Ogni arte ha i suoi sfigati: Johann Gottlieb Golberg

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Johann Gottlieb Golberg era veramente un fenomeno: pare che a 10 anni, con una spinetta, un clavicembalo, un organo o una tastiera Bontempi riuscisse a suonare ogni spartito umanamente eseguibile, anche leggendolo capovolto.

La sua – giustificatissima – fama di enfant prodige lo portò, dalla natale Danzica, nell’allora epicentro della musica tedesca (Lipsia), dove fu notato dal conte Hermann Karl von Keyserlingk, a quel tempo ambasciatore russo presso Dresda, che decise di investire sul giovane e si impegnò personalmente a pagare gli studi del piccolo Johann presso il grande Johann (Bach).

E allora dov’è la sfiga?

Le intelligibili vie del caso avevano voluto che il mecenate del piccolo cembalista fosse un autentico stronzo: di lì a un paio d’anni, infatti, il conte von Keyserlingk richiamò a corte il povero Golberg (che, in effetti, era un ottimo musicista, quindi, a imparare da Bach, non fece molta fatica) e gli spiegò in cosa consistesse, di preciso, essere musicista di corte presso la sua residenza. In pratica, il vecchio conte soffriva di una terribile insonnia e, invece di andare al frigorifero a scolarsi un cartone di latte (non esistevano né il frigorifero, né Tetrapak), guardare le aste di tappeti persiani su Telelombardia (a Dresda Telelombardia si vedeva male), o trovarsi un’amante sedicenne (io, avrei optato per questa via), il vecchiaccio scendeva le scale, percorreva il corridoio fino alla camera di Golberg, lo svegliava punzecchiandolo col bastone da passeggio, lo infilava in una camera contigua alla sua e se ne tornava a dormire. Va da sé che, nella camera in cui veniva portato Goldberg, non ci fosse un letto, ma un poco invitante cembalo, che il poveretto doveva suonare finchè il vecchio non si addormentava. Ovviamente, dalla camera affianco e con le porte chiuse, il buon cembalista non poteva sapere se il conte era sveglio o assopito, quindi – Schrödinger ante litteram – se ne stava a suonare tutta la notte come uno scemo, mentre il suo protettore magari se la ronfava già da ore.

È in questo contesto, che il conte Keyserlingk, insoddisfatto non tanto delle esecuzioni, quanto delle composizioni del suo musicista (avrei voluto vedere voi lavorare in quelle condizioni) commissionò a Bach degli spartiti che il giovane Goldberg potesse suonargli. E fu così che nacquero le celeberrime Variazioni Goldberg, che Glenn Gould ha inciso con quella sua nonchalance da sindrome di Asperger (la decima è pura grazia).

Nel 1751, finalmente, Goldberg riuscì a cambiare corte ed ottenne il posto di Kammermusicus della cappella del conte Heinrich von Brühl, probabilmente il più sfigato primo ministro che la Sassonia abbia mai conosciuto: sotto il suo governo, infatti, la Sassonia partecipò ai tre maggiori conflitti che animarono il Mitteleuropea, schierandosi, puntualmente, dalla parte del perdente.

Goldberg, però, fu ancora più sfigato e morì ventinovenne e tisico. Riposi in pace.

Soprattutto, riposi.

Walter Quadrini

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