Coppie di fatto & crisi d’identità: l’ossessione per l’equiparazione


“L’identità è la questione all’ordine del giorno, argomento di scottante attualità nella mente e sulla bocca di tutti», così dice l’autorevole sociologo Zygmunt Bauman che identifica questa situazione di instabilità sociale come la conseguenza di un mondo che si fa sempre più globalizzato, multiculturale, multietnico, multireligioso.

La crisi d’identità e la necessità di ripensarne i fondamenti costituisce un’emergenza di quella che è individuata come la questione antropologica della definizione stessa di identità umana; non a caso, infatti, sono messe in discussione le fondamentali e primarie relazioni che strutturano la persona al suo inizio e che sono costituite dai legami familiari, quali la sponsalità, la filiazione, la genitorialità, la fraternità. Chi è la persona umana? Che cosa è la famiglia? Quali i valori che la definiscono e la specificano rispetto ad altre forme di convivenza civile? Questi interrogativi stanno circondando d’assedio la tradizionale, consolidata e finora condivisa definizione di famiglia, intesa come «unione più o meno durevole, socialmente approvata, di un uomo, una donna e i loro figli» (Lévi- Strauss), mettendone in discussione l’unicità.

Il concetto di famiglia si sta facendo sempre più sfumato e dilatato e si tende ad estenderlo ad altre forme nuove di relazione, basate fondamentalmente sulla necessità di riconoscere anche ad esse i diritti civili propri della famiglia. Si pensi al caso dei figli nati all’interno o al di fuori del matrimonio a cui vengono riconosciuti eguali diritti; si assiste, poi, a una nuova apertura giurisprudenziale che attribuisce rilevanza, ad esempio, alla convivenza nel calcolo tanto della quota di pensione di reversibilità, quanto dell’assegno divorzile. Esattamente come si propende per l’estensione ai conviventi di tutti i diritti successori e dell’obbligo di manti mento durante la convivenza, mentre si prevede la possibilità di adottare uno dei regimi patrimoniali previsti per la famiglia nelle convivenze more uxorio. Pare, dunque, che alla famiglia tradizionale – a cui, si dice, non viene tolto nulla – si vorrebbero aggiungere altre forme relazionali riconosciute, anch’esse, come famiglia. Per cui oggi sarebbe riduttivo parlare solo di famiglia al singolare, bisognerebbe parlare di famiglie al plurale.

Tutto incomincia nella notte dei tempi, quando l’uomo ponendo al centro l’individuo e non la comunità inizia a pretendere diritti e libertà nuove. Ma chiediamoci: è proprio vero che le famiglie di fatto sono tra quelle formazioni sociali inviolabili in cui si esprime l’individuo tutelate dall’art. 2 della Costituzione? “Ciò che conta è la piena felicità e realizzazione dell’individuo”questo è il motto del pensiero illuminista, questo l’inizio della disfatta. L’uomo diventa autore di se stesso, scardinando così tutto il valore di appartenenza e di popolo. La coppia si trasforma sulla base di logiche di uso e consumo, di mercato. Si pensi all’America, dove il matrimonio e’ un accordo e ci si sposa quanto si vuole oppure alla possibilità per i conviventi di stipulare contratti atipici per regolare i loro rapporti patrimoniali. Eppure il matrimonio, come insegnano in università,non è un contratto, ma una libera scelta di responsabilità. Affermare il contrario comporta de responsabilizzazione da un lato,oltre che la vittoria dell’ individuo indifferenziato senza tradizioni.

La questione non è di poco conto perché chiama in causa quella che da sempre è stata considerata la cellula vitale della società, fonte e fondamento della stessa. La famiglia, infatti, è il primo passo per la costituzione di una comunità, di un popolo e di un’identità. Non a caso la qualità di una società dipende dalla qualità e dalla stabilità delle cellule familiari su cui essa si fonda. Quale sarà l’immagine della società futura qualora la famiglia venga definita non più su un parametro pre-individuale, pre-sociale, pre-politico, pre-giuridico, considerato dalla stessa Costituzione «naturale», ma dalla libere scelte dei cittadini basate sulle tendenze e sui desideri soggettivi? Nessuno attualmente è in grado di saperlo, tuttavia tale interrogativo dovrebbe rendere quanto mai pensoso e serio il dibattito intorno alla realtà familiare perché dal suo esito dipende l’avvenire della umanità. In sostanza se si ammettesse la famiglia di fatto si sgretolerebbe la cultura su cui si basa la comunità in cui si vive. In poche parole ammettere la coppia di fatto significa andare contro ogni logica che si basa sull’appartenenza locale, alla propria terra, alla propria patria e alla storia dei propri padri.

Lasciando aperto il dibattito e mettendo in guardia in questo caso da facili prese di posizione ideologiche e preconcette (il profilo religioso sulla questione, ad esempio, è al momento irrilevante), vogliamo mettere sul tavolo le conseguenze più gravi che rendono ragione della serietà e complessità del dibattito attorno alla famiglia oggi, che pone la società civile di fronte a scelte da cui dipenderà il proprio orientamento e il proprio futuro.

Uno è il punto nodale: la nuova cultura familiare sta prendendo le distanze dal suo ancoraggio alla realtà naturale, ritenuta fino a poco tempo fa fondamentale. Riconoscere le coppie di fatto, infatti, porta ad estendere diritti e doveri familiari anche a coppie omosessuali sulla base di un presunto diritto di uguaglianza. Questo scardina una base essenziale della famiglia perché arriva ad affermare l’insignificanza della differenza sessuale come dato originario per la costituzione del legame familiare. L’ancoraggio dei legami familiari con la realtà biologica umana non è più ritenuta il fondamento della relazione matrimoniale, ma una forma di condizionamento in ruoli maschili e femminili che finiscono per limitare le libere scelte delle persone nel loro cammino verso la propria autodeterminazione. In poche parole tutta questa libertà finisce per annientare lo scopo principale della famiglia perché non si riconosce più il valore dell’esperienza procreativa.

Purtroppo tutta questa panoramica è in corso e costituisce una sfida epocale per il futuro della nostra cultura familiare dagli esiti assai incerti, se non addirittura inquietanti. La destrutturazione delle fondamentali relazioni coniugali e familiari non si riverserà nel tessuto della vita sociale destrutturandone la qualità e la stabilità delle relazioni che sulle relazioni familiari si fondano? Non ci si può, quindi, non chiedere se allargare ad altre forme relazionali ciò che è proprio del matrimonio e della famiglia che su di essa si fonda, secondo il dettato costituzionale (art 29 della Costituzione italiana), non significhi eroderne l’identità con la conseguenza di rendere sia il matrimonio che la famiglia più debole, più incerta l’identità e quindi più fragile l’identità delle nuove generazioni che si trovano prive di una vera e propria genealogia.

Possiamo concludere con una domanda purtroppo non affatto retorica: il matrimonio e la famiglia sono davvero istituzioni sociali negoziabili secondo le varianti culturali? O ritenerle tali sarebbe un abbaglio dalle conseguenze inimmaginabili?

Chiara Magliocco

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2 risposte su “Coppie di fatto & crisi d’identità: l’ossessione per l’equiparazione

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