No a partigianerie: tutti uniti nella rivolta, in nome della propria terra

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Questo pezzo è dedicato a voi umani, che avete un cuore che batte e una testa che pensa; non a voi automi, alienati pezzi di una catena di montaggio che procede con o senza di voi. C’è in questi giorni un paese che si fa i fatti suoi, che continua a consumare cocktail e programmi televisivi. C’è ne è un altro che invece guarda alle rivolte che si stanno moltiplicando ovunque nelle nostre citta… e le commenta. Tra questi, alcuni si fiondano nei soliti commenti da partigianeria del tipo “si, però”. Si però ci sono i compagni; si però ci sono i fascisti; si però ci sono le bandiere dell’Italia; si però è disorganizzata; si però qua, si però là. Dice un proverbio popolare: con i se e con i ma, niente si fa.

Chi è sceso in piazza, ha invece visto una cosa inedita: una massa decisamente eterogenea e spontanea che condivide allegramente le strade, senza nessun capopopolo alla guida e raccogliendo le simpatie dei passanti. Vedi sorrisi più che volti incazzati… questo disarma. Il sorriso è molto difficile da reprimere. Questa coesione, lo abbiamo già detto, fa paura al sistema che ha difficoltà a gestirla. Così i partiti partiti ad uno ad uno si sfilano, i sindacati delegittimano, i media mistificano e demonizzano. Da oggi anche i centri sociali pare stiano cambiando direzione: prima uniti nella lotta, ora iniziano a diffondere tensioni tra la folla, dando il via ad una campagna contro ‘quello di destra’, che a loro dire non merita di partecipare e deve essere allontanato. Uno strumento in più per il sistema… non è la prima volta…

La piazza però sembra restare unita. E la notizia che il nuovo segretario della Lega Nord – Matteo Salvini – abbia deciso in controtendenza di stare al fianco dei protestanti è un segnale importante. Perché in questi primi giorni di manifestazione, molti militanti del carroccio sono scesi in piazza ma altri sono rimasti più perplessi, contestando l’uso del tricolore come simbolo, in quanto emblema dello Stato che ha portato alla situazione che ora viene contestata. Tesi condivisibile, specialmente da chi – come Il Talebano – ha sempre sostenuto il fallimento dello Stato nazionale, promuovendo un passaggio al concetto di patrie che reimposti la società sulle comunità, unica vera alternativa allo sfaldamento globalizzante.

Ma deve far riflettere il fatto che in questi giorni il tricolore sia brandito anche da attivisti della sinistra radicale. Il che dimostra certo una confusione (fino a qualche anno fa era per loro un simbolo odiato e bruciato), ma anche il vero motivo per cui viene utilizzato in queste proteste. Il popolo è stanco di divisioni, cerca un qualcosa sotto il quale possano stare tutti senza conflittualità. Immediato per l’immaginario collettivo pensare alla bandiera nazionale.

Da questo sentimento e da questa necessità, la Lega deve partire per dare il giusto contributo ad un momento di cambiamento: sguinzagliando i propri militanti a sostegno di una rivolta che ha come obbiettivo l’abbattimento di questo stato. Senza dover introdurre simboli di partito e senza dover prendere in mano un tricolore nel quale non si crede. Ma portando i vessilli dei territori e delle comunità per le quali si sta lottando… proprio come sta accandendo in Veneto, dove il Leone di San Marco sventola sopra i moti. Perchè in questa battaglia i territori non devono essere in conflitto, bensì in coalizione.

Vincenzo Sofo

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