2011 – 2015: IL DOLORE E LA SPERANZA

L'ultimo lavoro di Massimo Viglione

Il processo di dissoluzione di quella che un tempo fu la civiltà cristiana e la società europea e italiana è iniziato secoli or sono, ma la spinta divoratrice, che ha già avuto un incredibile incremento negli anni Sessanta con il cosiddetto “Sessantotto”, negli ultimi venti anni, e in modo particolare negli ultimissimi cinque anni, ha assunto ritmi esponenzialmente vorticosi. Al punto tale che poche persone, molto poche, riescono ad averne consapevolezza piena.

Tutto si dissolve dinanzi ai nostri occhi, o perlomeno tutto è sotto attacco, sotto rischio quotidiano di dissoluzione:

  • la famiglia naturale e i nostri bambini, sotto attacco di forze che rispondono a ideologie contro natura e contro l’uomo, come l’omosessualismo forzato e totalitario, il gender e perfino il pedofilismo “pacifico” (per non parlare di mali più antichi ma sempre crescenti come l’aborto, la droga, l’eutanasia, ecc.);
  • l’economia, le imprese e i risparmi degli italiani, distrutti e divorati dalla sinarchia mondialista e finanziaria che trova la sua forza sull’inganno secolare del debito pubblico e da una moneta fittizia strumento di povertà e schiavitù di massa;
  • la convivenza civile del nostro popolo, messa a rischio quotidiano da leggi che favoriscono in ogni modo i criminali e puniscono le vittime innocenti che provano a difendersi;
  • la civiltà, la cultura, l’etnia stessa degli italiani, invasi da milioni di immigrati con la complicità del potere politico, di quello giudiziario e perfino di quello ecclesiastico;
  • il lavoro, che non esiste più e che rende non solo i giovani ma anzitutto chi giovane non è più precario e debole, e quindi asservito e docile, in quanto ricattabile economicamente;
  • perfino la religione degli italiani, la religione cattolica, è oggi tradita o almeno mistificata da molti degli stessi uomini di Chiesa, ormai venduti ai poteri forti di questo mondo e ai piaceri di questa vita e responsabili della perdita di fede e di forza interiore di milioni di italiani;
  • ma, soprattutto, ciò che più si è dissolto è l’Italia stessa come Stato unitario, paradossalmente proprio mentre festeggiava i suoi 150 anni a suon di stupida retorica, svendendo quel poco che rimaneva di sovranità statuale e quindi di libertà ai poteri mondialisti e finanziari e privando gli italiani di ogni dignità a livello internazionale, oltre che dei loro beni morali e materiali.

Tutto questo e altro ancora è oggi un peso insopportabile per ogni italiano e sta accadendo con una velocità spaventosa e senza limite alcuno, al punto tale che, come dicevamo, la maggioranza delle persone non riesce a tenere questo ritmo e quindi a cogliere ciò che avviene e si affida a forze politiche che appaiono innovative ma invece sono peggiori degli stessi tradizionali partiti.

Massimo Viglione, noto storico e polemista cattolico, ha seguito con articoli quasi quotidiani gli eventi degli ultimi cinque anni, dandone un’interpretazione alla luce del plurisecolare grande quadro storico e metastorico della lotta tra le forze sovversive della Rivoluzione gnostica ed egualitaria e le forze del bene, oggi ridotte al lumicino ma non spente. E ce ne offre oggi una selezione raccolta in un volume pubblicato dall’editore Solfanelli (Considerazioni sulla dissoluzione. Cinque anni di dolore, rabbia e speranza 2011-2015), nel quale è possibile rinvenire le ragioni profonde e meno comprese di tutto quanto sta accadendo intorno a noi.

Viglione, tra l’altro, insiste molto su un concetto poco compreso o accettato, anche dai “buoni”: ovvero che la guerra senza quartiere condotta dalle forze della dissoluzione in ogni “settore dell’umana società e convivenza (morale, religione, economia, sociale, politica, cultura, ecc.) non è finalizzata, né teorizzata a monte, per quell’unico settore, ma è a 360°, ovvero è tutto frutto di un piano generale di sovvertimento complessivo. E, pertanto, è un errore, anzi, è inutile, che si combatta un solo specifico campo di battaglia (ad esempio: il pur lodevolissimo e molto sentito impegno di molti in difesa della vita, della famiglia naturale; oppure l’impegno di molti contro la finanza internazionale usuraia; oppure quello in difesa della tradizione liturgica e teologica, oppure contro l’immigrazionismo mondialista, ecc.) trascurando gli altri, in quanto l’idra ha innumerevoli braccia, e tagliarne una sola (ammesso e non concesso che vi si riesca) non serve se le altre rimangono in azione.

Occorre di contro che la lotta sia condotta su tutti i piani contemporaneamente, anche perché in questo modo agiscono appunto le forze sovversive. Non nel senso ovviamente che tutti possano capire e agire su tutto, ma nel senso di una necessaria e auspicabile interazione tra le pur numerose realtà del mondo tradizionale che quotidianamente lottano per il bene in uno specifico settore. Insomma, per sconfiggere l’idra, occorre tagliarle la testa, non solo alcune braccia.

Viglione ci offre poi articoli di natura specificamente storica, anche teologica e, infine, forse inaspettatamente, commenti e riflessioni sull’esistenza quotidiana dell’uomo, sui sentimenti e sofferenze, sulle gioie ed esperienze della vita, al punto che in questo volume si può trovare una vastità di temi che può coinvolgere gli interessi di diversi generi di lettore.

Gli articoli e i commenti sono stati raggruppati in campi generali, così ordinati:

  1. morale e bioetica;
  2. politica;
  3. crisi della Chiesa;
  4. questioni teologiche;
  5. i giorni dell’anno (considerazioni su eventi religiosi, storici e politici legati a giorni fissi dell’anno);
  6. dolore e speranza, ovvero tenebre e luce, sapendo sempre che alla notte fa immancabilmente seguito l’alba, un’alba sempre più splendente in rapporto a quanto sarà stata oscura la notte.

E proprio con un chiaro e fermo invito all’esercizio della virtù della speranza si chiude questo significativo lavoro.

Massimo Viglione

 

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