MOZAMBICO NUOVO FRONTE DEL JIHAD?

Ricordiamo quando ad inizio luglio il Presidente della Repubblica Mattarella si è recato in visita in Mozambico per stringere nuovi accordi che garantissero all’Italia un sicuro approvvigionamento energetico? A distanza di poco meno di due mesi la cronaca legata al paese africano si tinge di tinte fosche: il 7 settembre è stata uccisa da un commando locale (ricollegabile al terrorismo islamico) una suora missionaria, Suor Maria De Coppi, nota per la dedizione all’opera caritatevole a cui aveva votato la sua intera vita.

Il Mozambico non è nuovo all’argomento jihad: già nel 2015 si sono registrati scontri tra cellule provenienti da paesi esteri (chiara inclinazione wahhabita) e le forze di sicurezza locali; queste ultime furono ampiamente criticate per aver sottovalutato le condizioni della regione di Capo Delgado (zona in cui si svilupparono gli scontri più feroci). Forse pochi ricordano che i terroristi riuscirono a conquistare per un breve lasso di tempo la città di Mocìmboa da Praia e che essa si trasformò nella capitale del Califfato del Mozambico.

Nel 2019 le cellule protagoniste degli episodi appena citati giurarono fedeltà al califfo Abu Bakr al-Bahdadi, rendendo quindi ovvio quanto l’Isis stesso fosse “consapevole” delle “potenzialità” dei referenti in zona. Da tale “annessione” si creò la fazione ISCAP (Stato Islamico – Provincia dell’Africa Centrale) che seppe espandere la propria influenza, e di conseguenza le proprie azioni, anche in Uganda e Repubblica Democratica del Congo.

I casi legati al Mozambico e alla Repubblica Democratica del Congo sono accomunati dal fatto di essere paesi in cui la componente cristiana è maggioritaria: i jihadisti locali si servono quindi della narrativa legata alla difesa di una percentuale di popolazione minoritaria a cui è necessario servire supporto per contrastare l’emarginazione. Il 9 agosto un gruppo di guerriglieri congolesi ha decapitato 16 cristiani nel Nord Est del Paese; ciò che caratterizza queste “iniziative” è la modalità lampo che non consente di attuare piani di prevenzione, soprattutto se sono consumate in zone con minor collegamenti (e quindi meno raggiungibili).

La strategia perpetrata in Africa è differente da quella usata in altre realtà, infatti si punta all’integrazione nel tessuto sociale dei terroristi affinché possano fomentare e ottenere consenso nel momento in cui mettono in atto azioni belligeranti.

Non è certo un caso che gli aspiranti successori di Ayman al-Zawahiri siano riconducibili all’orbita africana: Abu Ubaidah Youssef al-Annabi (capo di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico) e Ahmed Diriye (guida di al-Shabaab).

L’Unione Europea, già dall’ottobre del 2021, con la missione EUTM (European Union Military Training Mission in Mozambique) ha posto in essere una collaborazione per poter formare le forze di sicurezza locali e fornire gli strumenti per fronteggiare il terrorismo islamico. L’Italia è uno dei paesi finanziatori della missione.

In questo intricato quadro di alleanze non bisogna certo dimenticare i grandi attori internazionali. La Russia che, avvalendosi dei servigi offerti dalla Wagner, è presente in Mozambico già dal 2019 e tale contributo, contrariamente alle iniziali aspettative, ha unicamente concorso alla creazione di uno scenario maggiormente belligerante: nuovi guerriglieri sono giunti nel paese per fornire il proprio supporto alla causa jihadista e le forze governative hanno dovuto prendere atto di un aumento di episodi legati alla violazione dei principali diritti a danno della popolazione locale. La Wagner, nonostante sia indubbiamente preparata e possa contare su armamenti di eccellenza, ha dovuto abbandonare il campo a causa delle ingenti perdite umane; lo scoppio del conflitto fra Russia e Ucraina ha poi reso maggiormente prioritario il dispiegamento in tale scenario e, residualmente (anche se è potenzialmente improprio usare questo termine), l’interesse è stato spostato in Mali.

Per quanto riguarda la Cina, è importante menzionare gli investimenti compiuti da Pechino in Mozambico. Un paese vittima di instabilità si trasforma pressoché automaticamente in uno stato debitore e, ovviamente, questo diventa prioritario interesse cinese che rischia di esporsi in trattative commerciali fallimentari.

Il 14 settembre a Samarcanda (Uzbekistan) si è tenuto un importante incontro (Shanghai Cooperation OrganizationSCO) tra Vladimir Putin e Xi Jinping. Uno dei temi in materia di collaborazione internazionale è stato quello di gettare le basi per la creazione di una nuova strategia antiterroristica che, almeno attualmente, sembra appannaggio unicamente degli Usa e, in maniera residuale, dell’Europa.

Il Mozambico è un paese fortemente dipendente dagli scambi commerciali e dagli investimenti esteri, i più prossimi a noi sono riconducibili al gruppo Eni. Finché non si prenderà coscienza dell’assoluta priorità alla lotta al terrorismo non si potrà mai valutare correttamente uno scenario sociale ed economico. Il mondo vive, ad oggi, con il “fiato sospeso” per quanto riguarda il conflitto in Ucraina, ma sottovaluta che per sanzionare la Russia si rischia di finanziare altre guerre: sicuramente la minor prossimità geografica ci aiuta a chiudere gli occhi, ma quanto accaduto a Suor Maria dovrà essere un monito e non solo un nome scritto in un registro che il tempo consegnerà all’oblio.

Arianne Ghersi

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