Scienza, pure in video conferenza mondiale, con oltre 20 relatori, da sei nazioni diverse, con quattro premi nobel, fra cui: Sua Santità il Dalai Lama, Noam Chomsky, Alain de Benoist, Marcello Veneziani, Reinhold Messner, Angelo Branduardi, Piergiorgio Odifreddi, Mons. Guido Genero, Antonino Zichichi, l’On Gian Luigi Gigli, Urgyen Norbu Rinpoche, Vittorio Sgarbi, Vito Mancuso, Guido Tonelli, Don Alessio Geretti, i Premi Nobel: Werner Arber, Brian Josephson, Steven Weinberg, e il premio Pulitzer Douglas Hofstadter.

L’anno scorso, antefatto di questo libro sulla storia della Sottomissione, anche a seguito della fertile esperienza del convegno Identitas, è uscito “L’inganno della libertà. Discorso sovra la natura dell’arbitrio e della sua unicità.” (Prefazione di: Aleksandr Gel’evič Dugin, postfazione di: Giulietto Chiesa, con un commento di: Noam Chomsky) in cui critico il concetto occidentale di libertà consumistica in contrapposizione ad una più alta libertà: quella di essere al Servizio di un più alto ideale.

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