IN MORTE DI DARYA DUGINA

… E chissà dove sarai amica mia, ripensandoti ti rivedo: la visione che avevi dell’amore, la tua ironia e, chissà, dove sarai! Oggi, dalla mia memoria, scelgo il meglio della vita e del suo veloce volo che finisce come, sempre accade, troppo presto…

И кто знает, где ты будешь, чувак Оглядываясь назад, я снова вижу тебя Видение, которое у вас было о любви Ваша ирония… и кто знает, где вы окажетесь. И вот сегодня по памяти Я выбираю лучшее в жизни И его быстрый полет Который заканчивается, как всегда бывает Слишком рано.

L’agosto assai turbolento di questa nuova fase storica, in cui l’Occidente liberista affida alle bombe il suo ultimo ruolo che sconfina dall’autorevolezza all’autorità, accade un evento tragico. Un attentato uccide Darya Dugina Dugin, figlia del filosofo e politologo russo Alexandr Dugin (che secondo alcuni resoconti sarebbe stato il vero obbiettivo dell’attentato) muore Mosca nell’esplosione dell’auto su cui era alla guida. Chi era Darya Dugina Dugin?

Classe 1992 Dasha, con il vezzeggiativo con cui veniva indicata,  laureata in filosofia presso l’Università statale di Mosca, aveva sposato lo studio del neoplatonismo e dichiarava suoi maestri: Antonio Gramsci, Martin Heidegger e il sociologo Jean Baudrillard.

Giornalista eccellente aveva lavorato per le emittenti Russia Today e Tsargrad Tv firmando i suoi lavori con lo pseudonimo di Darya Platonovna.  Univa al giornalismo la sua propensione alla politologia, sostenendo fin dagli esordi la guerra della Russia in Ucraina.  E’ stata co-autrice con altre firme di un libro divenuto, velocemente un simbolo al sostegno delle truppe russe: “Libro Z”. Figlia di Alexandr Dugin (che ho avuto il piacere di ospitare in una intervista non molto tempo fa), riconosciuto a livello internazionale come l’ideologo del presidente russo Vladimir Putin, Darya Dasha Dugina era entrata nella blacklist del Regno Unito per “avere espresso il suo sostegno e promosso politiche a favore dell’aggressione russa all’Ucraina”.

Darya definiva il conflitto come uno “scontro di civiltà” e non nascondeva l’orgoglio per il fatto che sia lei che suo padre fossero finiti nelle liste nere delle Potenze Occidentali e, come un Ponte sopra le acque turbolente, lavorava alla corrente eurasista del nazionalismo russo che promuove la creazione di una superpotenza attraverso l’integrazione della Russia con le ex Repubbliche Sovietiche.

“Il cuore russo è così meravigliosamente predisposto;” affermava Darya Dugina Dugin “così grande è la sua sete di incontro con un’anima affine, così inarrestabile è la sua fede nella possibilità di un tale incontro che è pronta ad aprirsi altruisticamente a chiunque, a fidarsi di chiunque, credendo sacramente che ognuno è capace di un altrettanto altruista apertura. È pronto ad accogliere come proprie tutte le anime del mondo, a capirle, ad avere compassione del prossimo e degli altri. Il Cuore russo trova spazio per tutti. E per quanto grande o immensa possa sembrare l’offesa o l’insulto, c’è sempre in esso spazio per il perdono come se ci fosse un angolo segreto inaccessibile a qualsiasi insulto. In esso arde una luce inestinguibile”.

Uno scenario geopolito globale assai complesso con l’asse Regno Unito\Stati Uniti, sempre più in difficoltà nel preservare la leadership mondiale, che inciampano nella propria autorità quasi affidando alla vestaglia l’ultimo ruolo e “una madre” l’Europa che si approva in frantumi di specchio. Dovrebbe accettare la bomba con serenità: il martirio è il suo mestiere, la sua vanità! (per dirla con le parole di Fabrizio de Andrè)…

L’evento della morte di Darya Dugina Dugin ha suscitato l’intervento di un certo giornalismo mainstream che del rispetto, anche d’avanti alla morte, conosce ben poco. Forse questo è un altro prezzo da pagare, per Darya Dasha, oltre la morte. La linea di sangue, la discendenza, ritornano sempre e nel suo caso è riassumibile in un nome: Alexandr, suo padre.

Indubbiamente di Alexandr Dugin, equiparato al Rasputin della famiglia Romanov,  se ne parla tanto e in maniera variopinta seppur in forma fuorviante, dove, molto spesso i contenuti sono addizionati da una buona dose di malafede. Il Pensiero di Dugin è certamente complesso: la giusta sintesi richiederebbe uno studio approfondito dei suoi testi, una conoscenza del contesto russo dove essi si muovono, ma soprattutto delle coordinate filosofico-politiche su cui, tale Pensiero, trova il suo Incipit. La semplificazione giornalistica e la superficialità imperante nella generazione Google, rischierebbero solo di allontanare la corrette interpretazione di questi contenuti.

Studiare, oggi, Alexandr Dugin anche alla luce degli ultimi cruenti accadimenti aiuta, nel bene o nel male a comprendere un esigenza necessaria: preservare il concetto di identitarismo davanti alla cancellazione della Cultura. Il mainstream dominante ci ha anestetizzato con il concetto di fine della Storia e, dunque, lo studio delle Tradizioni e delle Identità in chiave neo-Patriottica possono dare quei contenuti adatti a combattere l’oblio. L’intenzione non è guardare al passato con nostalgica frustrazione ma, anzi, correre veloci ad progresso sostenibile e radicato ma senza cadere nel tranello dello shock culturale che deriverebbe dalla cancellazione della Memoria. Un Popolo senza Memoria è un Popolo Storia, cultura, tradizioni, dunque, un Popolo servo da poter dominare come già sostenuto nel saggio “Come difendere la nostra identità” – ed. Il Comunitarista, in cui ne parlo facendo un confronto tra lo studio del concetto di Comunitarismo proposto dal think tank “Il Talebano” e il contesto russo. Alexandr Dugin, in una sua intervista, afferma che ha allevato sua figlia Darya sulla base della Fede Ortodossa e del Patriotismo russo, educandola all’impegno filosofico fondato su fonti slavofile ed eurasiatiche.

Entrambi hanno, negli anni, ampiamente elaborato tali fonti, anche con l’aiuto di altri autori con l’obbiettivo di difendere l’identità russa nella dimensione del rispetto dei Popoli  poichè temi come la Quarta Teoria Politica, il Neo-eurasiatismo, il Multipolarismo portano a questo:  persino il nazionalbolscevismo e  l’era Putiniana, seppur in chiave russa, spiegano l’esigenza di non cadere nel tranello dell’omologazione mondialista.

L’interpretazione di Alexandr e Darya Dugin di “scontro di civiltà”, al di là della complessità attuale dello scontro in Ucraina che rimandiamo ad altri tavoli, la ritroviamo in autori come Adolfo Morganti e Aldo Ferrari che sviluppano egregiamente il tema unipolarimo-multipolarismo. Questi autori ci ricordando che il neo-eurasiatismo è multipolarista perché identitarista, che certamente ha una matrice russa ma presenta sviluppi filosofico politici in senso antimondialista già impliciti nel retroterra slavo dell’eurasiatismo classico.

L’omicidio di Darya e la disinformazione mediatica si collocano in quel continuo attacco al pensiero identitario che prova ad infangare anche il Patriarca Kirill e dove una certa informazione sia volutamente distorta in quanto anti-identitaria e più ampiamente anti-Tradizionale.

Un Requiem per Darya Dasha Dugin! La sensibilità unità all’impegno, all’integrità dell’anima e alla difesa dei Popoli rimangono necessari alla vita stessa della nostra Civiltà. La Vita è cruda, lo sappiamo! Essa non è giusta, in equilibrio: essa è Vera e come tale va vissuta, riempita da un percorso esperienziale che faccia, del solco tracciato dai nostri Padri, un binario alla ricerca del progresso e dell’Immortalità.

Paolo Guidone

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