CATTOLICI E ANTIEVOLUZIONISTI? SI PUÒ E SI DEVE

La nostra risposta al prof. Facchini

Sul sito UCCR viene presentata un’intervista al prof. Fiorenzo Facchini intitolata “Evoluzionisti e cattolici? Si può e si deve” in relazione ad un mio articolo comparso sul sito di Radio Spada (non citata). La questione su cui si vuole tentare di fare chiarezza è se un cattolico possa essere anche un evoluzionista. Io sostengo di no e lo sostengo con forza per questioni ben comprensibili: l’evoluzione della specie non è un fatto scientifico, ma una fede e come tale si contrappone alla parola di Dio. In un altro articolo ho cercato di dare forma alla mia idea per cui un cattolico è specificatamente un creazionista e come tale non può certo credere in una altra origine vita se non quella creata da Dio.

La prima questione che va affrontata, a mio modo di vedere, è se realmente la teoria di Darwin sia un fatto scientifico. Il Prof. Facchini sostiene di si, che lo è. Benissimo, allora chiediamo al professore, con tre semplici domande, di indicare a tutti:

  • Quali prove verificabili possiede?
  • Quale esperimento conferma l’ipotesi?
  • Dove e quando è stato ripetuto l’esperimento?

Tra le prove presentate dagli evoluzionisti, ad esempio, troviamo l’esperimento di Lenski spesso divulgato come esempio di evoluzione, peccato che lo stesso scienziato abbia ammesso il “fallimento” delle sue ipotesi.

Tra gli stessi evoluzionisti vi sono molti dubbi, tanto che è semplice trovare affermazioni come quella di S. C. Todd:

Anche se tutti i dati indicano un progettista intelligente, una tale ipotesi è esclusa dalla scienza perché non naturalista

O come quella famosissima di Richard Lewontin, genetista evoluzionista:

Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni, nonostante essa non riesca a realizzare molte delle sue stravaganti promesse sulla salute e sulla vita, nonostante la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie prive di verifica, perché abbiamo un impegno aprioristico, un impegno materialista. Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obblighino ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali a creare un apparato d’investigazione ed una serie di concetti che generano spiegazioni materialistiche; non importa quanto contro intuitive, non importa quanto mistificanti per i non addetti ai lavori. Non solo, ma tale materialismo è assoluto, perché non possiamo aprire la porta al piede divino.

Tra le argomentazioni riportate dal prof. Facchini a sostegno di una posizione per cui un Cattolico può essere evoluzionista, c’è poi questa frase:

Basta ammettere che la realtà dell’universo è stata voluta da Dio.

L’ammissione relativa al concetto di una volontà di Dio non riguarda la scienza ma la Fede e ponendosi in questo modo, il prof. Facchini, contribuisce a dar manforte a tutti gli evoluzionisti sostenitori della tesi per cui un credente non possa fare buona scienza. Leggendo la dichiarazione riportata sopra come dare loro torto? Il professore sta nel mezzo: da una parte promuove la Fede e dall’altra si conforma a una ipotesi non verificata, non verificabile che utilizza la menzogna per essere divulgata nelle scuole.

Film come X Men o Lucy e serie tv in cui l’evoluzione della specie diviene la struttura della storia raccontata concorrono alla sedimentazione della teoria evoluzionistica nelle menti degli spettatori, rendendo la stessa, ai loro occhi, un dato di fatto, quando, invece, il dibattito in seno alla comunità scientifica è tutto fuorché archiviato. Non a caso, la scienza sperimentale ed empirica ha condotto scienziati come  l’ateo più famoso del ‘900, Antony Flew, a convertirsi al teismo. Che dire, poi, di J. Sanford? Ateo ed evoluzionista, genetista di fama mondiale divenuto creazionista studiando il genoma umano e presentando un libro sull’entropia del DNA in cui sostiene:

  • Il decadimento del DNA
  • Che in 300 generazioni la specie umana sarà scomparsa
  • Che l’uomo non può avere più di 7000 anni

I risultati degli studi di J. Senford sono in linea con il famoso studio chiamato “Eva mitocondriale” dove dopo 10 anni di lavori si stabilì quanto segue (riporto per intero la risposta di Stefano Bertolini a una domanda che venne posta a Roberto de Mattei):

A proposito, lo sa che sono stati proprio i genetisti a dimostrare che nella nostra specie non si possono biologicamente separare delle razze distinte dal punto di vista genetico [non esistono le razze, NdR], con ciò dando un messaggio di uguaglianza fra gli uomini di cui la Chiesa dovrebbe appropriarsi?

Finalmente gli evoluzionisti sono arrivati a quello che la Bibbia ha sempre dichiarato: siamo tutti fratelli, figli di una sola coppia di genitori. Dio “ha fatto d’un sangue tutta la generazione degli uomini, per abitare sopra tutta la faccia della terra,” (Atti 17, 26).

Per un reportage sull’origine di queste “scoperte” da parte degli evoluzionisti possiamo fare riferimento al progetto Eva Mitocondriale (Newsweek Magazine, Gen 11, 1988, “La ricerca di Adamo ed Eva”): “Questa scoperta porta un profondo messaggio di fratellanza biologica”, Science Magazine, 1998: “Introducendo nuove procedure forensi, il DNA mitocondriale sembra mutare molto più velocemente delle aspettative, sollevando delle questioni preoccupanti rispetto alla datazione degli eventi evoluzionisti… Usando il nuovo orologio, Eva dovrebbe avere solo 6000 anni.” Accecata dalle proprie prevenzioni, la giornalista indossa i suoi occhiali tinte dal preconcetto di milioni di anni e scrive: “nessuno pensa che sia così…” Tale data è perfettamente in linea con quella proposta dai creazionisti.

La teoria di Darwin è un atto di fede e come tale non è scienza empirica, Antonino Zichichi spiega benissimo la questione nel saggio Perchè io credo in Colui che ha fatto il mondo, ritenere che l’evoluzione della specie sia un fatto è un errore per uno scienziato e lo è ancora di più per un credente; la mia posizione è quella antievoluzionista; in passato non vie è stato un organismo semplice che per mutazioni e selezione naturale è evoluto in qualcosa di più complesso.

Prendiamo atto delle posizioni del prof. Facchini e notiamo con piacere l’onorevole apertura mentale dello stesso nel riconoscere i limiti del modello darwiniano, ciò nonostante, non possiamo non definirci preoccupati per la trascuratezza con cui viene trattata la natura radicalmente materialista del darwinismo.

Fabrizio Fratus

 

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