RISOLVERE IL PROBLEMA ALLA RADICE

L'immigrazione è un problema. Lo sviluppo è la soluzione

La questione migrazioni riguarda tutti noi e per questo motivo le ONG e le istituzioni si devono incontrare, devono parlare e devono assolutamente trovare il migliore modo per promuovere la solidarietà e l’azione concreta verso una società e un mondo migliore.
È su questi presupposti che dobbiamo iniziare un/il confronto senza farci tirare in polemiche sterili ed inutili che producono solamente disagi e problemi. Si deve essere concreti e agire nei rispettivi ruoli sociali.
Oggi l’emergenza è la malnutrizione dei bambini come l’analfabetismo, la risposta non può essere che il SaD (sostegno a distanza)
Perché? In primo luogo con il SaD interveniamo garantendo cibo ai bambini e quindi reagendo concretamente a un problema come la malnutrizione. In secondo luogo perché tramite il SaD creiamo i presupposti per una società i cui cittadini sono in grado di leggere e scrivere; questo passaggio è fondamentale, l’analfabetismo è uno dei problemi maggiori alla non possibilità di crescita a livello culturale di una popolazione e quindi l’impossibilità di formare una democrazia partecipativa. I Governi occidentali, in questa direzione, non si sono mai mossi. Sviluppare progetti con le ONG virtuose in questo campo dovrebbe essere il nuovo percorso per chi ha intenzione di un’azione reale e concreta nella cooperazione internazionale.
A molti non piace lo slogan “aiutiamoli a casa loro”, credo sia una questione politica e non di realtà oggettiva. Tutte le ONG che si occupano di co-sviluppo sono attive nei territori più poveri e disagiati cercando di aiutare le popolazioni nelle loro comunità, se alla parola comunità si sostituisce con “a casa loro”, certamente si fa un’operazione di propaganda, un messaggio politico ma si dice quello che normalmente viene fatto, da sempre. Le ONG non devono essere interessate alle polemiche sulle parole ma a soluzioni concrete. Reali e positive, che migliorino la vita a tutte le persone in difficoltà. Questo deve essere l’intento, non quello cimentarsi in discussioni di tipo politico.
L’immigrazione è una realtà del nostro Paese, un fenomeno in espansione che finora non ha trovato risposte efficaci sotto il profilo della gestione da parte delle istituzioni. La questione migratoria non può essere assolutamente considerata solo in caso di eventi tragici oppure, come fa il Governo Italiano, affrontata senza investire sulla solidarietà ma soltanto sul controllo dell’immigrazione. Pensare di risolvere il fenomeno dei flussi migratori in arrivo nel nostro Paese senza un approccio globale è fallimentare. La strada è il sostegno a distanza unito a strategie per il co-sviluppo, che garantiscano una azione concreta verso uno sviluppo reale e partecipato da tutta la popolazione.
Si ribadisce che il punto di partenza deve essere l’alfabetizzazione. Se l’Europa, nell’ultimo secolo, è cresciuta economicamente, politicamente e umanamente, lo deve principalmente ad un’istruzione sempre più diffusa anche nei ceti più poveri facendo in modo che il benessere generale fosse su larga scala. La cultura e quindi la scuola e la formazione sono i primi presupposti fondamentali per una crescita futura. Sostenere, divulgare, ampliare il sostegno a distanza significa proprio questo: dare ai ragazzi le fondamenta su cui poter costruire un futuro diverso per le popolazioni in difficoltà.

Dobbiamo agire in questa direzione: scolarizzazione, alimentazione, cure mediche.
Faccio un esempio: a Ouagadougou, Burkina Faso, è stata realizzata una scuola di meccanica, i ragazzi imparano ad aggiustare auto, camion, trattori e alcuni allievi sono rimasti a lavorare nell’officina della scuola, altri ora insegnano ai nuovi arrivati, altri ancora hanno aperto piccole officine in proprio. Se non avessimo potuto dare loro la scuola primaria e quindi quelle fondamenta necessarie per capire, oggi, probabilmente sarebbero analfabeti e nulla facenti, non per volontà loro, ma per mancanza di qualsiasi sostentamento. Il SaD negli ultimi tempi è in diminuzione, ma credo che lo sia, oltre che per la crisi economica degli ultimi anni, anche perché c’è un grande disorientamento per ciò che accade con la migrazione e di conseguenza per il timore del “diverso”. E’ il momento di continuare su questa strada, senza timori e nazionalismi, senza “portare via nulla” ai nostri connazionali in difficoltà, ma gestendo, anche individualmente, in maniera più equilibrata, consapevole e cristiana le proprie risorse. NON SOLO PRIVATE MA ANCHE PUBBLICHE.

Voglio anche ricordare come Il non profit italiano impiega circa 800.000 persone che lavorano per ong ed enti caritatevoli che hanno legami con l’Africa. Poi abbiamo le decine di migliaia di persone che vivono e lavorano nel continente nero, solo in sud africa ci sono 35 mila persone iscritte all’anagrafe consolare. Imprenditori, commercianti, cooperanti, diplomatici, reporter, operatori turistici, dipendenti di aziende etc. sono da considerare migranti economici (espatriati). Cosa significa? Che la cooperazione internazionale è importante per l’economia del nostro paese e spesso i politici non conoscono numeri, interventi, iniziative… nulla. Ma i numeri lo dicono forte, è un ambito, quello della solidarietà e della cooperazione, dove il pubblico deve iniziare a fare la sua parte collaborando con le OnG virtuose ed è per questo che vogliamo ricordare come il principio della cooperazione internazionale sia quella di lavorare insieme per il bene comune e naturalmente aiutare i Paesi più poveri del mondo; la cooperazione non governativa ha lo scopo di migliorare attraverso progetti mirati le condizioni dei Paesi più poveri del mondo dopo aver individuato le necessità prioritarie: lotta alla fame, cure mediche, prevenzione e diritto all’istruzione.

In questi ultimi anni si è parlato molto, a volte a sproposito e altre enfatizzando la questione di migranti. Non abbiamo nessun timore a dire la verità, alcuni hanno utilizzato queste povere persone a scopi di propaganda e altri per arricchirsi. Sono fatti, bene, oggi dobbiamo cambiare ed è per questo che abbiamo specificato anche i precedenza, in questo breve scritto, la necessità che il governo si impegni a verificare le OnG virtuose.
I migranti ci sono sempre stati e ci saranno sempre. La storia ci dimostra che le persone si spostano quando le condizioni della loro vita sono difficili, cercano un posto migliore dove vivere, crediamo anche sia giusto. Le migrazioni, quindi, ci saranno sempre. Vanno gestite. Certo è che non possiamo prendere tutti senza un’adeguata organizzazione. Questo è il primo errore. Noi non abbiamo attivato un sistema per accogliere e integrare realmente i migranti. Allo stesso modo non possiamo nemmeno permettere che persone muoiano in mare. Ma quindi cosa dobbiamo fare? Anche in questo caso è l’Europa la risposta. L’Europa deve organizzarsi con due soluzioni:
La prima: un vero piano di accoglienza, di integrazione e sviluppo relativo ai migranti. Politiche che includano tutti i paesi dell’Unione Europea e che siano concrete. Dobbiamo attivare processi di integrazione veri, ma anche il migrante deve accettare la nostra società, la libertà degli individui e il pluralismo delle idee come delle religioni.
La seconda: crediamo sia necessaria un’azione forte, decisa, assoluta nei paesi da cui si migra. Solo migliorando le condizioni di vita di questi paesi avremo una diminuzione e la fine delle migrazioni. Come in passato noi europei migravamo nel nuovo mondo per migliorare le nostre condizioni di vita, oggi altri fanno lo stesso e arrivano in Europa. Noi, quindi, agendo e migliorando la qualità della vita dei paesi in Africa potremo diminuire i flussi naturali di migranti.
E vogliamo fare una considerazione di cui nessuno parla. Se non decidiamo di contribuire a un reale sviluppo dei paesi africani dobbiamo anche prepararci all’aumentare del fondamentalismo, infatti pochi sanno che i jihadisti sono in forte ascesa in paesi come il Niger, il Burkina Faso, il Mali etc. Questo avviene anche a causa di un intervento sbagliato da parte nostra, un intervento di tipo colonialista e razzista e non certo di libertà e sviluppo. Ecco i risultati. Unitamente dobbiamo sollevare il problema della cooperazione internazionale per il co-sviluppo reale e concreto dei paesi africani. Non farlo significa due cose: migrazioni continue e destabilizzazione del continente europeo, aumento del fondamentalismo musulmano in Africa.
Fabrizio Fratus

2 Commenti su RISOLVERE IL PROBLEMA ALLA RADICE

  1. D’accordo al 100%

    Il giorno ven 14 giu 2019 alle ore 09:21 IL TALEBANO: Come si fa una destra ha scritto:

    > Il Talebano posted: ” La questione migrazioni riguarda tutti noi e per > questo motivo le ONG e le istituzioni si devono incontrare, devono parlare > e devono assolutamente trovare il migliore modo per promuovere la > solidarietà e l’azione concreta verso una società e un mondo mi” >

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  2. Mi complimento e sottoscrivo persino le virgole di questo splendido post

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