COMUNITARISMO: PER UNA SOCIETÀ PIÙ EQUA E PER UN GENOMA PIÙ SANO

Non subite il degrado: ve lo dice anche la scienza

Da quando è stato deciso che il sapere umanistico dovesse essere scisso da quello scientifico, i due concetti sono considerati inconciliabili, a volte addirittura antitetici. Io preferisco vederli come complementari.

Spesso infatti uno completa l’altro, lo rende meglio esplicabile. Ecco cosa mi ha spinto a scrivere il seguente articolo.

È stata già trattata da Il Talebano la teoria sociologica delle finestre rotte, avanzata dal professor Zimbardo nel 1969. Secondo uno dei maggiori esponenti della psicologia sociale, l’ambiente condiziona pesantemente il Singolo nel comportamento che esso tiene all’interno della società e dimostrò tutto ciò tramite un semplice esperimento: due macchine identiche, di cui una posta nel Bronx e l’altra in un tranquillo quartiere californiano, subirono inizialmente destini diversi. La prima venne saccheggiata in brevissimo tempo, all’altra non accadde nulla fino a quando i sociologi non ne ruppero un finestrino: da lì a pochi giorni anche la seconda auto venne gradualmente vandalizzata, nonostante si trovasse in un quartiere residenziale. In sintesi: il degrado è un circolo vizioso in cui l’ambiente spinge il singolo a non curarsi dell’ambiente stesso e così via.

Ciò che risulta interessante è che esiste anche un modello scientifico applicabile alla “teoria delle finestre rotte”. Fin dagli albori della genetica con Gregor Mendel che, per la cronaca, era un monaco agostiniano, risultò innegabile come l’ambiente condizioni profondamente l’essere vivente: tutti gli organismi, dall’unicellulare all’uomo, sono continuamente soggetti a un bombardamento di stimoli provenienti dall’esterno. Il segnale può generare una risposta a breve termine agendo su molecole presenti all’interno del citoplasma, oppure può intervenire a lungo termine agendo sulla trascrizione del DNA. È questo un vettore di informazioni sotto forma di geni, cioè sequenze di nucleotidi (le unità fondamentali degli acidi nucleici tra cui anche il DNA) le cui combinazioni, tramite i passaggi di trascrizione e traduzione, permettono la sintesi di proteine, le macromolecole più diffuse e utilizzate dai viventi che consentono, tra le altre cose, la maggior parte delle risposte cellulari ai cambiamenti ambientali.

La trascrizione del DNA è soggetta a un serratissimo controllo che impedisce alla cellula di sintetizzare proteine “deformi”, potenzialmente dannose per la vita della cellula stessa e dell’organismo di cui essa fa parte. A studiare le modificazioni che variano il modo in cui i geni vengono espressi (cioè la loro attività) senza intaccare la sequenza genica (cioè quell’ordine preciso di geni che codificano per una proteina) è l’epigenetica. Tali modificazioni sono spesso ereditate dalle generazioni successive.

In ultima analisi, i cambiamenti epigenetici consentono adattamenti reversibili a breve termine: occorre rimarcare il concetto di reversibilità, in quanto una mutazione definitiva renderebbe le generazioni impossibilitate a rispondere a nuove necessità cellulari. È stato dimostrato, in esperimenti su ratti, come l’epigenesi si verifichi anche in risposta a cambiamenti ambientali: addirittura una semplice variazione dell’alimentazione porterebbe gradualmente a effetti epigenetici a livello del colore del pelo e dell’attività neuronale.

Ricapitolando, da un punto di vista sociologico viene enfatizzato come il degrado ambientale porti a un degrado morale e poi nuovamente ambientale, mentre dal punto di vista scientifico viene provato come l’ambiente influisca pesantemente sull’attività del DNA fino a condizionare veri e propri cambiamenti fenotipici. Siamo quindi destinati a vivere in un mondo sempre peggiore che trascina nel baratro gli individui da cui è popolato e che lo hanno reso tale in questo vortice di degrado? Potenzialmente sì.

Occorre dunque opporsi a tale situazione a tutti i livelli, ambientale e sociale in primis. Ancora una volta è il modello comunitarista, da sempre propugnato daI Talebano: tutta la comunità deve essere partecipe e responsabile degli spazi in cui vive, perché essi condizionano pesantemente la società. Se non si combatte per porre termine al degrado, qualunque esso sia, si finisce per farne parte.

Luca Carbone

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