IDENTITÀ NAZIONALE CERCASI

Qualcosa che non siano partite di pallone e servizi di leva, se possibile

La crisi economica partita nel 2008 e tuttora in corso ha portato tra le sue conseguenze la progressiva riscoperta delle identità nazionali e regionali europee in contrasto con il tentativo uniformante portato avanti dalle forze globaliste.

Queste ultime propugnano un liberismo estremo transnazionale che al contrario di quanto previsto dai media mainstream non sta portando progresso e ricchezza ma povertà e disuguaglianze crescenti. Questo processo di rivalorizzazione delle identità sta avvenendo anche in Italia, paese unificatosi in tempi relativamente recenti se paragonato con la storia unitaria secolare di Francia, Spagna e Inghilterra.

In Italia la carenza di senso di identità ha varie ragioni che sono storiche politiche ed economiche: la maggior parte delle regioni italiane sono state unificate in 24 mesi, dal 1859 al 1861. È stato usato, come accade quasi sempre quando si tratta della formazione di uno Stato nazionale, esclusivamente lo strumento militare, che è utile per sconfiggere i nemici ma che da solo non basta ovviamente a formare una coscienza unitaria. Fu deciso di organizzare uno Stato fortemente centralizzato sul modello repubblicano francese, che aveva come figura centrale nelle province il prefetto, che per lungo periodo fu anche a capo delle provincia.

I progetti Farini e Minghetti che prevedevano l’istituzione di regioni rette da governatori vennero accantonati per vari motivi, tra cui la situazione di emergenza del Sud causata dal brigantaggio. Si perse così la possibilità di una valorizzazione delle varie identità italiane(mai stata tra le priorità di alcun governo). Altro fattore che non favorí il formarsi di un unità vera e propria è la forte differenza tra le varie aree economiche del Paese. Un centro Nord sviluppato con una certa base industriale e un Sud molto arretrato e praticamente esclusivamente agricolo. Adottare immediatamente una moneta unica per aree cosí divergenti non fece altro che perpetuare e aumentare la differenza di prosperità tra le due zone del paese. Infatti il divario di redditi netti è ancora del 44 % dopo 154 anni di storia unitaria. Una differenza enorme e lo studioso Foreman Peck nel suo Lessons from Italian Monetary Unification fa notare come le politiche monetarie implementate dallo Stato italiano favorissero principalmente il Nord manifatturiero e svantaggiassero fortemente il Sud contadino.

Stesso discorso vale per l’affrettata unione doganale che danneggió in misura imponente la già piegata economia meridionale. Tutto ció provoca risentimento ed ira tra le due parti del Paese: chi abita nel Nord accusa quelli del Sud di non essere abbastanza laboriosi, mentre quelli del Sud accusano quelli del Nord di averli colonizzati.

Altro fattore che non favorí la formazione di un’identità comune fu la mancata valorizzazione della vittoria nella Grande Guerra e la tendenza a ingigantire la portata delle sconfitte, come a Caporetto nel 1917. Ci fu anche la tendenza – ancora oggi in essere – di rigettare qualunque tipo di difesa di identità e Patria, identificata solo ed esclusivamente come retaggio fascista (molto spesso usato ad arte per favorire potenze straniere, come lo spalleggiamento del PCI alle mire espansionistiche titine sta a dimostrare).

Altro fattore importante fu la fine della monarchia, che era stata la protagonista dell’unificazione nazionale. I quasi 11 milioni di suffragi avuti da essa, senza l’appoggio di alcun partito rilevante stanno a dimostrare la ricerca di un simbolo unitario che cementasse unità. Voto che non mancó di produrre polemiche violentissime culminate con la gravissima decisione del Consiglio dei Ministri di far decadere il Re prima della definitiva pronuncia della Corte di Cassazione. Gesto che avrebbe potuto avere conseguenze devastanti, che vennero attutite solo dalla decisione del Sovrano di non resistere, lasciando l’ Italia senza abdicare. Partito Umberto II e stabilitasi l’egemonia democristiana, unico vero valore fondante dell’Italia sotto scudo crociato dei successivi 43 anni fu l’anticomunismo, senza particolare attenzione all’identità.

Non stupisce il fiorire sul finire degli anni Ottanta di movimenti richiamanti identità prerisorgimentali come la Liga Veneta o la Lega Lombarda, che si rifanno rispettivamente alla Repubblica di Venezia e alla lotta dei Comuni contro l’egemonia imperiale del Barbarossa. Riscoperta di identità avvenuta sull’onda delle difficoltà economiche sorte in Italia, in particolare per l’adesione del cosiddetto Sme credibile nel 1987.

In sostanza, una prova di moneta unica, fallita miseramente nel Settembre 1992. Cosa che dovrebbe far riflettere, viste le difficoltà che attraversano i paesi dell’ Eurozona dal 2008 ad oggi.

Luca Griggi

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