L’abolizione delle Province? Una fregatura

(tratto dal blog di Vincenzo Sofo)

Alla fine il Governo ha trovato l’intesa sul disegno di legge che porterà alla ”abolizione” delle Province. Questione sbandierata da tempo ed utilizzata come strumento demagogico per tranquillizzare i cittadini e distoglierli dagli sprechi reali.

Innanzitutto bisogna rendersi conto che abolizione non è: le Province sono un organo fondamentale dell’apparato statale (esattamente al pari di Comuni e Regioni) previsto dal Titolo V della Costituzione, dunque è necessario prima fare una modifica costituzionale per poterle eliminare. Il Governo – onde evitare di assumersi responsabilità troppo forti – ha pensato di aggirare questo ostacolo impacchettando un vero e proprio pasticcio: le Province resteranno, ma diventeranno un ente di secondo livello.

Ciò – che peraltro ha sollevato non pochi dubbi di costituzionalità per lo stesso motivo sopra citato – comporterà una profonda modifica: da un lato, scompariranno le giunte e diminuiranno i consiglieri, con una drastica riduzione quindi del personale politico. Dall’altro, tali consiglieri non saranno più eletti dal popolo ma nominati dagli stessi politici, che nomineranno anche il Presidente. La domanda è: ma questi nominati, che cosa andranno a fare? Questi enti saranno infatti svuotati di ogni competenza e privati del loro organo esecutivo (la Giunta). In pratica i nominati si ritroveranno a chiacchierare del più e del meno.

Quanto ai costi, il risparmio è minimo per vari motivi: innanzitutto perché il 99% dei costi (e degli sprechi) dell’amministrazione pubblica riguardano l’apparato centrale, non gli enti periferici. E’ Roma il problema, l’ammasso di lusso, privilegi e spreco che si nasconde dietro le porte del Parlamento. In secondo luogo perché una buona fetta dei risparmi connessi alla retrocessione delle Province sarà erosa dai costi dello stesso cambiamento (ricollocazione del personale, passaggio di funzioni, risorse umane e strumentali).

La verità è che attualmente i comuni non sono in grado di prendersi in carico le competenze delle Province perché già al collasso. E le Regioni sono spesso troppo distanti e “in alto” per essere un punto di riferimento efficace per i comuni… specie per quelli più piccoli e più distanti dai capoluoghi. Non si può prescindere dalle Province finchè non vi sarà una riorganizzazione completa del sistema in chiave federalista, che abbandoni la gelosia centralista per affidare direttamente agli enti periferici gli strumenti per governare propriamente le spese, le entrate ed i servizi territoriali. Allora le Province non saranno più indispensabili e potrà essere lasciata alle Regioni o ai Comuni la facoltà di decidere – a proprie spese e responsabilità – se dotarsi di strutture intermedie che permettano una gestione efficiente ed integrata dei servizi sovra comunali (strade, trasporti, ecc.)… di certo non gestibili dal singolo comune.

Nel frattempo, sì all’abolizione/accorpamento delle Province più piccole (effettivamente inutili)… no a questo pasticcio meramente propagandistico.

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